NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Le luci della discordia

Il Governo sta lavorando sulla nuova legge collegata all'inquinamento luminoso e che ha come obiettivo la riduzione dei costi. Ma intanto l'Uni stabilisce la crescita della potenza per l'illuminazione pubblica

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Le luci della discordia

(C.R.) L'hanno già soprannominata la guerra delle luci. Il Governo sta lavorando sulla nuova legge che comprende anche l'inquinamento luminoso e che ha come obiettivo la riduzione dei costi, nell'ambito della spending review. Ma intanto l'Uni, che è un braccio operativo del Governo stesso, sta procedendo in senso contrario, in quanto stabilisce che l’illuminazione pubblica deve passare da 0.75 candele a 1 candela a metro quadrato. A spiegarlo nei dettagli, qui sotto, è l’assessore regionale agli enti locali Roberto Ciambetti, già promotore della legge regionale n. 17 del 7 agosto 2009 che disciplina le norme regionali sull’inquinamento luminoso, attualmente in vigore in Veneto. Anche con altri interlocutori, tra cui il sindaco di Creazzo, www.ladomenicadivicenza.it ha voluto approfondire l'argomento, destinato a far discutere anche nella nostra provincia.

 

Roberto Ciambetti, assessore regionale al bilancio: «Siamo alla schizofrenia normativa: la nuova norma Uni aumenta l'obbligo di illuminazione per i Comuni e fa volare i costi»

Le luci della discordia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Nemmeno nei tempi di vacche grasse un amministratore di buon senso si permette di butta via soldi. Figuriamoci in anni di crisi: eppure in Italia si riesce a spendere proporzionalmente più del doppio della Germania per l’illuminazione delle strade». Il vicentino Roberto Ciambetti commenta con stupore la decisione dell’Uni, l'Ente nazionale di unificazione, braccio operativo del Governo. «Con l’aggiornamento effettuato lo scorso mese (ottobre, ndr.) della norma 11248 – spiega Ciambetti – l'Uni stabilisce che l’illuminazione pubblica deve passare da 0.75 candele a 1 candela a metro quadrato. Questa norma, vincolante, colpisce buona parte della rete viaria comunale in Italia, per cui i comuni, già alle prese con difficoltà estreme per la quadratura del bilancio, costretti a rivedere e tagliare servizi essenziali a causa delle manovre e contromanovre del governo, dovranno mettere in conto un aumento dei costi almeno del 25 per cento per l’illuminazione pubblica. Si badi che non stiamo parlando di migliorare l’efficienza dell’illuminazione, efficienza che a costi più contenuti si può raggiungere grazie alle nuove tecnologie ed evitando la dispersione luminosa che oggi, invece, caratterizza la nostra rete».

L’assessore regionale, che oltre agli enti locali è responsabile anche del bilancio, si dice estremamente preoccupato. «Mi sembra che qualcosa non quadri – prosegue – anche perché il Governo, seppure in maniera alquanto maldestra, aveva ipotizzato nella legge di stabilità anche l’esigenza di contenere questa tipologia di costi ipotizzando risparmio sull’ordine del miliardo di euro, una cifra altissima. Già da tempo, poi, le Regioni del Veneto, Lombardia ed Emilia avevano chiesto all’Uni di abbassare la soglia di candele per metro quadrato, in considerazione delle possibilità che la tecnologia oggi offre: non si tratta di ridurre l’illuminazione, ma di sfruttare meglio le tecnologie abbattendo i costi».

