NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Accusa al lavoro fisso: sei così noioso...

Il presidente del consiglio Monti ha dichiarato e poi parzialmente smentito questo assioma e In Piazza ne ha discusso con Luca Romano, sociologo e direttore di L.A.N., Giorgio Xoccato, imprenditore di Confindustria Vicenza, Marina Bergamin, segretario generale di CGIL e Monica Trentin, mosca bianca ndel mondo occupazionale: da precaria è passata al posto fisso

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Accusa al lavoro fisso: sei così noioso...

(g. ar.)- Forse incautamente il presidente del consiglio Monti si è lasciato sfuggire una battuta pochissimo gradita a tutti quelli che nel lavoro precario sono coinvolti fino al collo: il lavoro fisso? Può diventare molto noioso. Questo ha detto Monti anche se poi nel giro di una giornata o poco più si è corretto o ha tentato di smentire l'interpretazione più semplice che le sue parole avevano ricevuto dai mezzi di informazione.

Accusa al lavoro fisso: sei così noioso... (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Naturalmente dietro a questo genere di affermazioni c'è una filosofia ben precisa che tende ad interpretare in chiave il più possibile liberalizzante i rapporti di lavoro tra aziende e dipendenti. È anche vero che questa corrente va praticata con grandissima prudenza perchè la deregulation dettata negli anni 80 da Margaret Thatcher e Ronald Reagan come unica ricetta accettabile per lo sviluppo nel mondo oggi sembra decisamente polverizzata dalla realtà del mondo globalizzato, una realtà che di regole ha bisogno come il pane per evitare di ritrovarsi definitivamente a terra.

L'argomento è stato oggetto della tavola rotonda aperta per questa ultima puntata di In Piazza alla quale hanno partecipato Luca Romano, sociologo e direttore di L.A.N., Giorgio Xoccato, imprenditore di Confindustria Vicenza, Marina Bergamin, segretario generale di CGIL e Monica Trentin, autentica mosca bianca del mondo occupazionale: da precaria è passata al posto fisso. Un approfondimento necessario e prezioso perchè ha portato alla discussione dati e cifre quanto meno interessanti in una parte, addirittura sconcertanti per un altro verso.

Tra le cose che meravigliano, per così dire, ci sono i dati messi in statistica dalla Fondazione Leone Moressa di Mestre. Dicono che il posto fisso riguarda principalmente i giovani stranieri e molto meno gli italiani.

Perchè? La ragione è da ricercare nel trattamento economico o dell'assegnazione di orari disagevoli che gli immigrati accettano mentre gli italiani li rifiutano; il test è stato effettuato su un campione che tiene conto della presenza massiccia di lavoratori stranieri in Italia, lavoratori che di provenienza sono in maggioranza rumeni (un terzo del totale), seguiti dagli albanesi (16%) marocchini (6%), moldavi (3%). L'analisi aggiunge un dato apparentemente contradditorio e cioè la prevalenza di disoccupazione tra gli stranieri rispetto agli italiani per quanto riguarda le fasce di età sotto i 30 anni e cioè 19,9% contro il 10,7% degli italiani.

Una serie di considerazioni, come si vede che naturalmente sollecitavano una discussione serrata su modi e origini dei vari fenomeni. Ma per quanto riguarda la “noia” del posto fisso e l'attrattiva di quello a tempo bisogna dire che le voci ascoltate sul versante del mondo del lavoro hanno portato verso conclusioni assolutamente contrarie a quella tesi.

Un lavoratore rimasto nello stesso posto per la bellezza di 41 anni ed una lavoratrice che dopo anni ed anni di precariato ha ora finalmente in mano un contratto a tempo indeterminato hanno potuto spiegare che la sicurezza del lavoro è strettamente legata con le scelte che coinvolgono l'esistenza stessa delle persone e delle loro famiglie per cui il confronto con la situazione per definizione traballante e insicura dell'occupazione precaria addirittura non si pone. Questo, almeno, nell'opinione di chi le situazioni di emergenza le vive in diretta. Va da sé che la capacità imprenditoriale del singolo, ove esista e nel caso si trovino le risorse indispensabili, è un'altra faccia di questa stessa medaglia perchè lo sfondo è sempre quello del lavoro.

Per aprire il dibattito siamo partiti da un giro di opinioni sulle parole di Mario Monti: c'è un fondo di ragione logica in quello che ha detto oppure no? E se c'è, che cosa può cambiare anche a breve nel quadro dei rapporti sindacali e industriali?

luca romano (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)LUCA ROMANO- A essere indulgenti con Monti, si riferiva a una immagine primo Novecento o anni cinquanta del posto fisso quando si entrava giovanissimi in azienda o in un ente pubblico, molto grandi, solo uomini, e si facevano classici percorsi invecchiando, aumentando lo stipendio, una specie di matrimonio molto stabile in cui obiettivamente quella fase storica anche di passività e di adattamento al posto erano abbastanza all’ordine del giorno. Oggi il sistema è così mutato che nelle aziende e in diverse amministrazioni pubbliche è subentratati una tale pressione sul lavoro. ci metto anche la diversificazione provocata dall’ingresso di molte donne sul lavoro- che l’immagine era un po’ vecchia. La realtà del posto fisso sta diventando sempre più un ricordo; se si scende sotto i 40 anni come mostrano moltissime storie individuali l’abitudine al cambiamento è sostanzialmente fisiologica. Nel 2011 in Veneto sono cambiate più di 800mila posizioni di lavoro, cioè una persona su tre ha cambiato lavoro fatto il punto sulla mobilità. E la mobilità comunque è un dato di fatto.

GIORGIO XOCCATO- È possibile che Monti volesse dire altro, io l’ho intesa positivamente come se questa battuta/provocazione fosse stimolante e non altro del resto secondo la sua propensione a giocare su sottili ironie; ho colto un aspetto positivo, il lavoro e la noia nel senso che rischia di mortificare la professionalità e la voglia di crescere, il talento che il lavoratore potrebbe o dovrebbe coltivare diversamente. Posta così invece la domanda rispondo che no, il lavoro non annoia anche se dipende dall’approccio e da come viene interpretato. Qualsiasi lavoro può dare un ritorno buono o non buono. Per restare a Monti intravedo una strada diversa, quasi legando ad altro concetto come “mi piacerebbe cambiare la vita agli italiani” che il presidente ha detto e su cui debbo dire che spero ci riesca. Certo che per essere un governo tecnico è un progetto molto ambizioso. Ci sono momento nella storia in cui cose apparentemente piccole poi si rivelano importanti e servono al cambiamento. Guardate la fase di transizione da due mesi a questa parte che cosa è stata in velocità e in senso virtuoso. È una accelerazione positiva o che mi sembra tale; penso che Monti intendesse dire proprio questo rivolgendosi particolarmente ai giovani. Il lavoro non deve annoiare i giovani i quali hanno un approccio al lavoro tutto particolare; nelle aziende noto una grande differenza: i giovani capacissimi e di grande entusiasmo che affrontano il lavoro con un piglio e una capacità che riempiono il cuore; altri però, non pochissimi, si lasciano andare a un senso di apatia e abbandono che non riguarda solo il lavoro ma secondo me anche la vita, in cui si segue una corrente e ci si lascia trasportare: contrapposti agli altri che invece cercano di costruirsi il futuro.

Accusa al lavoro fisso: sei così noioso... (Art. corrente, Pag. 3, Foto generica)

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