NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Che cosa spinge un laico a farsi pellegrino?

In aumento il numero delle persone che con diversa motivazione partecipano ai viaggi della speranza a Lourdes: In Piazza ha cercato di analizzare questo fenomeno parlando con alcuni protagonisti di queste iniziative, non tutti necessariamente legati alla sfera religiosa o al mondo della fede

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Che cosa spinge un laico a farsi pellegrino?

(g. ar.)- Succede qualcosa di non proprio scontato: stanno aumentando quelli che partono per un pellegrinaggio. In Piazza ha deciso di occuparsi di questo fenomeno e di analizzarlo prendendo a parametro utile quello che può essere considerato assieme a Fatima il punto obbligatorio o quasi della devozione cattolica europea occidentale e cioè Lourdes.

Con l'aiuto dell'UNITALSI, l'associazione che proprio domenica scorsa ha festeggiato a Chiampo il centenario della fondazione, abbiamo dedicato una puntata a questo tema, cercando numeri, ma anche testimonianze dirette, episodi, ricordi personali.

Che cosa spinge un laico a farsi pellegrino? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il quadro è decisamente interessante. Quando si riesce -e il discorso riguarda soprattutto gli scettici- a sfrondare l'obiettivo del pellegrinaggio, cioè il luogo e l'attrattiva che sa esercitare, dai fenomeni cosiddetti correlati come il merchandising, la raffica di negozi tutti in fila lungo il percorso verso la grotta, ecco che tutto assume un sapore diverso, evidentemente profondo, al quale è difficile sottrarsi.

Così abbiamo provato a proporre ai nostri ospiti una specie di gioco delle ipotesi. Eccolo: mettiamo che incontriate un amico, un vostro coetaneo, che non vedete da qualche anno e del quale più o meno pensate di conoscere le idee in tema religioso; un amico che non si è mai distinto per devozione e che anzi vi ha sempre dato un’immagine di se’ più prossima allo scetticismo che altro. Ebbene, questo amico ora lo incrociate poco distante dalla stazione con valigia in mano, pronto a partire per Lourdes: vi dice che ha deciso di partecipare ad un pellegrinaggio come elemento di aiuto e appoggio per i malati. Ovviamente vi sorprendete, ma a poco a poco, ascoltandolo, vi rendete conto che vi sta parlando di dubbi che riguardano direttamente anche voi e forse quella decisione di partire, magari appena appena, però gliela invidiate.

Il fatto è che questo incontro alza il velo nemmeno tanto impenetrabile su un’attività che mette in statistica centinaia di viaggi ogni anno con decine di migliaia di pellegrini che vanno a Lourdes spinti dai motivi più vari ma tutti comunque legati al desiderio di voler dare un aiuto e anche di capire qualcosa di più di questo mistero. Ed è in effetti un mistero perché scoprite che 154 anni dopo il fascino di quella grotta di granito grigio dove Bernardette Soubirous trascinò per una dozzina di volte tutto il suo paesino e mezza Francia funziona ancora come una specie di calamita che non perde energia.

La domanda più immediata e naturale riguarda i perché. Perché uno decide di andare a vedere e cerca di ricavare da questo viaggio non solo risposte ai suoi dubbi esistenziali, ma anche la convinzione di aver dato una mano a persone in grande difficoltà che senza un aiuto non potrebbero mai azzardare un'avventura così lunga e faticosa? E perché una volta lì si accorge che rischia perfino di dimenticarsene delle motivazioni di partenza e si ritrova avvolto in una atmosfera che richiama prepotentemente attenzione? E perché una volta sulla via del ritorno si riscopre a rimpiangere qualcosa che questo viaggio gli ha fatto intravvedere, ma a cui non è arrivato proprio in fondo come invece si aspettava?

Qual è alla fine il problema? Aver intuito o capito fino ad un certo punto, oppure la scoperta urgenza di ripetere al più l'esperimento e riuscire a trarne qualcosa di più?

In pellegrinaggio non si va ovviamente solo a Lourdes, ma questo paesino in mezzo ai Pirenei funziona perfettamente come parametro più che credibile.

In Piazza ha invitato a parlarne Vincenzo Riboni, primario del pronto soccorso del San Bortolo e frequentemente legato alle attività dell’Unitalsi, il presidente Unitalsi Giuseppino Scanferla, il barelliere dell’Unitalsi Walter Trotta e il giornalista Gianni Celi che la scorsa estate ha percorso in bicicletta il cammino verso Santiago di Compostela assieme ad un gruppo di amici.



Che cosa spinge un laico a farsi pellegrino? (Art. corrente, Pag. 4, Foto generica)

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