NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La maxiprovincia nel Veneto: chi l’ha capita?

Esistono notevoli perplessità attorno al progetto che propone di ridurre accorpandole le amministrazioni: incertezze che coinvolgono non soltanto l’opportunità di scegliere un partner anziché un altro, ma che si estendono alle stesse capacità di esprimere potere delle nuove entità nel confronto con la Regione

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La maxiprovincia nel Veneto: chi l’ha capita?

(g. ar.)- Oggetto misterioso di difficilissima interpretazione o siamo noi che cerchiamo il pelo nell’uovo? Non sappiamo in verità rispondere perché le incertezze del progetto e la scarsissima chiarificazione dei termini finora lasciata emergere fuori dagli ambienti di stretta osservanza politica non ci consentono di farlo neppure in modo approssimativo. Ma certo la maxiprovincia disegna in ipotesi associazioni territoriali del tipo di Verona/Vicenza/Rovigo a cui va lasciato il credito di una sperimentazione già effettuata in passato dal sistema bancario veneto, ad esempio con la Cassa di risparmio di Verona Vicenza e Belluno. Ma gli esempi sono anche altri, sia pure sempre nell’ambito del mondo creditizio.

In Piazza ha dedicato la sua penultima puntata dell’anno al progetto delle maxiprovince, quel disegno per la verità tutt’altro che chiarito almeno fino a questo momento e che però ha mobilitato un’attenzione non occasionale soprattutto da parte degli amministratori comunali e provinciali.

La maxiprovincia nel Veneto: chi l’ha capita? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Con LUIGI DALLA VIA sindaco di Schio, GIUSEPPE SBALCHIERO presidente di Confartigianato Veneto e GIGI COPIELLO ex sindacalista CISL ma oggi impegnato nell’attività di scrittore e opinionista, cerchiamo di chiarirci un po’ le idee tenuto conto che la nuova ipotesi di una riduzione numerica con accorpamento delle sette province venete è stata affacciata alla soglia delle riforme possibili in campo amministrativo proprio mentre un gran numero di Comuni stavano e stanno progettando il loro particolare accorpamento. Incrocio di temi che pur somiglianti non hanno molto a che vedere l’uno con l’altro se non nel possibile intralcio che si potrebbe verificare nella messa a punto delle diverse entità.

Per quanto riguarda la maxiprovincia in particolare c’è la forte curiosità di capire in che modo, una volta messa a punto l’unificazione di due o più amministrazioni, si potranno spartire equamente e secondo quali equilibri interessi già molto difficili da trovare nella presente situazione.

Chi sarà presidente o assessore di che cosa e per conto di chi? Questa ad esempio è una delle domande che più immediatamente emergono quando si pensa al passato di rapporti non propriamente affettuosi tra aree come quelle veronese e vicentina: forse il precedente meno problematico si può addirittura far risalire alla storia medievale, con gli Scaligeri, che potendo contare sulla forza delle armi per un certo periodo misero d’accordo anche i più recalcitranti e governarono sopra le diversità o i confini fino a quel momento vigenti e più o meno rispettati anche dall’Impero e dal potere papale.

Ora naturalmente questo genere di riferimenti vale quel che vale, cioè poco, e pesano molto di più gli equilibri di potere che già si fanno strada all’interno della stessa fibra di questa ancora ipotetica riforma.

Non ci possiamo dimenticare –tanto per fare un altro esempio- che Vicenza è forse l’unica città del mondo economicamente più evoluto ad aver rinunciato ad un aeroporto perfettamente funzionante e sul quale si erano stesi progetti anche molto ambiziosi poi nemmeno mai messi sulla carta in modo credibile al punto che si è lasciato spazio completamente libero all’insediamento della base militare americana.

Ma bisogna anche ricordare proprio sull’argomento aeroporto che nonostante la concreta possibilità di agganciarsi alla possibilità di far diventare il Dal Molin scalo satellite di Verona Villafranca si è perso tempo e molto colpevolmente si è perso anche molto denaro in una società che non ha mai amministrato niente e combinato ancor meno sul terreno dei possibili è progetti, quasi si volesse preparare la condizione ideale per chiudere tutto e aprire ai militari.

Con questo precedente così importante quali prospettive offrirà il pensare ad unificazioni ancora più complicate?

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