NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
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Il dottor Coppelius, made in Vicenza

Tra i protagonisti della compagnia junior Balletto di Toscana, che ha portato in scena Coppelia, anche il vicentino Siro Guglielmi

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Il dottor Coppelius, made in Vicenza

Il dottor Coppelius, made in Vicenza (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La stagione di danza del Teatro Comunale di Vicenza, promossa da Arteven, è proseguita a dicembre con il bellissimo spettacolo portato in scena dalla compagnia Junior Balletto di Toscana, “Coppelia”. Il coreografo Fabrizio Monteverde ha rivisitato il famoso balletto scritto da Léo Delibes, cercando di rimanere fedele al libretto originale senza però tradire il proprio stile contemporaneo. Interpreti della pièce, i giovanissimi danzatori della compagnia JBdT, tra cui anche il vicentino Siro Guglielmi, che ha interpretato il ruolo del dottor Coppelius, l’inventore che crea l’automa che dà il titolo all’opera. Abbiamo incontrato il giovane protagonista e Cristina Bozzolini, direttore artistico della compagnia e storica fondatrice del Balletto di Toscana.

 

Il dottor Coppelius, made in Vicenza (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)In questo allestimento vediamo che ci sono tante Coppelie, rappresentate anche da bamboline animate, tante Swanilde e tanti Franz. Sembra un richiamo alle persone reali con le quali Coppelius forse fatica a relazionarsi. Qual è il messaggio che Fabrizio Monteverde vuole lanciare con la coralità che lui porta in scena?

Cristina Bozzolini: «Monteverde aveva l’idea di fare un balletto contemporaneo, ma sul modello di quello classico. Lui è un coreografo moderno, ma nel suo tragitto artistico si è imbattuto nella danza classica, ha collaborato tantissimo con noi del Balletto di Toscana e con La Scala, quindi ha un amore che è cresciuto. Poi il significato dell’amore, lui spesso me l’ha detto: oggigiorno è rivoluzionario parlare d’amore perché tutti, anche nella danza, cercano mille significati e non si parla più di cose che invece ci sono e ci saranno sempre; lui voleva fare questo. Per lui Coppelius è il personaggio che trasmette amore, vuole costruirsi una bambola a sua immagine e somiglianza».

Abbiamo visto questi costumi tutti nei toni del rosso e del ruggine. Si è voluto giocare sul nome di Coppelia, che può ricordare il termine inglese “copper”, che vuol dire rame, trattandosi di una bambola meccanica?

C.B.: «No, è casuale. Quelli bianchi sono stati fatti apposta, ma quelli rossi erano delle bambole di “Pinocchio”. Avevamo fatto un “Pinocchio” con Fabrizio Monteverde e con Santi Rinciardi, quindi stesso coreografo e stesso costumista, e questi costumi di bambole valgono molto di più di quello che si vede: erano stati realizzati da una sartoria meravigliosa, sono delle stoffe pregiatissime, è shantung di seta. Quei colori così vibranti si trovano solo nelle stoffe di pregio. È una nostra storia, io ho tutti i costumi del Balletto di Toscana e abbiamo pensato subito che non ci fosse cosa più bella che riutilizzarli, sia dal punto di vista affettivo che dal fatto che erano perfetti, con colori meravigliosi».

Il dottor Coppelius, made in Vicenza (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La prima apparizione in scena di Coppelia è impressionante: la flessibilità e il controllo dei movimenti la fanno sembrare davvero una bambola snodata e inanimata. Come siete riusciti a portare ragazze così giovani a una consapevolezza e a una gestione così totale di movimenti tanto complessi e precisi?

C.B.: «Sono più fattori: uno è merito della scuola che permette di avere una formazione: è un percorso, fanno questo da anni, studiano classico, ma anche varie discipline di contemporaneo, più stili. Io insisto su questo perché è stata la mia passione avere una scuola che permette di fare più cose. Anche Fabrizio Monteverde ha talmente seguito i ragazzi, con tanto affetto e tanto piacere e loro lo hanno sentito. È stato un connubio talmente bello che ha fatto scaturire tutto questo, è stata davvero un’esperienza bellissima per tutti».

Anche per noi vederlo, perché è uno spettacolo veramente bello…

C.B.: «Eh, ma il teatro non mentisce mai, lo dico sempre ai ragazzi, qualche volta è traditore, bisogna sempre stare attenti e mai fidarsi, ma in teatro traspare tutto. Il passaggio dalla scena al pubblico, quell’area lì di spazio, è la verità. Alcuni artisti credono di poter mentire, ma il pubblico si accorge di tutto, e si è accorto anche di questo!».

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