NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il patrimonio "dimenticato" di collezioni e musei

Nella cassaforte dei pazienti raccoglitori di cimeli e testimonianze della provincia e della città di Vicenza vengono custoditi autentici tesori che spesso non vanno oltre la conoscenza degli addetti ai lavori - Il collegamento con la scuola non può essere la soluzione e rimane il ruolo possibile delle amministrazioni per evitare una dispersione gravissima quanto prevedibile del "patrimonio dimenticato"

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Il patrimonio "dimenticato" di collezioni e musei

(g. ar.)- Ci sono ex garage e cantine, ex officine o ex trattorie riempite fitto fitto da un tesoro che non si vede anche se spesso se ne conosce l'esistenza: è il tesoro dei ricordi di qualità, di tutti quei cimeli che per rarità e peso specifico storico di grandissimo interesse se ne stanno raccolti in qualche luogo perfino improbabile per rivedere ogni tanto una luce saltuaria. Accade solo quando qualcuno organizza una rassegna sul tema e chiede aiuto ai collezionisti. È il momento in cui ci si rende conto dell'esistenza di questa enorme ricchezza.

È un patrimonio davvero dimenticato o addirittura sconosciuto? Se non lo è il rischio di un oblio progressivo e completo sicuramente lo corre. Il fatto è che, parlando di passato e di testimonianze del passato, ancora non ci siamo assuefatti al concetto base degli storici che giustamente sostengono appunto la cura oltre che la migliore conoscenza del passato di ciascuna cultura e tradizione per assicurarci della migliore conoscenza del presente e della previsione per il futuro.

Fatto sta che lo stato delle collezioni e dei musei presenti in provincia di Vicenza, una massa davvero imponente, ricchissima, ma anche praticamente sconosciuta ad eccezione degli addetti ai lavori, denuncia non da oggi una condizione a dir poco meno che soddisfacente, soggetta alle sventolate del caso più che uniformata ad un qualunque progetto accettabile.

Il patrimonio "dimenticato" di collezioni e musei (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)A parte i luoghi della conservazione istituzionale, come è il caso del Museo del Risorgimento sono i piccolissimi musei e le collezioni grandi e piccole a rappresentare la parte sofferente del settore. Che cosa possono fare le amministrazioni in concreto. Cerchiamo di scoprirlo con LUIGI CHIMINELLO presidente del Museo della Paglia di Crosara, IVANO PASQUALE Museo della Grande Guerra di Salcedo, LORIS PASQUALE Museo della bicicletta d'epoca di Salcedo e MAURO PASSARIN conservatore del Museo del Risorgimento di Vicenza.

Lo spunto lo ha offerto incidentalmente la mostra aperta in Basilica in occasione dell'arrivo a Vicenza del Giro d'Italia. Tema la bicicletta, ovviamente, gli organizzatori della tappa a Vicenza, cioè quel gruppo di Vicenza Sport che alla fine come si è visto ha svolto un ottimo lavoro di messa a punto di tutto quel che riguardava l'avvenimento sportivo, sono arrivati in Basilica un centinaio di bici d'epoca. Perfino riduttivo utilizzare questa definizione. Troppo semplice.

La verità è che nei corridoi della mostra i numerosissimi visitatori hanno incrociato il ciclismo degli ultimi 150 anni, vale a dire dalle origini ad oggi: la prima bici francese del 1870, i primi esemplari inglesi con l'alba dei meccanismi di differenziazione dei rapporti, su su fino ad arrivare a quella fine degli anni 30 che per merito di Tullio Campagnolo rappresentano il punto di riferimento cardine della storia del pedale: la salita del ciclista Campagnolo che faticava per raggiungere la sommità di Croce d'Aune fu il frutto originale del cambio che vediamo ancora oggi,dai rapporti posti sui due lati della ruota posteriore che occorreva staccare e girare di 180 gradi per poterli utilizzare, fino al primissimo cambio sul telaio e poi sul manubrio.

Ci si è chiesti naturalmente, proprio andando ad ammirare questa fantastica mostra della bicicletta, da dove arrivasse tutto questo materiale e chi lo avesse assemblato fino a presentare una collezione così; la risposta ha rivelato ben altro, cioè uno sfondo di tale ricchezza ed interesse che la mostra in se' doveva venire considerata come la tipica punta dell'iceberg: sotto, a fare da base, c'era ben altro.

Il ben altro è custodito e in mostra per chi lo vuole vedere in una grande casa di Salcedo, pieno centro, dove il collezionista Loris Pasquale fa da anfitrione e tenta di spiegare che cosa si potrebbe fare di tutto questo se l'amministrazione comunale manifestasse un qualunque interesse. Con lui, Ivano, il fratello che per altrettanti anni, una trentina, ha messo assieme l'incredibile sulla Grande Guerra. Un mondo intero che davvero merita di essere riscoperto e divulgato.



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