NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il Vicentino è un territorio che frana

I consigli di un esperto geologo e la preoccupazione dei sindaci di Valli del Pasubio, Lusiana e Longare alle prese con problemi di smottamenti e caduta massi. «E in futuro potrebbe andare peggio»

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Il Vicentino è un territorio che frana

(C.R.) È un territorio che frana quello che riguarda il Vicentino. Nelle ultime settimane le cronache provinciali sono state riempite dalle notizie riguardanti smottamenti, caduta massi e frane, che da qualche anno non riguardano solo il caso del "Rotolon" a Recoaro, considerato per ampiezza il terzo movimento franoso in Italia. Il portale da www.ladomenicadivicenza.it

 ha voluto approfondire la questione sentendo il parere di un esperto geologo di Vicenza, che da oltre 30 anni si occupa di queste problematiche, e i sindaci di Valli del Pasubio, Lusiana e Longare, tre centri che a novembre hanno registrato allarmi di varia natura e i cui cittadini continuano a vivere nella preoccupazione.

 

Ecco i consigli del geologo Lanfranco Vitale: «La prevenzione è sempre in grado di limitare i danni»

 

Il Vicentino è un territorio che frana (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Per inquadrare il problema abbiamo sentito il parere di un esperto geologo vicentino, alle prese da oltre 30 anni con queste problematiche e profondo conoscitore del territorio della provincia berica. A Lanfranco Vitale, 62 anni, titolare dello studio SGA Studio tecnico Geologia Applicata di Vicenza, abbiamo chiesto inizialmente quale consiglio maggiormente si sente di rivolgere a sindaci e amministratori pubblici. «È soprattutto uno – spiega il dottor Vitale – ossia quello di non aspettare il verificarsi dei fenomeni, molto spesso disastrosi o quantomeno problematici nei riguardi di possibili danni a cose e persone, per chiedere l'intervento di un tecnico esperto in materia, essenzialmente il geologo, e/o degli enti competenti in difesa del territorio come la Regione e la Provincia. Molto spesso io e mio colleghi interveniamo su zone già in fase di dissesto, anche se parziale franate e a quel punto, al di là di quelle che sono le procedure per evitare che il problema si riproponga e risanare e stabilizzare l'area interessata, il problema è il ripristino della situazione, magari con costi di centinaia di migliaia di euro».

«Il punto di partenza – aggiunge il professionista – è dunque è il controllo costante e l'accurata manutenzione del territorio, anche se mi rendo conto che soprattutto per quei comuni piccoli e magari molto estesi come superficie sia quasi impossibile poter tenere sotto controllo metro per metro. Sono inoltre consapevole che gli uffici tecnici, che generalmente vantano il controllo di queste problematiche nell'ambito di un Comune, sono oberati di altro lavoro, ma molto spesso non hanno neanche una grande conoscenza della materia».

Prevenzione dunque è il consiglio del geologo. «Una semplice ispezione in una zona considerata a rischio ma anche che non ha mai avuto problemi legati a fenomeni di dissesto gravitativo ma anche più in generale idrogeomorfologico – spiega Vitale – può bastare per verificare la presenza di "indizi premonitori" quali ad esempio fessure o fratture di trazione nella coltre di terreno superficiale, venute di acque anomale, incanalamenti dell'acqua errati o modificati, quadro fessurativo in manufatti, come opere di contenimento ed edifici. Alle volte è sufficiente un semplice ripristino delle vie di scorrimento dell'acqua o una banale manutenzione per escludere o limitare al massimo certi fenomeni».

«Molto spesso – racconta il geologo – camminando o muovendomi, anche al di fuori del mio lavoro, mi capita di notare delle fenditure, anche minime, che in molti casi possono nascondere quelli che in termine tecnico vengono definiti segni di inizio dissesto di tipo franoso o gravitativo. In sintesi, quando è possibile intervenire per tempo in questo tipo di problematiche, soprattutto quando questi fenomeni incidono su opere e beni pubblici e privati, si riesce spesso non solo ad evitare l'espandersi e l'aggravio degli stessi con ulteriori danni alle medesime opere, ma anche a garantire il loro recupero e la loro agibilità».

