NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Ma perchè Monti piace così tanto?

Semplice questione di conformismo oppure mancanza di alternative per un popolo di elettori che non sa più a che santo votarsi? Alla tavola rotonda di In Piazza hanno risposto a questo quesito parlamentari, amministratori, responsabili di partito – Sullo sfondo rimane comunque la scadenza delle politiche del prossimo anno: forse si sta soltanto aspettando...

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Ma perchè Monti piace così tanto?

(g. ar.) - Ma perché Mario Monti piace così tanto? La domanda diventa più che giustificata non tanto per gli elementi che farebbero pensare ad uno scontento di fondo dell'elettorato italiano causato dai provvedimenti del governo tecnico quanto al risultato di un sondaggio effettuato da Demos per conto del Gazzettino e del quale il quotidiano veneziano ha dato ampio resoconto la scorsa settimana: secondo il rilevamento statistico sarebbero nel Veneto e nel Vicentino più del 55 per cento quelli che danno appoggio a Monti.

Domandarsene il perché è stato quindi quasi un obbligo tenuto conto del fatto che una posizione così chiara da parte dei veneti e dei vicentini, ove fosse interamente credibile oltre che dimostrabile, racchiuderebbe significati molto più profondi dell'apparenza. Vorrebbe dire ad esempio, tanto per fare un esempio molto immediato, che siamo di fronte ad un elettorato che in qualche modo si prepara a prendere le distanze, quando non addirittura ad abbandonare, da riferimenti ritenuti ormai da anni importanti come il PDL e la Lega.

Ma perchè Monti piace così tanto? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L'argomento suscita notevole curiosità ed è questa la ragione per cui lo abbiamo proposto a In Piazza dove erano invitati a farne un'analisi politica particolareggiata tre parlamentari vicentini come Massimo Calearo e Paolo Franco, il consigliere regionale del PD Stefano Fracasso e il segretario provinciale dell'UDC Stefano Dall'Ara.

Il governo Monti, anche dopo aver chiesto al Parlamento la fiducia per il decreto cosiddetto milleproroghe, suscita in tutti notevole curiosità perché affianca al decisionismo ritenuto necessario per riallinearsi alle richieste e alle regole europee. Una linea sempre più con precisione intonata al liberismo in economia, scandita tra l'altro da riforme che il governo Berlusconi ha più volte annunciato non facendo però seguito agli annunci con la indispensabile operatività nelle realizzazioni, e sta mantenendo per altri versi, ad esempio verso i grandi nodi del potere italiano, come le banche, una posizione francamente molto morbida.

Che si tratti di qualcosa non proprio lineare rispetto alle aspettative di almeno una fetta delle forze politiche che appoggiano il governo dei professori lo hanno detto molto chiaramente uno dopo l'altro prima il segretario del PD Bersani,, poi la segretaria della CGIL Camusso. Entrambi avevano come argomento centrale la trattativa sulla riforma del mercato del lavoro, ma è quanto meno indubbio che Bersani ha anticipato un voto molto incerto dei suoi nel caso che il governo prosegua indipendentemente dall'accodo con le parti sociali, mentre la Camusso ha detto ancor più chiaramente che la CGIL è pronta ad un ravvicinamento di sostanza con la FIOM se le cose si metteranno in quel modo: nessuna trattativa se si nega la trattativa. Questo, in poche parole. E naturalmente i riverberi di questi temi sulla discussione a In Piazza sono diventati fin dall'inizio molto forti diventando il centro dell'analisi da parte dei protagonisti della tavola rotonda.

Se il governo Monti sia quindi un prolungamento in chiave di efficienza molto accentuata del passato governo Berlusconi o se invece si tratti di un elemento nuovo del panorama politico italiano, destinato comunque a coprire un percorso già determinato nel tempo è un'altra questione, che i nostri ospiti hanno affrontato in modo approfondito e come si vedrà anche variamente orientato.

Resta da dire che così restando gli equilibri ora in atto il consenso dei veneti e dei vicentini registrato dal sondaggio del Gazzettino è destinato ad arrivare pari pari fino al prossimo anno quando appunto si riparlerà di elezioni. Appuntamento al quale l'elettorato non sarà costretto a scegliere Monti sì o Monti no, perché Monti ha dichiarato anche nel discorso di presentazione dell'ultimo decreto sottoposto a fiducia che lui, a scadenza, non si sogna di continuare. Vero e no?

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