La necessità di ridurre i costi per l'illuminazione pubblica nel nostro Paese sono evidenti soprattutto nel confronto con gli altri stati europei. «Per l’illuminazione pubblica l’Italia registra un consumo pro capite già oggi doppio della Germania e quasi il triplo di Gran Bretagna, Olanda e Irlanda. L’Italia ha un consumo pro-capite di 106 kilowattora contro gli 80 dei francesi, i 48 dei tedeschi, 42 degli inglesi, 40 degli olandesi e irlandesi. Ci sono spazi per migliorare e ottenere grandi risparmi: le tecnologie permettono di ottenere ottimi risultati di illuminazione, abbattendo però costi e consumi. Con la nuova normativa Uni aumenteremo ancora il gap, ma soprattutto faremo spendere sempre più soldi ai nostri Comuni quando soldi non ce ne sono più e quando dovremmo imparare a risparmiare energia. Non dimentichiamo che gli obiettivi europei prevedono entro il 2020 l’aumento dell’efficienza energetica del 20%: qui stiamo imboccando ben altra strada. Viene da chiedersi il perché di uno spreco che si potrebbe e dovrebbe invece eliminare, senza penalizzare i cittadini, garantendo comunque un ottimo indice di illuminazione. Mancano i soldi per servizi sociali essenziali e lo stato impone spese aggiuntive e si rifiutano le innovazioni tecnologiche: in altre parole siamo alla schizofrenia normativa».

 

Stefano Giacomin, sindaco di Creazzo: «Noi spendiamo 160 mila euro all'anno di illuminazione pubblica, ma i costi maggiori riguarderebbero i nuovi impianti»

Le luci della discordia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sull'argomento abbiamo chiesto il parere di uno dei sindaci della provincia berica, Stefano Giacomin, primo cittadino di Creazzo, che esprime preoccupazioni sulle novità riguardanti la nuova normativa riguardante, in particolare, l'illuminazione pubblica e l'inquinamento luminoso. «Il nostro comune – spiega Giacomin, che va subito al nocciolo del problema – spende ogni anno 160 mila euro di illuminazione pubblica. Si tratta di una cifra cospicua per le nostre casse, che noi teniamo monitorate di trimestre in trimestre proprio per capire se esistono margini di risparmio».

«Se venissero confermate le procedure dell'Uni - aggiunge Giacomin - sarebbe un'iniziativa che lascerebbe sconcertati. Ma che soprattutto creerebbe grossi problemi a un comune come il nostro che pur essendo "piccolo" è in realtà è densamente abitato, visto che si tratta di un centro dell'hinterland di Vicenza con numerosi lottizzazioni. Ritengo che arrivare a regime di una nuova normativa significherebbe cambiare tutte le lampade o addirittura gli stessi impianti, quindi con costi aggiuntivi ben superiori rispetto al costo maggiore per le bollette. L'impressione è che ci sia un po' di improvvisazione perché se da un lato il Governo annuncia di voler risparmiare, dall'altra l'Uni sta percorrendo una strada opposta che rischia di mettere in ginocchio soprattutto i piccoli comuni».

Ma che scenario potrebbe evolversi a Creazzo e in altri comuni simili qualora si procedesse a un cambiamento del genere? Il sindaco Giacomin prova a rispondere: «Sicuramente quello di costi più alti, che peraltro sono ben difficili da ipotizzare quando si parla di aumenti energetici a carico dell'utente. Noi riteniamo che l'illuminazione pubblica a Creazzo sia sufficiente, in altre parole non vi sono aree pericolose in quanto poco o male illuminate. Attualmente sono due gli elementi da considerare: il primo che tutte le aliquote dell'elettricità sono aumentate nel 2012, sia a carico dei cittadini che dei comuni, e il secondo che con i regolatori di flusso, che noi abbiamo iniziato ad applicare in certi tratti delle strade comunali, comportano risparmi accertati, compresi tra il 20 e il 40 per cento. C'è anche da dire, aspetto non di secondo piano, che il patto di stabilità incide anche su questi investimenti. Il che rappresenta un controsenso visto che tali spese andrebbero escluse visto che hanno come obiettivo il risparmio in prospettiva futura e che quindi, proprio per questo, andrebbero incentivati».

Nel frattempo il comune di Creazzo porterà avanti gli interventi già inseriti nel programma delle opere pubbliche. «Nel 2013 - conclude Stefano Giacomin - abbiamo inserito investimenti sull'illuminazione pubblica pari a 140 mila euro, necessari per sostituire tratti vecchi e per metterne in sicurezza altri. Si tratta di opere indispensabili visto che una parte sono fuori regola, ma che nel contempo ci consentono di riammodernare gli impianti che, come detto, garantiranno risparmi notevoli. L'augurio è che alla fine prevalga la ragione».

Le luci della discordia (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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