NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Animali a caccia di un amico autentico

Tra equivoci di ruolo e maltrattamenti ecco il tema che l'uccisione di un cagnetto ad Altissimo fa rimbalzare sull'attualità - "In Piazza" ne ha parlato con Michela Chesini Gruppo falconierii di Marostica, Erica Ferrarese e Renzo Rizzi dell'ENPA Vicenza e Stefano Borella del WWF Veneto

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Animali a caccia di un amico autentico

Animali a caccia di un amico autentico
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(g. ar.)- Se esiste un'equazione a soluzione credibile per catalogare il rapporto tra uomo e animali bisogna dire che rimane ampiamente nell'ombra; una risposta certa non c'è dato che i comportamenti svariano lungo un'angolatura che più ampia di così non potrebbe: dall'antropizzazione del rapporto,come da genitori a figlio, giù giù fino all'intolleranza e infine ai maltrattamenti veri e propri. In poche parole, un amico autentico e disinteressato gli animali lo cercano sempre, ma raramente lo trovano. Ne abbiamo parlato a In Piazza con ospiti Michela Chesini Gruppo falconieri di Marostica, Erica Ferrarese e Renzo Rizzi dell'ENPA Vicenza e Stefano Borella del WWF Veneto.
Apriamo la serie degli interventi con i falconieri di Marostica, un gruppo che si dedica all'addestramento dei rapaci con tale dedizione da lasciare intendere che sia stata ampiamente superata la fase del rapporto allenatore/atleta per invadere invece la sfera della vera e propria convivenza.
Animali a caccia di un amico autentico (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)MICHELA CHESINI- Infatti i rapaci debbono volare ogni giorno, non ci sono pause e quindi non c'è sospensione nel contatto tra di noi; il meccanismo non è poi così complicato: dopo i primi giorni in cui si usa un filo di controllo che può essere lungo fino a 50 metri, i rapaci volano liberi con la sola applicazione di una trasmittente nel caso si allontanino troppo o si perdano, il che avviene non proprio spesso. È uno scambio ero e proprio tra noi e i rapaci; se si comportano non benissimo gli diamo un po' meno da mangiare, ma è tutto: il giorno dopo fanno meglio. Non c'è alcun altro tipo di incidente o imprevisto. Tornano sempre perché sanno di essere trattati bene.
Il versante molto meno piacevole è quello che rappresenta il campo di attività della Protezione Animali. Erica Ferrarese spiega come lavora.
ERICA FERRARESE- In effetti la parte meno idilliaca del rapporto con gli animali spetta proprio a noi; sia livello nazionale che locale la situazione è quella che registriamo ogni giorno senza interruzioni. Ci occupiamo degli animali che sono lasciati a se stessi e che quindi devono essere aiutati e protetti. Principalmente si tratta di cani e gatti ma ovviamente il lavoro si estende a tutti gli animali coinvolti con l'uomo; i casi più eclatanti sono gli abbandoni; colpa delle vacanze spesso, ma altrettanto spesso la persona che decide di tenere con sé un animale da compagnia improvvisamente decide che questo suo nuovo amico è di troppo, è diventato un gioco, un ingombro; così nasce l'idea semplicemente di liberarsene. C'è una legge che proibisce tutto questo ma farla rispettare è molto complicato. Il responsabile dell'uccisione del cagnetto di Altissimo rischia una multa salatissima, ma raramente l'atto è riconducibile a delle verifiche certe. Se ho letto bene quanto riportato gli spari sono stati due il che non lascia dubbi su come è andata, salvo che non significhi anche un accanimento.
renzo rizzi (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)RENZO RIZZI- Mi occupo di selvatici, cioè di animali in libertà; dietro questa formula si nasconde una difficoltà estrema proprio per questi esseri che appunto in quanto liberi sono conosciuti da noi molto poco: oltre alla volpe, il tasso, il capriolo e qualche altro animale bisogna dire che veramente tutto il complesso dei selvatici ci sfugge per mancanza di conoscenza diretta. Non li vediamo. Vivere in questo territorio che nell'ultimo mezzo secolo abbiamo cambiato in un modo sconvolgente è sempre più difficile per gli animali. Mammiferi e soprattutto gli uccelli erano abituati ad uno spazio che non hanno più sia per la nidificazione che perle prede. Liberi per modo di dire tanto che molte specie sono in grave difficoltà e rischiano l'estinzione. Non abbiamo il centro recupero previsto per legge dalla Regione e che la Provincia dovrebbe e lo stiamo aspettando da anni. È dal 1992 che aspettiamo. Il centro è finanziato, ma continua a non esistere. Ci sono richieste scritte sempre senza risposta ma c'è soprattutto che non si dà risposta ai casi quotidiani di soccorso ad animali feriti. Chi li trova chiede aiuto, ma ammesso che lo riceva prima di un paio di ore tutto si compie quando le condizioni dell'animale sono disperate e l'unica soluzione è quella di finirlo. Deputata è la polizia provinciale che ha le sue priorità e in genere non sa cosa fare perché non c'è un posto dove portare gli animali feriti. A parte il centro per i rapaci al lago di Fimon. È l'unica provincia del Veneto in queste condizioni pur avendo il maggior numero di cacciatori.
STEFANO BORRELLA- Il territorio è indubbiamente invaso. La conseguenza è che gli spazi sempre più ristretti hanno richiesto la nascita delle oasi di cui mi occupo direttamente. Sono una risposta parziale, si tratta di fasce di territorio che hanno una peculiarità e che per questo possono essere utilizzate,ma teniamo presente che si tratta di aree minime rispetto al totale del territorio. Una goccia nel mare. La fauna che si sposta o camminando o volando è ingrossa difficoltà. Si risponde come si può con questa tutela almeno di quegli ambienti che hanno un particolare pregio. Da Casale a Verona, da Venezia all'entroterra. Quasi tutte le oasi hanno vincoli paesaggistici e comunitari, si tutela l'ambiente per specificità particolari. La tutela nasce per l'ambiente e si estende agli animali. Con tutto ciò esistono specie in estinzione come lo storione il gambero di fiume, il grifone, l'orso, ecc. Si tratta di situazioni molto difficili, a volte paradossali.

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