NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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L’arte astratta nelle chiese: un intervento di Laura Stocco

Per la prima volta a Vicenza, il lavoro di adeguamento liturgico di una chiesa parrocchiale si conclude con l’opera di un’artista dichiaratamente non figurativa: a S. Bertilla la pittrice vicentina con una sorta di “retablo”

di Resy Amaglio
resy.amaglio@gmail.com

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L’arte astratta nelle chiese: un intervento di Lau

Per la prima volta a Vicenza il lavoro di adeguamento liturgico di una chiesa si conclude con l’intervento pittorico di un artista dichiaratamente non figurativo. È accaduto alla Parrocchiale di Santa Bertilla, dove gli architetti Eugenio Motterle e Francesca Leto non soltanto hanno firmato un progetto di rivoluzione dell’assetto interno, ma anche esplicitamente concordato con le autorità diocesane che il compito di illustrare pittoricamente lo spazio rinnovato venisse affidato a Laura Stocco [a sin.], artista da anni estranea a qualsivoglia forma di figurazione.

L’arte astratta nelle chiese: un intervento di Lau (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La Stocco non è nuova a Santa Bertilla; portano infatti la sua firma le vetrate che nel 1964 ne hanno concluso la costruzione. Questa prima esperienza non fu priva di risvolti traumatici, per l’impianto modernissimo della composizione, realizzata secondo un dettato antitradizionale e d’impronta post cubista, tale da essere inizialmente contestato da qualche autorevole bacchettone del tempo.

Oggi ritorna alla parrocchia della sua giovinezza con un intervento multiplo che prevede, oltre al quadro che orna la nicchia del fonte battesimale e alla futura Via Crucis, la decorazione del nuovo segmento parietale retrostante l’altare. Il dipinto concepita dalla Stocco è una sorta di retablo in tredici pannelli, liberamente ispirato alla Gerusalemme Celeste; creazione imponente, nella quale le cadenze sintattiche di materia e luce che caratterizzano il lavoro della nostra pittrice si sposano con l’oro, a sublimare un discorso visivo molto vibrante, che permea di suggestioni mutevoli l’intero spazio, dove la pittura gioca con i riflessi delle vetrate accese via via dalle variazioni della luce naturale proveniente dall’esterno.

Incontro l’artista mentre sorveglia la sistemazione definitiva dell’opera.

Signora Stocco, il suo dialogo pittorico con la chiesa di Santa Bertilla riprende dopo decenni: dal post cubismo all’oro di Bisanzio. Ne è soddisfatta?

«Sono soprattutto emozionata – confessa – Considero questa chiesa un po’ come una mia “proprietà sentimentale”. Guardo le vetrate e penso a Mina Anselmi, alla quale devo la mia formazione e anche, direi, una forma di rispetto per l’arte sacra, che è stata uno dei soggetti prediletti della sua pittura. Ricordo però che quando ho composto le vetrate ero ad una svolta: stavo abbandonando il figurativo, m’interessavano molto le nuove espressioni d’arte che stavano emergendo anche da noi, di rottura, come si diceva allora».

L’arte astratta nelle chiese: un intervento di Lau (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Mi risulta che la sua opera sia stata all’inizio oggetto di critica, addirittura di contestazione.

«Sì, ha suscitato molte perplessità e qualche commento negativo: soltanto in seguito se ne è apprezzato il linguaggio, si sono letti con chiarezza gli aspetti simbolici insieme a quelli strettamente formali».

Nel frattempo il suo progetto artistico si è definitivamente orientato in maniera diversa, sviluppandosi intorno ad altri temi.

«Dopo gli anni delle sperimentazioni concettuali la spinta ad ogni mio progetto è stata determinata dall’esperienza, sia immediata che indiretta: un viaggio, la conoscenza di ambienti e culture diverse, ma anche la lettura, l’ascolto musicale, o certi avvenimenti della storia recente che mi hanno profondamente colpita. Soprattutto, la mia ricerca espressiva si è allontanata da ogni forma di immagine, fondandosi piuttosto sulle qualità della materia, in rapporto al colore e alla luce che ne è la matrice».

Quando si è ripresentata l’occasione del sacro?

«Sono passati ormai più di dieci anni, da quando il progetto degli architetti Pizzolato e Mingardi ha vinto il concorso CEI per la costruzione di una nuova chiesa in Calabria, a Roccelletta Ionica, della quale ho curato la parte decorativa. Poi è venuta la nomina alla Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, la partecipazione alla Biennale d’Arte Sacra di Isola del Gran Sasso. Devo confessare che a volte ho vissuto il ritorno all’impegno nel campo dell’arte sacra con particolare preoccupazione».

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