NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
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L’arte è vita e il rock è teatro

Sono le certezze di Pierpaolo Capovilla, leader e cantante dei "One Dimensional Man", tornati dopo 6 anni a pubblicare un album

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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L’arte è vita e il rock è teatro

Tra i diversi appuntamenti in calendario il festival Ferrock ha ospitato anche il concerto dei One Dimensional Man. Il loro nuovo album s'intitola “ A better man” ed è uscito il 28 giugno, dopo una pausa di quasi 6 anni durante la quale il cantante e fondatore della formazione, Pierpaolo Capovilla, insieme ad altri musicisti dei One Dimensional Man e altri provenienti da altre band, dà vita al progetto “Il Teatro degli Orrori”, il cui nome è ispirato al manifesto “Il teatro della crudeltà” di Antonin Artaud. Il Teatro degli Orrori pubblicano due album, uno nel 2007 (“Dell'impero L’arte è vita e il rock è teatro (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)delle tenebre”) e uno nel 2009 (“A sangue freddo”). La proposta ha un tale successo che la costola dei One Dimensional Man diventa il traino per il progetto originario, al punto che moltissimi pensano che Il Teatro degli Orrori sia la band principale e non un progetto parallelo. Durante gli anni, i One Dimensional Man hanno cambiato formazione più volte, tranne che per il cantante, hanno pubblicato 4 dischi dal 1997 al 2004 e hanno girato tutta l'Europa partecipando ai più importanti festival stranieri e italiani. Pierpaolo Capovilla si interessa anche di poesia e recentemente ha portato in scena dei reading di testi di Majakovskij, lo spettacolo è stato pubblicato su dvd al quale è stato dato il titolo “Eresia”. Abbiamo incontrato l'artista veneziano, il quale ci ha detto che non c'è differenza tra l'arte e la vita, che non gli interesserebbe fare teatro di prosa (che ha ironicamente definito “di posa, per poseurs”) perché lui è già teatrante in quanto il rock è teatro.

L'album è uscito un paio di settimane fa, che riscontri state avendo?
Pierpaolo Capovilla
: «Mah si vede un po' nel pubblico più “antico”, diciamo, dei One Dimensional Man e anche molte persone che ci conoscono attraverso Il Teatro degli Orrori, che un po' si sorprendono: un po' perché è in inglese, per il tipo di proposta o non ci conoscevano prima. Abbiamo un pubblico eterogeneo e intergenerazionale, ci sono persone più adulte o della mia età o più vecchie di me, ma anche i giovanissimi e va bene così».

Le canzoni sono un po' diverse da quelle precedenti e questo ha sorpreso anche alcuni critici...
«Criticoni! I critici non esistono, sono gente che avrebbe voluto fare una band, non ci sono riusciti e si limitano a criticare, a fare i criticoni di quelli che suonano».

Forse questa maturazione ha colto alla sprovvista chi si aspettava qualcosa di più vicino al Teatro degli Orrori magari?
«No me ne frega niente di cosa si aspettano i miei detrattori, se qualcuno ha voglia di ascoltarsi la musica dei One Dimensonal Man se l'ascolti in santa pace e chi non ne ha voglia non se l'ascolti e vada a quel paese».

L’arte è vita e il rock è teatro (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Tu stai proponendo dei reading di poesie di Majakovskij. L'esperienza d'interpretare poesie così forti, come influisce sulla tua scrittura musicale?
«Influisce in maniera drammatica, perché da quando ho cominciato ad approfondire l'argomento poesia in maniera seria e nel senso più serio del termine, per cui i grandi lirici russi del '900, la mia personalità e la mia psicologia sono cambiate e questo ha un influsso inevitabile in tutto quello che faccio, anche nella mia vita privata».

Quella dei reading è una forma teatrale: ti colpisce di più il suono delle parole, il ritmo creato tra esse o il contenuto?
«Il contenuto».

Spesso si dice che la poesia può svegliare le coscienze, ma non è un linguaggio un po' elitario, per appassionati, per poter smuovere le masse?
«La cosa veramente elitaria sono Emilio Fede e il TG1, quello è un linguaggio veramente elitario, perché studiato e programmato da un élite per la manipolazione della coscienza dei cittadini e delle cittadine. Non c'è niente di elitario nella poesia, perché va al cuore delle cose: c'è la pura e semplice sintesi della verità».

Come mai secondo te c'è ancora bisogno, oggi, di spiegare che il rock è cultura?
«Perché il rock è cultura ma lo hanno fatto diventare un fenomeno di costume con Vasco Rossi, Pausini, Ramazzotti, Zucchero e chi per essi».

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