NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Tempi e metodi della medicina sul territorio

Avanza anche se lentamente il cambiamento che coinvolgerà i medici di famiglia da una parte, i pazienti delle ulss dall'altra e infine gli ospedali il cui pronto soccorso non dovrebbe essere più meta di casi a gravità solo parziale e quindi con la possibilità di lavorare in modo meno affannato rispetto alla realtà di oggi

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Tempi e metodi della medicina sul territorio

(g. ar.)- Si tratterà di una riforma epocale e la parola non è usata con leggerezza. Gli ospedali sono pressati ogni giorno da un carico di pazienti in entrata che per la maggior parte tornano a casa dopo l'esame del pronto soccorso. Sono centinaia al giorno, come si sa. Proprio per questo è nata l'esigenza di creare una organizzazio0ne differenziata che abbia il territorio come punto di riferimento principale ed i medici di famiglia come attori di primo piano dell'intervento preventivo extra ospedaliero.

Non è ancora completa la messa a punto questo concetto della medicina sul territorio. L'argomento come si sa è oggetto di una lunga preparazione che alla fine dovrebbe fruttare per il rapporto medici/pubblico di tutte le ulss una risposta reciprocamente soddisfacente.

Da una parte infatti c'è l'organizzazione territoriale dei medici di famiglia che una volta riuniti in associazioni in vari studi collettivi risponderebbero per i pazienti fino ad un certo grado di gravità della domanda anticipando in questo modo il viaggio al pronto soccorso; intervento fondamentale per razionalizzare davvero una situazione che oggi come oggi ha invece come unica meta di approccio proprio l'ospedale quale che sia la gravità del caso e dei relativi sintomi.

Tempi e metodi della medicina sul territorio (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Dall'altra parte a beneficiarne sarebbe ovviamente la stessa istituzione ospedaliera perché si alleggerirebbe la pressione ancora oggi molto più che rilevante; con le notissime carenze di personale tra l'altro sempre specializzato per le urgenze, il pronto soccorso mette in statistica interventi d'urgenza veri o presunti tali i quali richiedono un lavoro quotidiano di grande intensità, come accade del resto a qualsiasi pronto soccorso.

A questo proposito, per quanto riguarda il San Bortolo, possiamo dire che l'afflusso di almeno 200 pazienti al giorno con la stesura di altrettanti referti non accenna a calare quale che sia poi la codificazione per ciascun caso. Già questo dato induce ad una riflessione molto approfondita. Gravi o non gravi, infatti, i casi esaminati in entrata dall'ospedale sono comunque un passaggio obbligato, qualcosa a cui bisogna dare una risposta tecnicamente completa e che fa spendere dunque molto tempo per unità, ripetiamo, indipendentemente dall'esito finale del responso di chiusura con il referto. Ecco il perché dell'organizzazione esterna alternativa, ecco da dove nasce questa esigenza di alleggerire la pressione sullo'ospedale nella convinzione assolutamente fondata che la gran parte dei casi possa venir risolta direttamente sul territorio, cioè direttamente negli ambulatori dei medici di famiglia.

La riforma richiede tempo ed è particolarmente laboriosa, ma la Regione ci sta lavorando così come ci stanno lavorando l'Ordine dei medici e le associazioni sindacali interessate direttamente. È evidente che la posta in palio è di alta qualità e che quindi la organizzazione di un servizio capillare e completo gestito dagli ambulatori dei medici di famiglia riuniti in associazioni di studio richiede alle parti un impegno particolarmente gravoso.

Va da se' la considerazione che una volta giunti ad un accordo completo la vera promessa è quella di cambiare faccia alla sanità sul territorio, ad ottenere cioè quel risultato che la riforma si propone di ottenere. Aggiungiamoci anche una parte che coinvolge la stessa cultura del fare sanità sul territorio, con relativo cambio di velocità e qualità per quanto riguarda il fare sanità negli ospedali: L'obbiettivo di renderli esclusivamente uno strumento tecnico utile agli interventi sui casi acuti, come dovrebbe essere, rimette in discussione anche un altro importante settore dell'assistenza, quello degli interventi in favore degli ammalati cronici, disabili e anziani compresi.

In Piazza parla di questo tema con Stefano Fracasso, della commissione regionale sanità, Renzo Grison responsabile per l'ulss di Vicenza delle cure primarie, Vanni Poli consigliere regionale dell'ANFFAS e Silvio Regis segretario regionale dei medici di famiglia.



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