NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Tre mesi dopo che si fa in Parlamento?

In Piazza ha aperto una discussione che promette di continuare dopo l'estate per capire attraverso l'esperienza di esponenti politici vicentini nuovi e non più presenti a Roma come si sta sviluppando il loro lavoro soprattutto in merito alle riforme che tutti dicono di volere al più presto e che dovranno arrivare come è stato annunciato dal governo nei prossimi 18 mesi

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Tre mesi dopo che si fa in Parlamento?

(g. ar.)- Cosa si fa a Roma, come si entra nel meccanismo del lavoro parlamentare quando si è neofiti pur avendo già calcato in sede cittadina o provinciale o regionale il set della politica? Ecco le domande che ci siamo posti ed abbiamo posto a due nuovi eletti come Federico Ginato ed Erika Stefani, così come abbiamo creduto che dovesse essere di notevole interesse raccogliere anche l'opinione molto ben documentata dall'esperienza di quelli che per una qualsiasi ragione dopo le ultime elezioni non sono tornati al loro posto di deputati o senatori.

Naturalmente la domanda contiene un fondamento assolutamente saldo ed è quello del tempo trascorso da quando si è conosciuto l'esito delle urne in marzo fino ad arrivare ad oggi. Tre mesi tondi, magari abbondanti, che a chi non è avvezzo alle cose della politica hanno creato sicuramente qualche problema non piccolo: a cominciare dal lunghissimo black out per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, pausa poi sfociata in una sorprendente scelta di non cambiare niente: Napolitano c'era, Napolitano è rimasto. Anche perché il clima da curva calcistica contrapposta nelle forze politiche che si fronteggiano non avrebbe consentito probabilmente altra soluzione che quella alla fine adottata.

Tre mesi dopo che si fa in Parlamento? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)A meno di non ritornare alle urne subito, ipotesi che però aveva spaventato e spaventa ancora oltre modo praticamente tutti, anche quelli che non lo confessano per il semplice motivo che la spartizione delle percentuali di voto registrate in Marzo non cambierebbero di molto anche quando si andasse a ripetere la consultazione.

E l'unico risultato, visibile, devastante per il paese, sarebbe quindi una ripetizione di quel gioco delle parti che senza la nuova disponibilità di Napolitano ad allungare il suo mandato non sarebbe mai calato di tono e tale e quale risulterebbe di nuovo alla prima occasione.

Ecco quindi che una specie di pur approssimativo bilancio si può cominciare a tentarlo anche se in realtà il lavoro effettivamente svolto dai nuovi parlamentari è ridotto a poco più di un mese e mezzo, da quando in poche parole c'è stato l'insediamento, è nato il governo, le Camere hanno potuto riprendere la loro attività legislativa.

Tre mesi dopo abbiamo sentito la necessità di un piccolo, breve riassunto delle puntate precedenti, come nelle telenovelas; ad aiutarci sono venuti nei nostri studi due nuovi parlamentari, il deputato del PD Federico Ginato e la senatrice della Lega Nord Autonomie Erika Stefani. L'altra faccia della medaglia, quella dei non più presenti in Parlamento anche se con la politica continuano, ce l'hanno invece offerta Giorgio Conte ex PDL e poi Futuro e Libertà e con lui Stefano Stefani, Lega Nord, ex sottosegretario e presidente della commissione esteri.

Avevamo per la verità cercato di allargare ulteriormente il ventaglio degli ospiti con Pierantonio Zanettin e Alberto Busin, rispettivamente PDL e Lega Nord, ma all'ultimo momento hanno ripreso la strada di Roma per il fatto che uno era relatore di un disegno di legge, l'altro era richiamato a votare un importante provvedimento. Sottolineiamo questo particolare soltanto perché testimonia di un clima leggermente diverso dal passato: l'incontro con In Piazza era stato fissato di lunedì proprio perché si tratta di un giorno che normalmente i parlamentari dedicano agli incontri col proprio territorio. Ma anche il lunedì diventa qualcosa di opinabile se nella scaletta delle priorità ci sono cose davvero importanti da decidere o discutere.

Forse, come si vedrà dal dialogo che qui riportiamo, qualcosa sta davvero cambiando, magari in una direzione finora sconosciuta non soltanto ai parlamentari nuovi che si ritrovano per la prima volta alle prese con un mondo difficile di per se', ma anche per chi in qualche modo li ha mandati lì pur non potendoli scegliere nome per nome e quindi sulla fiducia personale. Ma anche questo è un tema che molto presto richiederà una discussione decisiva.



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