NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Anche un autore dell’Altopiano ritorna a parlare dell’Etiopia

Gian Luigi Valente con il suo libro su “Il sogno infranto di un impero”, riprende un tema che fu caro al suo tempo a due vicentini: Virgilio Scapin con “La maschia gioventù” e Demetrio Zaccari, fondatore de “La Vigna”

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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Anche un autore dell’Altopiano ritorna a parlare d

Gian Luigi Valente [a sin.] ritorna in libreria con Etiopia. Il sogno infranto di un impero e conferma quanto, nella sua attività professionale di medico veterinario, abbia sempre coltivato anche l’innato interesse per le discipline umanistiche, in particolare per la storia locale e nazionale che dimostra di Anche un autore dell’Altopiano ritorna a parlare d (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)saper affrontare con la consultazione rigorosa dei documenti, giungendo poi a raccontare in modo chiaro e ordinato le vicende, anche le più complesse, senza sottrarsi all’impegno critico del vero storiografo. Abilità che già aveva ben espresso in Altopiano di Asiago 1915-1918. Un anno di pace armata tre anni di guerra sanguinosa (2005) ove, come del resto anche nella successiva antologia di racconti Dodici storie del 2007, aveva in un certo senso reso affettuoso omaggio alla sua terra d’origine (Cesuna di Roana).

Da Asiago all’Africa orientale
Con questa monografia si spinge ben oltre i precedenti limiti cronologici e spaziali delle sue ricerche, destreggiandosi in maniera disinvolta e sicura nella storia delle colonie italiane dell’Africa Orientale in un arco di tempo che va dal 1870 al 1940 (quindi dall’inizio del sogno italiano di potenza coloniale fino al suo definitivo crollo), offrendo però aAnche un autore dell’Altopiano ritorna a parlare d (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)l lettore anche illuminanti riferimenti ad un’antica civiltà di cui, oltre che nei testi abissini, ci sono tracce nella stessa Bibbia nel Libro I dei Re e nel Libro II delle Cronache. Nel X secolo a. C. infatti la regina di Saba, attirata dalla fama del sapiente re Salomone, dal suo regno che si estendeva dall’Arabia meridionale all’Abissinia, si sarebbe recata da lui in visita a Gerusalemme e, accolta molto amorevolmente, se ne sarebbe invaghita, generando, una volta tornata in patria, il figlio Menelik (un nome che nella storia etiopica sarà rievocato anche dal negus dell’inizio del ‘900) il quale in seguito avrebbe addirittura trafugato dalla città santa l’Arca dell’Alleanza (ora, secondo gli abissini, custodita ad Axum nella chiesa di S. Maria di Sion).

La lettura di queste notizie, più che risvegliare vecchie reminiscenze scolastiche, per altro molto vaghe e poco contestualizzate nei testi anche liceali di storia, mi ha invece indotto a ricollocare in una visuale più ampia alcune recenti acquisizioni culturali.

Due anni fa nella sede principale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sul Canal Grande, è stata allestita l’originale mostra, accompagnata da un elegante catalogo, dal titolo “Nigra sum sed formosa”. Sacro e bellezza dell’Etiopia cristiana, con riferimento specifico ad un versetto del Cantico dei Cantici, attribuito proprio alla regina di Saba.

Anche Virgilio Scapin e Demetrio Zaccaria interessati all’Africa orientale
La cosiddetta “Guerra del Duce” poi che costituisce la seconda parte di questo volume, più breve della prima, ma più dinamica anche nel ritmo narrativo, perfettamente rispondente all’incalzare delle operazioni militari, finalizzate alla fondazione dell’impero coloniale africano, mi ha portato a focalizzare meglio due personaggi vicentini. Anche Virgilio Scapin infatti nel suo romanzo Una maschia gioventù, pubblicato da Neri Anche un autore dell’Altopiano ritorna a parlare d (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Pozza nel 1998, affronta l’argomento attraverso il racconto dell’io narrante, il giovane perito agrario Edoardo che, per volontà dello zio gerarca fascista e farmacista di Piazza dei Signori, per tentare di preparare la “battaglia del grano”, si reca, suo malgrado, nei territori dell’Africa Orientale, da poco conquistati e additati come un “paradiso terrestre” ove “centinaia di navi sono già partite, altre stanno salpando dai nostri porti cariche di operai, muratori, contadini”. “Avanti signori c’è posto”, commenta sornione il bravo Scapin.

Tra questi pionieri che pensavano di fare rapidamente fortuna nel nuovo impero italiano, ci fu anche il vicentino Demetrio Zaccaria, il mecenate che trent’anni fa ha donato al Comune di Vicenza la Biblioteca “La Vigna” insieme con l’intero palazzo che la contiene: infatti in gioventù (era nato nel 1912), dopo essersi arruolato volontario per la guerra d’Etiopia, partecipandovi nel 1935-’36 e meritandosi anche la medaglia di bronzo (forse una delle 16.737 di cui riferisce Valente) e la croce di guerra al valor militare, alla fine decise di restarvi, avviando insieme con i due fratelli Antonio e Domenico una ditta di trasporti, dotata di moderni camion Lancia, guidati da autisti italiani e utilizzati per la fornitura del sale da Asmara verso l’interno del paese, impegnandosi contemporaneamente anche nel settore calzaturiero e nel commercio della calce. Anch’egli, con il crollo dell’impero coloniale italiano, determinato dall’occupazione inglese del 1941, perdette tutto.

Sono tutti riferimenti che nell’ampio panorama storico in cui Valente si preoccupa di annotare, oltre agli anni, mesi e giorni, anche le ore precise delle varie operazioni, trovano una ben motivata collocazione come tessere di un avvincente, anche se drammatico, mosaico.

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