NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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“Biblioteca del corpo”, la danza si sfoglia

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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“Biblioteca del corpo”, la danza si sfoglia

Biblioteca del corpo (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)In questo spettacolo le luci mettono in evidenza vari cambiamenti di situazione. Le luci, in genere, possono valorizzare il linguaggio del corpo o vengono utilizzate per arricchire il “racconto”?

«È una sensazione: la luce per me ha il potere di ispirare uno stato visuale, ma anche di colore e di inspirazione dell’anima. Perché tante persone amano il verde? Perché una mattina che magari siamo un po’ depressi si ha voglia di andare in un parco nel verde? Magari se piove il giorno dopo siamo felici se viene il sole. La luce è magica e ha un effetto su di noi fisicamente e psicologicamente. La luce dello spettacolo è confezionata e creata come uno stato diverso di situazione ed emozione ed è in rapporto con l‘emozione e lo stato d’animo del ballerino».

Vediamo anche la contrapposizione tra movimento e costrizione. Oggi si parla molto di libertà di espressione messa a rischio: nel suo concetto di “biblioteca del corpo” esistono dei limiti?

«Si, esistono dei limiti e, esattamente, noi cerchiamo di andare oltre la barriera, la prigione e la dimensione, cerchiamo libertà».

Oggi abbiamo accesso a una quantità sterminata di informazioni sia scritte che visive. Siamo tutti collegati eppure si parla sempre di incomunicabilità. Come mai secondo lei?

«Sì, abbiamo un sacco di informazioni, ma tutto questo accesso ti porta alla solitudine. Principalmente i giovani, oggi, comunicano con Facebook e Twitter chiusi in camera: il corpo a corpo, il contatto, l’occhio nudo, il prendere un caffè insieme, mano nella mano in piazza o in un giardino, sono cose che sono diventate occasionali e non essenziali. È un segno dei tempi, ma bisogna anche cercare di ritrovare il corpo nel dialogo umano».

Corpo_051 (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Oggi i linguaggi hanno infinite possibilità di combinazioni: è possibile che “Biblioteca del corpo”, come spettacolo, possa essere soggetto a delle modifiche in base ad ulteriori informazioni o ispirazioni?

«No, questo spettacolo rimarrà così».

All’inizio vediamo che i danzatori hanno dei costumi molto ridotti e molto minimal, poi con il proseguire della performance alcuni indossano dei costumi più ricchi. La presenza o assenza di costume, cosa rappresentano per lei?

«Anche lì è una sperimentazione, uno studio con la costumista, come è stato fatto con la scenografia e le luci. I costumi sono tutti trasparenti: c’è la forma della camicia, ma attraverso la camicia posso vedere tutte le parti del corpo; anche nell’abito da sera posso vedere tutte le forme e anche nel costume si è andati a ricercare una specie di installazione del corpo. Abbiamo ideato e strutturato i costumi per valorizzare il corpo: vediamo pantaloni o giacca, ma sono tutte cose impalpabili. Questa era l’idea».

I periodi di crisi profonda, su tutta la linea, come quello che stiamo vivendo, permettono soluzioni artistiche più creative oppure effettivamente ostacolano gli artisti?

«Io vedo la danza e l’arte come un documento della nostra società e uno specchio di noi stessi. Forse l’arte non porta soluzione, ma porta riflessione e ispirazione».

 

www.artisceniche.com

 

nr. 24 anno XVII del 23 giugno 2012

Corpo_032 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

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