NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Imprigionati dalla droga, fino al riscatto

Un nuovo film a sfondo sociale descrive la vita blindata che chiude il futuro a migliaia di ragazzi chiusi dentro la dipendenza dalla droga - Il produttore Calì e il regista Gaburro hanno ottenuto l'appoggio della Regione Veneto, del Comune di Verona, delle ulss venete e di altri sponsor ambientando la storia proprio nel Veneto

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Imprigionati dalla droga, fino al riscatto

In Piazza ne ha parlato con MICHELE CALI' produttore di Un Angelo All'Inferno, BRUNO GABURRO del film, ENZO GELAIN medico del SERT dell'Ulss di Vicenza e REMO SERNAGIOTTO responsabile del settore sociale per la Regione Veneto.

(g. ar.)- La storia non è certo nuova, le premesse e la conclusione, intonata quest'ultima ad un messaggio per una volta tendente al positivo, tutto sommato ce le fa conoscere ogni giorno la cronaca dei giornali. Non per questo Un Angelo All'Inferno diminuisce la sua capacità di comunicazione e di messa a fuoco di quella realtà che proprio in quanto quotidiana riveste da anni i panni della quasi ineluttabilità, dell'inevitabilità.

È la storia di un menage famigliare largamente deficitario sotto ogni punto di vista: un protagonista (Giancarlo Giannini) alle prese con due figli di madre diversa nonchè con una giovane nuova compagna di vita che causa anche involontariamente ovvi momenti di forte tensione per quanto si aspetta, o non si aspetta più, dalla relazione.Parrebbe così che l'inferno in terra del titolo si riferisse appunto a questo uomo ormai maturo al quale fanno peraltro difetto le più normali capacità di analizzare e gestire quanto meno le sfumature di quel che la vita gli affida come realtà da attraversare.

Imprigionati dalla droga, fino al riscatto (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Non è così: l'inferno invece è quello che vivono la figlia 17enne, il figlio musicista all'incirca trentenne, l'ultima moglie della serie afflitta da forti problemi di dipendenza da psicofarmaci, senza trascurare la giovane amante che un suo obolo lo paga comunque ancorchè assistita dal'età verde e dall'innata saggezza della donna nell'amministrarsi anche nei momenti peggiori.

Ma è chiaro che l'inferno peggiore è quello della ragazzina, oppressa da un allenatore di nuoto che recita aggressività e competizione e sembra un caporale dei marines, dalla mancanza di un vero rapporto con la madre al di là delle più banali formalità e sicuramente peggio di tutto il resto dal rapporto col padre al quale prima o poi dovrà dire la verità, e cioè di essere tossicodipendente. Cosa che puntualmente succede imprimendo al ritmo della storia una accelerazione formidabile che approda ad un uso crescente di stupefacenti fino a sfociare nell'immancabile overdose.

La mano di Gaburro si vede e si sente, la successione delle sequenze è decisamente avvincente e neppure l'usuale continua conoscenza di casi del tutto simili a questo ci lascia staccare dal film che banale non è mai.

Il lavoro di Gaburro e Calì verrà presentato prossimamente alla Rai di Venezia e costituisce un investimento non di poco impegno che la Regione il Comune di Verona le ulss del Veneto ed un'altra miriade di partner sponsor hanno deciso di compiere. Il messaggio sociale, che costituisce la parte centrale del film non impedisce peraltro che se ne possa parlare come di un fatto anche culturale, il che non guasta davvero se pensiamo che il contributo per la realizzazione è in gran parte dovuto al pubblico. Abituati come purtroppo siamo a veder scivolare badare la cultura in fondo alla lista delle voci di un qualunque bilancio non si può che esserne compiaciuti: di cultura si torna a parlare sia pure accostando il tema a quello sociale come in questo caso.

Del film di Gaburro non si può non sottolineare la presenza traboccante di un grande attore come Giancarlo Giannini insieme con quella brevissima ma decisamente rilevante di Luca Ward. Tutti bravi gli altri, ma loro due sono senza confronti. Di Giannini ricordiamo che oltre alla serie di Lina Wertmuller in coppia con Mariangela Melato negli anni 70, c'è quella strepitosa interpretazione dell'Innocente con la regia di Luchino Viosconti che ancora oggi non teme confronti e riesce a ridare respiro ad una mano e ad un testo complicati e pesanti come in genere quelli dannunziani. Giannini ha fatto anche tante altre cose, tra cui una serie di grandi prestazioni da doppiatore di personaggi come Jack Nicholson o Al Pacino. Insomma, un titolare di perle preziose.

 

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