NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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“Il Veneto dei castelli”: un volume che parla anche di ambiente e paesaggi

È dovuto al fotografo Maurizio Sartoretto, che sulla scia del consenso ottenuto dal suo “Terre di Palladio” propone un’ampia panoramica sui manieri, le fortezze e le rocche sparse nel territorio della Serenissima

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

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“Il Veneto dei castelli”: un volume che parla anch

Sulla scia del consenso ottenuto nel 2008 dal suo Terre di Palladio, il fotografo Maurizio Sartoretto [foto in basso a des.] ha ora raccolto in un'elegante confezione una nuova avvincente proposta editoriale: "Il Veneto dei Castelli. Feudi, Comuni e Signorie" (Editrice Artistica Bassano), una preziosa pubblicazione “Il Veneto dei castelli”: un volume che parla anch (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)che offre al lettore un'ampia panoramica sui castelli, i manieri, le fortezze e le rocche sparse nei territori della Serenissima Repubblica. E, ovviamente, anche dei meravigliosi contesti paesaggistici e antropici nei quali tali strutture sono situate. «L'idea di partenza per realizzare questo volume è venuta da una domanda che abbiamo iniziato a porci tempo fa – spiega Andrea Minchio, titolare della casa editrice bassanese che ha pubblicato il libro – Ovvero, si può raccontare la storia di una terra anche attraverso le immagini dei suoi castelli? Ne è scaturito un progetto che vuole mostrare, attraverso le immagini di un bravo fotografo come Maurizio Sartoretto, il Veneto come non lo si era mai visto, raccontato attraverso i suoi castelli, i torrioni, le mura e spesso anche quegli angoli meno conosciuti ai più ma di grande fascino storico e paesaggistico».

Il risultato è un bellissimo volume di pregevole fattura, realizzato a più mani: gli scatti di Sartoretto e il commento storiografico del noto studioso di storia veneta Gianbattista Zandonà. Un reportage geografico di grande effetto, ricco di testimonianze del Medioevo sopravvissute fino ai giorni nostri. Castelli, città murate, rocche e torri, fino ad arrivare ai bastioni di roccia, architetture naturali archetipo delle strutture difensive. «La parola castello – afferma Zandonà – deriva dal “Il Veneto dei castelli”: un volume che parla anch (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)latino medievale castellum, espressione deformata di castrum, che stava ad indicare una piccola fortificazione in grado di ospitare pochi soldati e in genere disposta lungo la linea di un confine. A Castelfranco ad esempio, da otto secoli l'imponente mole del Castrum francum domina l'antico confine sudoccidentale del territorio trevigiano. Era al tempo stesso un castello e un borgo franco, cioè un insediamento di feudatari, assegnatari di terreni edificabili dentro e fuori le mura che non pagavano imposte in cambio del servizio armato di difesa. Da qui derivò la denominazione Castelfranco, mentre l'aggettivo Veneto verrà aggiunto solo nel 1867».

Attraverso le immagini, Sartoretto ci conduce lungo le più suggestive contrade del Veneto, alla scoperta di un universo medievale che ancora oggi ci ricorda l’esistenza di nobili cavalieri e raffinate damigelle, poetici menestrelli e spietati feudatari. Un mondo colorato e ricco di fascino del quale si raccontano, come scriveva Ludovico Ariosto, "Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese...". «Per quanto riguarda la genesi del volume – spiega Sartoretto – l'idea iniziale é stata dell'editore Andrea Minchio e sinceramente all'inizio ero molto scettico, ritenendo che la nostra regione, a differenza per esempio del Trentino Alto Adige, della Valle d'Aosta o di altre zone d'Italia, non offrisse molti spunti in questo senso. In realtà, una volta fatta una ricerca più approfondita, ho scoperto un vero e proprio mondo sconosciuto ai più, compreso il sottoscritto e da lì é partito il mio lavoro che é durato circa un anno. Questo progetto mi ha sicuramente permesso di vedere sotto una luce diversa un periodo, il medioevo, spesso considerato oscuro e negativo, ma che in realtà ha saputo offrire anche molte cose interessanti. Mi piace inoltre sottolineare che lavori di questo genere danno anche la giusta dimensione del Veneto, una regione dal fascino forse discreto, ma che nulla ha da invidiare ad altre zone, italiane ed estere, spesso più considerate nel pensiero “Il Veneto dei castelli”: un volume che parla anch (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)comune. La nostra regione non è solo Venezia e le Dolomiti. Ad esempio, dal castello di Zumelle a Mel nel Bellunese, ritratto nella copertina del volume, si vede poco più in là Pian di Coltura, una zona che in primavera è ricoperta da una fioritura di narcisi».

Il volume rende però un importante omaggio anche ad alcune città del Vicentino che da sempre hanno legato il loro nome alla presenza di castelli, mura e torrioni. Prima fra tutte, vista anche la territorialità dell’editore, Bassano del Grappa. Protetto da due cinte murarie, il castello bassanese, detto anche degli Ezzelini, sorge in un'area elevata sopra la città e lo storico ponte palladiano sul fiume Brenta: una posizione strategica a controllo delle vie di transito allo sbocco della Valsugana. Al suo interno c'è l'antica Pieve di Santa Maria in Colle, uno dei manufatti più antichi della città, risalente a prima dell'anno Mille. Il suggestivo percorso di ronda tra le mura venne ripristinato nel 1993 con la collaborazione di diversi gruppi riuniti nel sodalizio "Bassano Città Murata". Altra struttura militare cittadina è la Torre Civica alta 43 metri, eretta tra il Due e il Trecento al tempo del dominio padovano.

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