NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il monumento può essere lo specchio della città?

Trappola estetica o scivolata inopportuna, infortunio in corso d'opera o scelta precisa e sostenuta da un ragionamento qualsiasi, una statua piazzata in pubblico rappresenta comunque un messaggio - Il problema è appunto proprio questo: scovare il rapporto tra figure, storia cittadina e reazioni della gente

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Il monumento può essere lo specchio della città?

(g. ar.)- Ignazio di Loyola che inaspettatamente fa coppia con Cartesio a Porta Nova, Neri Pozza che siede nella sua immobilità marmorea a Ponte San Paolo pur essendo nato e vissuto per tutta la sua esistenza a Ponte San Michele, cioè nel ponte subito dopo e in perfetta vista, l'altalena di Quagliato alle Poste, i Bersaglieri a Ponte degli Angeli, l'abbraccio nella penombra dell'ex Procura. Eccetera. Ma la domanda vera da porre è la seguente: che cosa guasta il percorso normale della logica con cui i monumenti vengono piazzati in strada da una città che pare peraltro dimenticarsene un attimo dopo?

Senza dire che la questione, andando a cercare proprio il pelo nell'uovo, può anche essere analizzata sotto il semplice e puro punto di vista dell'estetica. Allora sì che buona parte delle statue vicentine fanno davvero gridare vendetta e invocano quanto meno una sana quanto indispensabile azione riparatoria. Storia d'altra parte non nuovissima anche se di nuovo, sicuramente, ci sono le aggravanti specifiche che la rendono più spinosa, poco abbordabile, difficile da soccorrere, se ci si permette questo giudizio non proprio bonario.

Il monumento può essere lo specchio della città? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Di certo c'è che Vicenza sembra continuare a comportarsi secondo un copione che nasconde la vocazione più antica e sicura: restarsene all'ombra e non uscire il più possibile allo scoperto, sapere di essere bella ma starsene dove normalmente se ne sta una ballerina di seconda fila: appunto in seconda fila, mai in prima.

E che cosa spinga a proseguire con quasi caparbietà in questa strada a lungo battuta e ancora di più criticata, ma certo sempre pervicacemente tenuta in primo piano, è davvero un mistero la cui soluzione se ne resta anch'essa in secondario orizzonte. Poche le probabilità di trovare una risposta anche se è l'andamento dei rapporti tra la città e i suoi prodotti umani migliori a raccontare già qualche cosa di non secondario e importante: Piovene, Parise, Ghirotti, Neri Pozza, Virgilio Scapin e compagnia per non citarne altrettanti...

Se vogliamo dimenticare la vocazione medievale della città che per la propria provincia, o meglio: per il proprio territorio su cui influire per vicinanza e storia, non ha mai fatto da punto di riferimento se non nella funzione commerciale di centro importante per i mercati che dagli altri Comuni calavano verso il centro, in particolare per quanto riguarda il mercato della frutta, ci accorgiamo che le occasioni di conciliazione tra territorio e suo centro almeno teorico sono sempre rimaste ad un livello di rapporti minimo, mai spinto oltre.

I monumenti con tutto questo hanno a che fare? Indubbiamente sì, perché sono proprio i monumenti a rappresentare l'immagine che si vuole dare oggi come già nel passato della storia di una città. I busti di Loyola e Cartesio ad esempio rappresentano una di queste scelte che potremmo definire aritmiche rispetto al tempo di esecuzione della musica cittadina, quella in cui si dovrebbero riconoscere ed identificare storia e tradizione. I busti sono il frutto di una donazione al Comune. Benissimo.

Ma la domanda ovviamente è sempre quella: da dove è uscita la scelta di accoppiarli nella proiezione visiva del teatro che tra l'altro a sua volta è un altro di quegli elementi essenziali del bestiario cittadino, uscito com'è da 60 anni di attesa, questa opzione è un mistero nel mistero. Da dove arriva non si capisce. E però i monumenti fanno estetica, nessun dubbio.

Per parlare di monumenti e del loro rapporto con la città sono intervenuti a In Piazza TONI VEDU' artista, vignettista, umorista e musicista dell'Anonima Magnagati, STEFANO FERRIO giornalista e scrittore, WALTER STEFANI storico di Vicenza e autore con Neri Pozza della mai più pareggiata stagione dell'Olimpico dal 67 all'80, ANTONIO STEFANI giornalista e scrittore e SILVIO LACASELLA pittore.



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