NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Farcela attraverso la scuola, commedia o realtà?

All’Astra di Schio “The history boys” uno spaccato del mondo giovanile che cerca riscatto e successo attraverso La scuola e soprattutto l’esame di maturità. Di istruzione e di teatro parla Elio De Capitani che dirige la compagnia del Teatro dell’Elfo

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Farcela attraverso la scuola, commedia o realtà?

Questa settimana al Teatro Astra di Schio è andata in scena la famosa commedia inglese “The history Boys”, scritta da Alan Bennet e messa in scena dalla compagnia del Teatro dell'Elfo, diretta da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, che qui interpreta il professor Hector. La storia parla di una classe di ragazzi che devono superare la maturità con voti brillanti utili per poter entrare nella graduatoria d'ammissione a Oxford e a Cambridge. Abbiamo approfondito le tematiche trattate con Elio De Capitani.

 

Il testo è molto recente, del 2004, ha fatto incetta di Tony Award, poi nel 2006 il drammaturgo ha fatto il film utilizzando gli stessi attori che erano stati ingaggiati per lo spettacolo. I protagonisti sono giovanissimi, la vicenda è quotidiana, eppure a parte centrale della drammaturgia e della narrazione sta nel valore dello studio: non solo andare a Cambridge o a Oxford è una cosa importante, ma vivere la cultura è determinante, non solo le nozioni ma lo spirito critico, espresso con battute intelligentissime e fulminanti. La formazione dei ragazzi avviene attraverso l’apertura mentale raggiunta tramite le nozioni. In Italia questo spettacolo sta riscuotendo un successo incredibile e ha vinto agli Ubu due anni fa. Cosa fa presa nel pubblico adulto e in quello giovane? Sono ragazzi della classe media e anche bassa, però per loro è importante andare a Oxford e vivere le nozioni come qualcosa che ti sviluppa lo spirito critico e lo stampo della personalità.

Farcela attraverso la scuola, commedia o realtà? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Elio De Capitani: «La cosa più importante è che hanno di fronte 3 modelli di insegnamento: hanno una professoressa molto metodica, Lintott, che gli da una grande base nozionistica sulla storia, un professore totalmente anarchico e folle che insegna loro ad apprezzare qualunque mondo, anche i film di serie b o una canzone o i grandi poeti inglesi, e in mezzo arriva questo nuovo professore giovane che insegna a diventare furbi e attraenti per i professori, originali e in un certo senso li allena a superare l’esame. É il dibattito inglese tra training e learning e tra training e teaching, tra appunto l’idea di allenamento e di apprendimento che sono diverse. Apprendono da tutti e tre: non passerebbero né senza Lintott, né senza Hector e le sue poesie che poi usano agli esami, né senza Irwin che gli insegna a vedere punti di vista diversi, a essere brillanti e originali, ed è questa la bella lezione del testo: i ragazzi comunque vogliono farcela attraverso lo studio anche se poi avranno destini diversi. É un testo ambientato nel 1984 ma scritto 20 anni dopo e parla della scuola inglese ma parla anche di quello che potrebbe diventare la scuola italiana».

In che senso?

«L’idea della misurazione: il personaggio del preside che dice che non ha parametri per valutare il professor Hector».

Il rating.

«Il rating del professor Hector, questa idea della misurazione, molto inglese e nel 2004 c’è stato un dibattito in cui si diceva del fallimento del sistema di certificazione inglese della scuola media superiore e il partito liberal democratico che in quel momento era quello più effervescente, più votato dagli studenti e dalle persone più intraprendenti diceva: perché non facciamo quella cosa rivoluzionaria che fanno nel Paese dove c’è il migliore esame per le scuole superiori, cioè la maturità italiana con Esame di Stato unico su tutto il territorio, gestito dal ministero e non da società private come accade in Inghilterra, con membri interni ed esterni, dentro le scuole? É il migliore esame di diploma di superiori che esista in Europa!” Il partito più liberale diceva che l’esame all’italiana è il più intelligente perché qual è lo scopo dell' istruzione? L’istruzione in Inghilterra è tornata ad essere molto classista: un paese non ha bisogno che le classi dirigenti si riproducano da sole perché molto spesso i figli di questi dirigenti non sono dei geni, magari i geni sono figli di macellaio, come Bennet, o un grande matematico può venire da un piccolo pese dell' India. La mobilità sociale è garanzia che i talenti del paese vengano realizzati al meglio. Se invece si riproduce una oligarchia di classi, si degrada l’intelligenza e non si approfitta di tutta l’intelligenza di un paese. Quindi è interesse di tutti che ci sia un'alta mobilità sociale per l'apprendimento».



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