NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Ma forse la scuola non vuole il week-end...

Sembra tutto sommato la conclusione più logica alla fine del dibattito che In Piazza ha promosso sul sabato a casa: due favorevoli, due contrari, ma contrari anche i rappresentanti degli studenti e del comitato interistituti dei genitori – Ragioni di carico di ore da ripartire, ma anche ragioni organizzative a partire dalle mense per finire all'intervallo senza sorveglianza per migliaia di ragazzi...

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Ma forse la scuola non vuole il week-end...

(g. ar.)- Ai primi di febbraio avevamo dedicato all'ipotesi del sabato a casa una trasmissione che risultò molto più che interlocutoria: organizzata per verificare se e come la scuola fosse d'accordo o meno nel ritenere indispensabile passare alla settimana corta anche per assecondare le esigenze di risparmio dell'organizzazione in genere e delle società di autotrasporto pubblico in particolare, la tavola rotonda ci disse senza mezzi termini che se c'era questa esigenza da parte del sistema, c'era e ci sono ancora altre esigenze da rispettare e di cui tenere conto. Se vogliamo ricordarle brevemente, eccole: il monte ore delle scuole superiori si diversifica radicalmente per tipo di istituto, l'orario continuato vorrebbe una organizzazione che la scuola e le stesse istituzioni non hanno, a cominciare dalle mense; e poi altro ancora, come la domanda, che tutti più o meno si fecero allora e continuano ancora a farsi sul come sistemare le ore di intervallo tra mattina e pomeriggio, come assicurare la sorveglianza e l'assistenza ai ragazzi, come non rendere questo intervallo problema nel problema.

FRONTE (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È sicuramente bello e anche tranquillizzante sentir parlare di campus, alla maniera degli americani o degli inglesi, molto meno essere costretti ad ammettere che in questo caso siamo di fronte soltanto ad una parola perchè le scuole sono divise anche da chilometri tra loro, perchè non esiste una sintesi né fisica né di intenzioni per dire che il problema logistico e organizzativo ha qualche probabilità di ricevere il conforto di una soluzione credibile e infine perchè proprio a causa di tutte queste ragioni molto comprensibili la disponibilità della scuola in generale non può non essere diciamo così frenata dalle controindicazioni di turno.

Tutte considerazioni che ritroviamo pari pari nel dibattito aperto dalla nuova puntata di In Piazza dedicata al sabato chiuso e alla settimana corta. Questa volta la prospettiva dalla quale abbiamo voluto partire non è stata più quella delle esigenze di cassa delle società di trasporto o delle amministrazioni comunali, tutte pure considerevoli se pensiamo alle restrizioni imposta dallo Stato; siamo partiti invece dalle esigenze didattiche della scuola, dei ragazzi che la frequentano, delle famiglie che ne sostengono il peso economico. Che cosa pensano e che cosa vogliono? E quali sono le loro esigenze? In fondo a tutto, la domanda cardine è la seguente: quale beneficio può portare una settimana di cinque giorni a fronte delle esigenze di orario e quindi di insegnamento?

Le risposte come si vedrà sono varie nel senso che ci sono istituti a Vicenza già oggi in grado di praticare la settimana corta senza che vi siano grandi disagi da superare; Per queste scuole, due in tutto, il problema è stato superato.

Ma la medaglia ha anche un altro lato ed è quello, ci pare di aver capito nettamente maggioritario, che non se la sente di dire sì per ragioni oggettive di organizzazione e logistica, come dicevamo all'inizio, ma anche per il fatto che non esistono i presupposti più credibili sia alla settimana corta, sia all'organizzazione dei tempi morti nel corso della giornata a tempo pieno, proprio a causa della mancanza quasi assoluta di strutture di supporto come appunto le mense scolastiche.

È proprio su questa posizione di forte dubbio che abbiamo ritrovato, non soltanto istituti di grande rilievo anche ma non solo per numero di iscritti, ma pure studenti e genitori. Come era facilmente prevedibile infatti i ragazzi sarebbero favorevoli ad una scuola aperta anche tutto il giorno a patto

che questo significasse poter disporre davvero di un punto di riferimento e di aggregazione e non semplicemente avere a disposizione porte formalmente aperte per un certo numero di ore: durata della giornata scolastica e orari di rientro a casa sono del resto gli altri due aspetti che preoccupano i ragazzi. Loro, ma anche le loro famiglie: il comitato di coordinamento interistituti si domanda giustamente come si può riformare qualcosa senza le premesse che permettano il cambiamento.

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