NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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“Biblioteca del corpo”, la danza si sfoglia

Al comunale ancora una volta l’Arsenale della danza, Ismael Ivo ha scelto una pièce molto intensa che indaga sul corpo umano. Presto lo spettacolo sarà proposto in Brasile

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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“Biblioteca del corpo”, la danza si sfoglia

Biblioteca del corpo (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

(foto di Alvise Nicoletti)

 

Anche quest’anno la Fondazione Teatro Comunale di Vicenza ha ospitato l’Arsenale della Danza della Biennale Danza, con lo spettacolo “Biblioteca del corpo”, andato in scena questo week end al TCVI, con la direzione artistica del coreografo Ismael Ivo. Una pièce molto intensa con un sound design più orientato verso suoni, rumori e loop che non musica più convenzionale. Il concept del lavoro di Ivo è improntato sulla ricerca e l’indagine riguardo al corpo come mezzo di comunicazione e relazione tra esseri umani intesi come fonte di informazioni uniche, irripetibili e ricombinabili. “Biblioteca del corpo” è un lavoro estremamente articolato, pur durando circa un’ora e 20, ricchissimo di possibilità interpretative forse proprio perché sviluppato attorno a dei contrasti di matrice filosofica, espressi tramite il corpo dei danzatori, ma anche attraverso la fenomenicità di elementi scenici più metafisici che ne aumentano elegantemente la spettacolarità. Abbiamo incontrato Ismael Ivo, che a luglio porterà questa pièce in Brasile.

Biblioteca del corpo (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Lo spettacolo inizia con uno scheletro. Sembra che rappresenti l’essenzialità e l’origine. Cosa simboleggia per lei questo scheletro?

«Mi sono ispirato a un lavoro di Marina Abramovich, artista performativa, dove c’è uno scheletro sul suo corpo nudo; poi lei fa tutta un’evoluzione che però io non faccio. Visto che l’ho chiamato “Biblioteca del corpo”, lo scheletro su un corpo è come un ricordo della nostra propria mortalità: si parla di un corpo con una memoria in sé, un corpo come un libro. Ogni libro è in sé stesso originale e in ogni persona c’è un DNA unico e inconfondibile. Questo corpo, con la sua potenza di originalità, è una memoria, un’informazione unica ed autentica e quando si pone questo corpo come un libro dentro ad una libreria, possiamo visualizzare e guardare una specie di collezione o di enciclopedia umana e lì c’è mistero e fascinazione. Come dialogare con questa biblioteca, questi libri ed enciclopedia? Un’enciclopedia normalmente hai i libri in ordine alfabetico e funziona, esiste un libro matrice, ma come dialoga l’informazione del libro “A”con il libro “F” o il libro “Z”? Mi sono ispirato all’autore argentino Jorge Luis Borges, che ha scritto questo bellissimo racconto,”Biblioteca di Babele”, in cui lui pone la società come dentro a una libreria dove ci sono diverse persone, nazionalità, razze, colori, informazioni diverse. Lui dice che noi, nella vita, stiamo sempre cercando il libro matrice e, chissà, forse stiamo cercando Dio o l’origine di noi stessi come umanità, ma stiamo anche cercando il dialogo, il partner, l’altra metà, gli amici. L’ordine intuitivo con cui cerchiamo di sviluppare e camminare lungo la nostra traiettoria nella vita è cercare un dialogo tra persona e persona, libro e libro, coincidenze, differenze, accordo, disaccordi. Questo è lo spettacolo “Biblioteca del corpo”».

Quando si pensa alla danza ci viene in mente la libertà espressiva del corpo e della persona. Lei ha “inscatolato” i danzatori in veri e propri loculi stretti e angusti. Secondo lei quali sono le possibilità di espressione attraverso il corpo in situazioni di costrizione o limitazione fisica, come per esempio nei casi di prigionia o di disabilità?

«Si parla di disabilità, ma io voglio rinominare: altra abilità, non disabile. C’è un neurologo molto famoso, si chiama Oliver Sacks, che dice che quando la persona ha un’altra abilità, tutto si compensa con altri tipi di funzioni. Il corpo dell’altra abilità può sviluppare un tipo di movimento ed espressione che il corpo “normale” non può fare e lì è un altro libro, un altro tipo di linguaggio, un’altra faccia di noi stessi. Questo è molto interessante perché i ballerini all’inizio dello spettacolo non hanno ordine, sono dentro questa scatola come una specie di prigione o un libro che non è stato ancora aperto. Questo forse è una collezione o un laboratorio umano e questo è molto importante perché se parliamo di libertà: che cosa è libertà? Non sappiamo cosa sia se non conosciamo i limiti di un confinamento, di una prigione, non possiamo parlare di ordine se mai abbiamo visto o sperimentato il caos. Questi corpi all’inizio sono dentro a un laboratorio umano e cercano di creare un’identità e di esplorare la possibilità di questa libreria confinata in questa scatola; piano piano, dopo un’esplosione d’ espressione, di andare oltre, di cercare un’altra dimensione, scappano da questa libreria e iniziano a sperimentare come aprire il libro di pagina in pagina, camminare e sviluppare la propria storia e traiettoria dentro il dialogo e nella società».

Ogni corpo è un libro e ogni libro contribuisce ad arricchire la letteratura dell’umanità. Come vede il rapporto di paragone tra un libro finito e stampato, destinato a tramandarsi nei secoli, e il corpo umano che invece è in continuo cambiamento e non è eterno?

«All’inizio lei parlava dello scheletro sopra al corpo nudo: per ricordarci anche che per noi la nostra capacità fisica è limitata e che noi, come diceva il pittore Francis Bacon, appena siamo nati iniziamo a morire. La vita è un regalo, il percorso di questo corpo che è nato, si sviluppa e comincia a camminare e poi avanza verso la morte. Per noi è il ricordo che bisogna sfruttare ogni momento, essere curiosi, esplorare la vita, perché la vita di per sé è un mistero. Borges disse che aveva passato tutta la sua vita a cercare il libro ideale, parallelo a lui, che potesse contenere le informazioni che lo avrebbero portato alla matrice della nostra origine e capirla e che non lo aveva mai trovato. Il suo conforto era che essendo vicino alla morte, avrebbe potuto far riposare il suo scheletro vicino a questa grande libreria dell’umanità».

art_4722 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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