NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La bacchetta del Mago Wiz per bloccare i ciclisti

Quelli che in centro storico ti passano sui piedi, corrono sul marciapiede, rischiano di tagliare in due chi esce da un portone – Quale altro rimedio ci può essere visto che chi dovrebbe occuparsene, i vigili, sono assorbiti da altro (leggi: divieto di sosta delle auto)? E che fine hanno fatto le regole a questo punto poco meno che umoristiche che prescrivono giubbetti fosforescenti di notte, luci regolari e comportamenti adeguati?

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La bacchetta del Mago Wiz per bloccare i ciclisti

(g. ar.)- È la disperazione che talvolta suggerisce idee magari strampalate e che però possono ripagarti di tanti e non giustificati disequilibri psicologici. Prendete un po’ la condizione del centro storico, le contraddizioni palesi e nemmeno sfiorate dall’amministrazione, la situazione di allarme perenne dovuto al via vai di sempre meno controllati gruppi e gruppetti di personaggi che non vanno di sicuro ad incontrarsi lì per amene e innocenti passeggiate. In più ci sono i ciclisti. Quelli che arrivano di gran carriera, ti tagliano la strada gridando attenzione!!!, quelli che volano sul marciapiede rasente ai muri e se esci da un negozio o da un portone senza prima sbirciare il via libera rischi di venire falciato come un papavero in mezzo al grano.

La bacchetta del Mago Wiz per bloccare i ciclisti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questi ciclisti, uomini e donne, giovani e non, occupano stabilmente le strade del centro storico dimostrando di avere abbondantemente superato le inibizioni del pedalatore indifeso ed in balia in genere di un traffico che di loro per la verità se ne frega altamente e da sempre. Non hanno limiti di movimento, non li spaventa minimamente la marcia in controsenso, la corsa sul marciapiede, ilò non rispetto dei semafori, dei sensi unici, dei lavori in corsa, dell’attraversamento di mamme e neonati. Per dirla con un concetto sbrigativo, ma efficace: non gliene può fregare di meno di tutto ciò che li circonda.

La neofede ambientalista o para ambientalista ha reso questi personaggi dei veri e propri mostri sostanzialmente privi della coscienza anche al lumicino, ne ha fatto dei pericoli pubblici in totale libertà di azione i quali in nome della trazione a pedali si possono permettere di sbeffeggiare perfino chi dovrebbe tenerli a freno se non altro per dovere di ufficio, e cioè i vigili urbani

Ci domandiamo che fine hanno fatto quelle regole dettate a partire da un paio di anni fa ed oggi francamente inzuppate di ridicolo che prescrivevano per i ciclisti giubbetti fosforescenti, luci regolari sul mezzo anteriore e posteriore, divieto di viaggiare con l’uomo in canna, eccetera eccetera. Basta dare un’occhiata alle statistiche di fine anno che di solito vengono pomposamente pubblicate per dimostrare i miglioramenti di sostanza della circolazione in città per capire alla voce contravvenzioni che gli unici colpiti con decisione sono gli automobilisti. La sezione “ciclisti” è praticamente inesistente, le contravvenzioni per infrazione alle regole di cui sopra non superano un paio di decine, ed il controllo difatti è quello che ci aspetta da cifre del genere: inesistente, o se preferite quasi del tutto latitante. Ad essere ottimisti.

A dir la verità ci torna in mente un altro tempo ed altre regole dettate dalla prima amministrazione Hüllweck, quando l’allora assessore Bordin firmò una interessante ordinanza che prescriveva agli automobilisti lo spegnimento del motore ai semafori e in genere durante qualsiasi sosta forzata. Il risultato fu in sostanza una messa in ridicolo della regola, alla radice: nessuno era in grado di assicurare il benché minimo controllo non essendoci né l’organico né probabilmente la buona predisposizione ad un lavoro del genere.

Nel caso dei ciclisti però la situazione si dimostra molto più grave: non servono i paracadutisti per piantare ai due estremi di corso Palladio o di Corso Fogazzaro un paio di controllori che farebbero la felicità delle casse comunali se è vero che le amministrazioni si nutrono avidamente del frutto delle multe rifilate ai cittadini.

Se il comando dei vigili di Vicenza non sente questa urgenza è perché evidentemente nessuno si è dato la pena di prospettargliela. Non c’è strategia a monte, come si dice, e quindi non c’è tattica a valle.

Nel frattempo i ciclisti vanno per la loro, anzi: per la nostra strada, e quel che succede succede…

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