NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Come eravamo quando eravamo campioni

Le retrocessione del Vicenza propone agli sportivi una storia fondata su ben altre radici,, quando il basket femminile vinceva in Europa, quello maschile approdava alla serie A, quando la pallavolo aveva A1 e A2 e in più un vivaio di centinaia di ragazze da Cavazzale a Noventa – Di tutto questo è rimasto un palazzetto che rimane chiuso e per fortuna una squadra di rugby che arriva alla A con un progetto intelligente...

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Come eravamo quando eravamo campioni

(g. ar.)- C'è stato un tempo in cui eravamo campioni, ma campioni seriamente. Da Paolo Rossi al Vicenza di Guidolin, al Primigi/Zolu dei sette scudetti e delle due coppe campioni, da qui alla pallavolo delle due squadre in serie A con centinaia di ragazze nel vivaio sparso tra Cavazzale e giù giù fino a Noventa, da quando in poche parole i colori biancorossi avevano un significato non astratto e imprecisato, ma anzi fortemente determinato attorno ad un concetto di appartenenza altrettanto forte e convinto.

Qui non siamo a ricordare -e si dovrebbe- quel Vicenza che vinto il torno di Viareggio negli anni 50 portò per 20 anni e più con quegli stessi ragazzi il nome del Vicenza stabilmente in serie A riuscendo perfino in qualche exploit memorabile: Campana, Volpato, Menti, Savoini, De Marchi, eccetera. Grandi firme che ovviamente sono tramontate sull'altare del tempo, ma che tuttavia mantengono intatto il fascino del significato che hanno rappresentato. Fatto sta che ora siamo al nodo che non si scioglie più, al Vicenza che riprecipita in serie C con una prospettiva davvero poco adeguata alla speranza per il prossimo futuro, e quindi ad una situazione nuovamente deficitaria che fa tornare a galla tutta l'amarezza per quel che non c'è più, per il dissolvimento voluto o subito di un patrimonio sportivo di valore immenso, oggi del tutto sprecato, polverizzato.

In un quadro davvero poco consolante ci sono segnali positivi? Sì, ci sono. Partiamo dal CONI che per le sue attività benemerite nello sport di base riceve dal Comitato nazionale un riconoscimento effettivo di buon lavoro di cui non si può non tener conto, e continuiamo con il rugby che arriva alla serie A dopo aver messo nero su bianco un progetto di crescita e sviluppo che dà frutti insperati addirittura tre anni prima di quanto preventivato (l'obiettivo era il 2015) e li dà guarda caso su un terreno come quello del rugby che per un contesto privo di una vicenda storica solida come quello vicentino rappresenta un banco di prova di eccezionale importanza. Il rugby vicentino arrivò alla A2 già nei primi anni 90 con l'iniziativa del Titanus dei Dalle Carbonare che misero assieme in tre anni la bellezza di tre passaggi di categoria dalla C alla A mettendocene poi altri tre per tornare alla stazione di partenza.

La scalata di quella squadra era stata il frutto di una raccolta sul mercato di giocatori di grande esperienza come Artuso, dell'ingaggio di un allenatore di provata capacità come Monfeli e di un peso crescente dal punto di vista tecnico che alla fine aveva premiato. Il problema però fu allora che dietro questa squadra trainante non c'era praticamente nessuno da trainare, non c'era vivaio, in poche parole. Ora il vivaio c'è, centinaia di ragazzi sono stati agganciati e vengono istruiti al rugby secondo un programma organico, ma ancora di più è importante ciò che la società presieduta da Giovanni Alì ha cominciato a fare nel lavoro di proselitismo più naturale e fruttuoso che ci sia per qualsiasi sport: la scuola. È alla scuola che ci si è rivolti ed è dalla scuola che stanno uscendo a decine nuovi giocatori. Ecco, se dobbiamo pensare che qualcosa di buono si stia facendo a Vicenza nel settore dello sport agonistico, la migliore dimostrazione arriva proprio dalla società di rugby che dimostra di aver capito perfettamente la vecchia lezione degli anni 90 e cioè che si possono avere anche i migliori giocatori sulla piazza (a Thiene fu ingaggiato perfino la stella AllBlacks John Kirwan), ma ai risultati veri si arriva soltanto con un forte e collettivo lavoro di pazienza e costanza, ben guidato tecnicamente.

In Piazza ha parlato di tutto questo con Giovanni Alì presidente del Minirugby Vicenza Rangers, Alberto Cerioni storico del calcio biancorosso, Federico Formisano ex assessore a Palazzo Trissino e dirigente sportivo di base e con Umberto Nicolai presidente del CONI oltre che assessore allo sport del Comune di Vicenza.

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