NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Oro? Meglio l'IPad

Viaggio all'interno della crisi del pianeta oro di Vicenza, tra ditte che chiudono, licenziamenti , incapacità di fare rete, ed il costo della materia prima

di Luca Faietti
faiettil@tvavicenza.it

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Oro? Meglio l'IPad

Un tempo, neanche tanto lontano, con 200 euro era possibile acquistare una catenina d'oro che diventava un oggetto di pregio da regalare magari in un'occasione importante. Oggi, con gli stessi soldi, si porta a casa un oggettino di soli tre grammi di valore. Per avere qualcosa di bello bisogna spendere molto di più, ma in pochi se lo possono permettere. Meglio allora scegliere di stupire con un IPad o un telefonino. L'oro, anche per questo, non luccica più e il Distretto orafo più importante d'Italia, quello vicentino, deve fare i conti con una recessione che provoca la chiusura di aziende e la perdita costante di posti di lavoro.

Eppure sono passati solo pochi anni da quando la Fiera di Vicenza era il fulcro di un mercato internazionale avido di ogni novità made in Italy, movimento ben rappresentato dalla freschezza innovativa di un prodotto italiano che coniugava la creatività dei grandi marchi e il traino di migliaia di piccole medie imprese caratterizzanti il tessuto economico vicentino ed aretino. Una Fiera caleidoscopio, con il giusto mix di jet set e di compratori provenienti da tutto il mondo, Cina e India comprese. Una Vicenza "da bere", della quale resta ora solo l'amaro in bocca perché il comparto sembra aver spostato i propri asset di riferimento altrove.

I dati di Vicenzaoro Winter che ha chiuso i battenti a metà gennaio sono impietosi: in un sol anno cento buyers persi per strada, da 1500 a 1403, e 5 mila visitatori in meno, da 32.200 presenze del gennaio 2011 alle 27mila di questa apertura d'anno. Numeri che sono come pugnalate ad un intero sistema.

Oro? Meglio l'IPad (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Nel 2001 l'industria orafa vicentina contava su una realtà di 1.225 aziende attive e 11.633 addetti. A fine 2011 le aziende attive risultano 750 e gli occupati poco più di 7 mila. È pur vero che l'intera oreficeria nazionale ha affrontato negli stessi anni un ridimensionamento, sia pure con decrementi meno marcati (-16,7% la variazione delle aziende orafe italiane nello stesso arco temporale). Si può presumere quindi che anche gli altri distretti orafi abbiano incontrato difficoltà simili a quelle del vicentino. Ma è una ben magra consolazione. «Il mondo orafo è composto da artigiani contoterzisti e industriali. I primi sono quelli più bersagliati dalla crisi- spiega Raffaele Consiglio, segretario della Fim Cisl di Vicenza - Negli ultimi due anni hanno chiuso i battenti ben 300 aziende proprio mentre stavamo rinnovando il contratto del comparto. Il 90% delle aziende artigiane, inoltre, ha chiesto la cassa integrazione. È crisi profonda». E solo un po' meglio va all'Industria dell'oro: numerose sono le ditte che hanno imposto mobilità, chiesto la cassa assistenziale, e licenziato o delocalizzato nei Paesi dell'Est. «Si salva solo chi è solido dal punto di vista patrimoniale, ma non sono in molti».

Certo, i motivi della crisi sono molteplici. Difficoltà di approvvigionamenti, mercati in costante ribasso, dazi doganali e barriere non tariffarie che penalizzano le esportazioni, le restrizioni sul fronte del credito, gli alti costi delle materie prime, il fenomeno della contraffazione e dell’oro sottotitolato, la sicurezza. Il prezzo dell'oro soprattutto: da gennaio a settembre 2011 è salito del 21%, e si aggira attorno ai 40 euro al grammo, la produzione mineraria del 5% mentre il mercato dell'oro da rottamazione è sceso del 7,2%. La produzione manifatturiera a livello mondiale è stabile, ma con forti aumenti in Cina e India, mentre nel resto del mondo è negativo. Il lavorato annuo in Italia è abbondantemente sotto le 100 tonnellate. Troppo poco per sperare in un rilancio proprio quando gli americani sembrano avere abbandonato il nostro Paese ed il Distretto vicentino in primis. «L'addio degli americani ha causato nel vicentino la perdita di duemila posti di lavoro» lamenta Massimo Pantano della Cisl di Bassano. «Il comparto orafo è in ginocchio».

La flessione è testimoniata anche dal calo del numero degli assegnatari di marchi orafi. Allo stesso modo le sole sedi di impresa sono diminuite del 31,1% nel periodo considerato e le imprese artigiane del 33,2%. Ricordiamo che la forma produttiva artigianale ha un peso rilevantissimo nell'ambito dell'oreficeria vicentina, attestandosi su una percentuale che sfiora il 70% rispetto al totale delle imprese del settore.

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