NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Il “mio” Olimpico

Intervista ad Eimuntas Nekrosius, al quale è stata affidata la direzione del ciclo di spettacoli classici, il regista lituano parla delle sue scelte a cominciare dal Paradiso. “Il pubblico vicentino viene a teatro ben preparato”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Eimuntas Nekrosius

Si avvia alla conclusione il 65° ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico, diretta da quest’anno dal celebre regista lituano Eimuntas Nekrosius. La rassegna si è aperta con la prima mondiale del “Paradiso” spettacolo ispirato alla cantica della Divina Comedia di Dante che ha provocato molte discussioni e dibattiti ma che al tempo stesso ha anche emozionato e catalizzato moltissimo l’interesse. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti come quello di stasera, in replica domani. Si tratta del “Caligula” di Albert Camus, diretto proprio dal Maestro Nekrosius che lo ha riallestito appositamente per il Teatro Olimpico. Abbiamo incontrato l’artista che ci ha spiegato alcune delle opere da lui messe in scena al Teatro Olimpico.

Cominciamo con il Paradiso, che abbiamo visto in apertura di rassegna in prima mondiale, mi è parso di capire che anche nella sua versione lei dia molta importanza alla dimensione del viaggio, vediamo un uomo che impachetta tutto. Nei paesi anseatici avete una grande tradizione di navigazione: qual è il suo concetto di viaggio e come ha lo ha vissuto studiando l’opera di Dante?

Eimuntas Nekrosius (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Eimuntas Nekrosius: «Ho provato con umiltà a rappresentare coi modi teatrali l’incredibile viaggio di Dante: arduo, complesso che addirittura comprende i corpi celesti. Penso che il teatro sia un po’ svantaggiato rispetto ad altre arti come la letteratura, per quanto riguarda i mezzi di espressione. È una mia interpretazione».

Quindi, secondo lei, il teatro è un po’ più limitato rispetto all’opera letteraria?

«Sì».

Eimuntas Nekrosius (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Abbiamo visto che lei ha messo questa canzone tradizionale lituana e le ragazze sono pettinate con delle trecce tipiche. Come mai ha voluto mettere queste note caratteristiche?

«Tutto sommato sono lituano, cattolico ed europeo e forse è una cosa abbastanza naturale che io cerchi sempre di aggiungere o di avvicinare alcuni frammenti del mio Paese e del mio popolo a questo grande classico di Dante».

Vediamo che Beatrice piange e ha un’espressività molto fisica, la vediamo anche disperarsi. Come mai questa scelta, visto che il Paradiso è molto teologico, filosofico, legato al pensiero più che alla fisicità?

«Prima di tutto, la Beatrice rappresentata è una donna, quindi anche fisica e con sentimenti ed è sempre bello vedere una donna in scena. Secondo: in quanto regista, ho diritto ad una mia interpretazione personale, d’autore, che magari può non corrispondere ad alcune aspettative degli spettatori, ad alcune interpretazioni canoniche dell’opera; però mi riservo, come regista, questo diritto e secondo me il teatro ha questo diritto. L’opera letteraria comunque rimane al sicuro, è lì, rimane intatta anche con mille interpretazioni diverse: l’opera è quella che è e questa è la mia interpretazione d’autore».

Abbiamo visto che Dante muove sempre le mani oscillandole e questo movimento lo accompagna sia nei momenti più riflessivi che in quelli più dinamici e liberatori: che finalità ha questa gestualità, cosa rappresenta?

«Questo gesto è inventato coscientemente. Potrebbe significare sia il dubbio, che il viaggio, che il volo, il movimento da un pianeta all’altro. È un mezzo di espressione molto minimale, però ha molti significati».

Eimuntas Nekrosius (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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