NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Cinema parrocchiali, nuova era con il digitale

Da fine 2014 le più moderne tecnologie metteranno a rischio diverse strutture. Più penalizzate le sale parrocchiali (che sono 24 nel Vicentino) ma fiducia per il futuro grazie ai fondi regionali

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Cinema parrocchiali, nuova era con il digitale

(C.R.) Rischio chiusura. E un grido comune: aiutateci della mannaia che rischia di abbattersi sulle piccole sale cinematografiche parrocchiali ancora attive in Veneto, il cui destino potrebbe essere condizionato dal passaggio al digitale che in Italia sarà effettivo da inizio 2015. Nel Vicentino sono attive attualmente 24 le cosiddette "sale della comunità", di cui 3 in città e il 21 nel resto della provincia. Di queste ce ne sono alcune di private (le più conosciute sono il Super di Valdagno e il Patronato Leone XXII di Vicenza), ma non mancano eccellenze come Breganze, il cui cineforum conta duemila associati, e Sandrigo, la prima nel Vicentino ad aver digitalizzato la sala parrocchiale.

 

 Marino Zorzato, vicepresidente e assessore alla cultura Regione Veneto:

«Il sistema cinema e audiovisivo strumento di crescita sociale ed economica»

Cinema parrocchiali, nuova era con il digitale (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Uno stanziamento, relativo al 2012, in distribuzione, pari a 300 mila euro, stessa cifra già approvata anche per gli esercizi 2013 e 2014. Con una somma totale di 900 mila euro, ma altri finanziamenti si cercheranno di recuperare dai fondi europei, la Giunta regionale ha predisposto tre bandi annuali per il sostegno alla digitalizzazione delle sale cinematografiche, che sarà effettivo totalmente da inizio 2015. Tali aiuti, si legge nel bando, andranno in favore di soggetti pubblici e privati proprietari ed esercenti che si impegnano a vincolare la destinazione d'uso dell'immobile oggetto dell'intervento a sala cinematografica per un periodo non inferiore a cinque anni. Il finanziamento regionale non potrà superare il 50% del l'investimento totale, nell'ordine mediamente di 60-70 mila euro, che dovrà essere dimostrato. Secondo alcune indiscrezioni con i finanziamenti relativi al 2012 saranno aiutate una quindicina di attività sparse nel Veneto (3-4 del Vicentino), di cui il una decina di sale parrocchiali.

«Con questa azione – sottolinea Marino Zorzato, vicepresidente e assessore regionale alla cultura – la Regione potrà venire in aiuto alle sale cinematografiche, in particolare le monosala, che dovranno attrezzarsi entro il 2015 con le tecnologie per proiettare film in digitale, in quanto le case di distribuzione da quella data non forniranno più pellicole».

Dai dati dalla Regione risulta una presenza complessiva di 128 sale, in grado di accogliere oltre 35 mila spettatori, di cui 42 di proprietà della Comunità ecclesiale (Acec) e 86 sale a carattere industriale (Anec). In provincia di Vicenza sono presenti, come detto, 24 sale Acec (5.487 spettatori) e 17 sale Anec (4.508 spettatori), a conferma che i cinema parrocchiali, molti radicati nella nostra provincia anche a livello storico, rivestono ancora grande importanza.

«La Regione – fa rilevare Zorzato - riconosce il sistema del cinema e dell’audiovisivo come strumento di crescita sociale ed economica e ne promuove lo sviluppo e le attività connesse. La legge, che è stata approvata nel 2009, individua fra gli obiettivi da perseguire, lo sviluppo e la razionale distribuzione delle strutture adibite allo spettacolo cinematografico, con una particolare attenzione alle sale collocate nei centri storici e nelle aree urbane svantaggiate, e lo sviluppo dei nuovi sistemi di comunicazione e diffusione dell’audiovisivo. Quello del digitale non rappresenta, in considerazione dell’entità dei costi degli impianti di proiezione, un passaggio facile da sostenere sotto il profilo economico ed espone soprattutto il piccolo esercizio cinematografico e le sale della comunità ecclesiale al rischio di rimanere escluse dalla distribuzione e di compromettere l’esistenza di un importante strumento di promozione culturale con forti legami con il territorio».

 

Don Alessio Graziani, diocesi di Vicenza e delegato Acec per il Triveneto:

«Momento economico difficile, ma quasi tutti pronti a fare l'investimento»

Cinema parrocchiali, nuova era con il digitale (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Un segno di ottimismo arriva don Alessio Graziani, che fa parte della diocesi di Vicenza, ma che è anche delegato Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) per il Triveneto. Don Graziani, che vive quotidianamente questo tipo di problematiche, conferma che c’è grande voglia di rinnovarsi e rimettersi in gioco.

«La disponibilità dei fondi regionali – conferma don Graziani – è un segno di grande speranza, perché di fatto garantendo metà del finanziamento consentono un aiuto determinante, senza il quale solo pochissime sale parrocchiali riuscirebbero nell’intento. A noi risulta che la Regione tra poco aprirà un altro bando con fondi europei, rivolta alle piccole e medie attività, escludendo dunque le multisale che non rientrano ovviamente nell’ambito di questo progetto».

«Il momento economico difficile – ammette tuttavia il delegato Acec – rende problematica la situazione, visto che in questa situazione non sarà facile fare investimenti. Tuttavia crediamo che questo prezioso patrimonio non vada disperso e che le sale possano continuare a vivere anche nell´epoca digitale. Il sostegno economico della Regione Veneto, già reso noto ufficialmente, sarà fondamentale, ma noi speriamo che qualcosa possa arrivare dallo sblocco del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo: si tratterà al massimo di spartirsi un paio di milioni di euro fra tutte le sale d'Italia, ma aggiunto ai soldi regionali saranno di ulteriore aiuto».

Le previsioni, almeno nell’ambito vicentino, fanno ben sperare. «La maggior parte delle parrocchie della nostra diocesi stanno affrontando il problema con grande coraggio, pur trattandosi di investimenti cospicui, al punto che la speranza è che alla fine nessuna sala parrocchiale vicentina alla fine sia costretta a chiudere. Fa piacere vedere il grande impegno per trovare i fondi necessari da parte dei volontari, la cui età varia dai 18 agli 80 anni, a conferma che la difesa della propria sala parrocchiale, soprattutto se si tratta di un piccolo paese, è un problema molto sentito».

«Senza dimenticare – conclude don Graziani – che in particolare nei piccoli paesi le sale non vengono utilizzate esclusivamente per il cinema, ma sono sempre centri di cultura e socializzazione, autentici contenitori di iniziative culturali, come l’attività teatrale, la presentazione di libri e incontri di tutti i tipi. Senza dimenticare che alcune realtà, magari dei centri minori, sono strutturate come il passato e vivono grazie ai volontari, che si dividono i vari compiti, ossia quelli delle pulizie, della vendita dei biglietti e dei pop-corn».

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