NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Le nozze di Figaro ai giorni nostri

Originale allestimento scelto dal regista Antonio Petris che ha scelto complementi d’arredo moderni e scene che collocano l’opera tra telefonini, canotte di paillettes e cortei con tanto di cartelli

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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“Settimane musicali al Teatro Olimpico”

foto Luigi De Frenza (Arna Meccanica)

 

“Settimane musicali al Teatro Olimpico” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Anche quest’anno la rassegna “Settimane musicali al Teatro Olimpico” si concentra su Mozart e su versioni poco conosciute o inedite di opere storiche e immortali del genio di Salisburgo. Questa settimana abbiamo potuto vedere e ascoltare “Le Nozze di Figaro”, opera del 1786, in una edizione napoletana, custodita nella biblioteca dello storico conservatorio San Pietro a Majella, edita nel 1814 e qui in trascrizione completamento di Anna Maria Cuomo. La musica è stata eseguita dall’Orchestra di Padova e del Veneto, diretta dal M° Giovanni Battista Rigon. Come l’anno scorso perIl ratto del Serraglio la regia è stata affidata ad Antonio Petris che per questo allestimento ha scelto complementi d’arredo moderni immersi in un’atmosfera quasi da film. Molto originali alcuni accorgimenti scenici, come quello di trasformare un monologo del conte di Almaviva in una conversazione al cellulare oppure quello di trasportare Cherubino in una dimensione assolutamente contemporanea di ragazzino seguace delle culture urbane. Bellissime e decisamente indovinate le scelte stilistiche del costumista Marco Nateri che quest’anno ha valorizzato particolarmente le figure femminili con abiti che permettessero un riconoscimento immediato dei ruoli e che esprimessero stati d’animo e tratti psicologici. Particolarmente spettacolare una canotta di paillettes olografiche fatta indossare dalla contessa d’Almaviva, che poi è stata fatta uscire di scena quasi subito, appunto per creare una sorta di flash che non disturbasse troppo l’insieme visivo del teatro e dell’allestimento nel suo complesso. Molte le trovate divertenti del regista Petris, come quella del coro che si presenta in forma di corteo con tanto di cartelloni, che assicurano una vera e propria sovrapposizione dei segni contemporanei e quotidiani con ciò che viene in scena. La rassegna “settimane musicali al Teatro Olimpico” procede fino al 23 giugno. Tutte le informazioni su www.olimpico.vicenza.it . Abbiamo incontrato il regista Antonio Petris.

 

“Settimane musicali al Teatro Olimpico” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L’anno scorso allestimento in stile origami, con la carta, quest’anno mise en espace con costumi e mobili moderni, una scelta che sembra orientarsi verso l’impianto visivo da commedia di prosa ma anche cinema se vogliamo, con questa scena completamente illuminata. Come mai questa scelta quest’anno?

Antonio Petris: «Perché “Le nozze di Figaro” tratta di argomenti molto attuali, che anche oggi sono argomenti nostri, racconta uno spaccato nostro, eccetto qualche parola che ci sta un po’più stretta però il significato in generale, naturalmente, è quello; perciò ho preferito fare una cosa nostra, più orientata sul cinema, su questi spazi e mi piace questo aspetto patinato».

Le borse delle boutique di Vicenza.

«Sì, la bottiglia del whisky, la pubblicità: è il nostro mondo ed è giusto raccontarlo».

“Non so più cosa son cosa faccio…” a ritmo di hip hop: come ti sei immaginato questo Cherubino street style?

«Proprio perché i rapper scrivono queste canzoni e Non so più cosa son cosa faccio ha un ritmo da rap, lui me lo sono voluto immaginare un ragazzetto molto rap e deve uscire questo ragazzetto, incontra molto la simpatia del pubblico. Questa sera il pubblico è molto caldo devo dire».

Tutti i registi che si devono confrontare con l’Olimpico, chiaramente, devono calibrare la misura con cui esprimersi sul piano scenografico. Anche per la recitazione è così oppure l’espressività, anche enfatica se vogliamo, si può legare con la ricchezza del luogo?

«Se hai notato abbiamo scelto, anzi fatto proprio con le nostre “manine sante”, questi pavimenti che si legano con l’Olimpico e ci abbiamo messo questi mobili. Poi ho voluto una recitazione nostra, infatti se tu vedi è una scena quotidiana: si chiama “La folle journée”, un giorno di ordinaria follia, questo deve essere».

Il sit in del coro pro-conte difensore della famiglia, il family day, poi: “Sono la nipote di Titta”, “sono la nipote di Antonio”. Un po’ autocelebrativo nei tuoi confronti e in quelli del M° Rigon?

«È “sono la nipote di Mubarak”! Si parla tanto di famiglia e poi si va con le minorenni e il conte fa questo, si vede nel secondo atto infatti, con Barbarina che è questa ragazzina minorenne che il conte se l’alleva per il tempo futuro. Poi siamo nel mondo dell’ironia, si può scherzare anche sulla nipote di Mubarak».



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