Non c'è dubbio che il territorio della provincia di Vicenza nasconda grandi insidie, proprio per le sue caratteristiche orografiche e geomorfologiche, per l'ampiezza della fascia Pedemontana che si estende dalla vallata del Chiampo sino ad oltre Bassano del Grappa, passando per le aree che sovrastano Schio, Thiene, Breganze e Marostica. «In effetti – conclude Lanfranco Vitale – siamo di fronte ad un territorio con diversi rischi in questo senso, a cui va aggiunta anche la zona dei colli Berici, che pur presenta qualche criticità come si è visto anche di recente. Ad esempio prendiamo la vallata dell'Agno: soprattutto i versanti appartenenti all'ossatura posta sulla sua destra idrografica sono formati da rocce vulcanitiche che si trasformano in prodotti argillosi dando luogo ad estese fasce interessate da processi di tipo franoso».

 

L'allarme di Armando Cunegato, sindaco di Valli del Pasubio: «L'abbandono di pascoli e boschi sono tra le cause dei disastri»

 

Il Vicentino è un territorio che frana (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Armando Cunegato, primo cittadino di Valli del Pasubio, è il sindaco del Vicentino sotto le luci delle ribalta negli ultimi giorni. L'immensa frana, staccatasi domenica scorsa dal Monte Cornetto, precisamente dal pilastro nord est del Vajo Stretto, stimata in oltre cento metri d´altezza per cinquanta di base, avrebbe potuto provocare una disgrazia visto che il materiale, più di 5 mila tonnellate di roccia, si è riversato nella valle sottostante, danneggiando seriamente la strada che dal Pian delle Fugazze porta all´Ossario, immediatamente chiusa al traffico sia veicolare che pedonale. L'arteria, soprattutto nei giorni festivi, è molto frequentata e fortuna ha voluto che, complice il maltempo, nessuna persona sia stava coinvolta.

Per Cunegato e i suoi cittadini si tratta di una nuova emergenza, dopo quelle che, soprattutto a causa dell'alluvione 2010, gravano sul paese valligiano. «La strada per l’Ossario – spiega il sindaco – è sotto la nostra competenza dalla primavera scorsa e sarà riaperta solo quando avrò la certezza che non ci saranno altri crolli. Da una prima stima i danni ammontano a 60 mila euro, ma in cassa non disponiamo di risorse simili. Chiederemo un aiuto alla Provincia, non vorrei vedermi costretto a prelevare questi soldi dal fondo per l´alluvione del 2010 che Venezia vorrebbe farsi restituire».

Come detto per Valli del Pasubio si tratta dell'ennesima frana da inserire nella statistica. C'è da chiedersi se quanto successo negli ultimi tempi possa in qualche modo essere anche colpa dell'uomo. «Probabilmente sì - sentenzia Cunegato - anche se la problematica non riguarda solo il nostro comune, ma ogni parte d'Italia. A mio parere pesa negativamente il fatto che la montagna sia stata abbandonata, in particolare la mancata pulizia di boschi e pascoli finisce talvolta con l'incanalare la pioggia in modo sbagliato. Nel nostro comune abbiamo 140 tra borghi e contrade e circa 150 km da gestire: per ripristinare la viabilità in maniera ottimale ci vorrebbero 6 milioni di euro, ovviamente è solo un sogno».

Quello di Cunegato non è solo un allarme. Vuole essere anche un'occasione per discutere, come avverrà venerdì 7 dicembre, con inizio alle 20.30, nella sala del teatro parrocchiale di Valli del Pasubio, quando in una tavola rotonda si parlerà della difesa del territorio, con la presenza di docenti universitari, forestali e altri addetti ai lavori. «È fondamentale riscoprire una ricchezza come i boschi - conclude il sindaco - non solo per gli aspetti di cui abbiamo parlato, ma anche per rilanciare un'economia a chilometri zero che per secoli ha rappresentato una fonte di guadagno per i nostri territori».

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