NR. 08 anno XXIX DEL 27 LUGLIO 2024
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Edilizia e territorio tra crisi e conciliabilità

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Edilizia e territorio tra crisi e conciliabilità

Parliamo di questo meccanismo complessivo a più protagonisti che coinvolge ovviamente la banca: che ruolo ha veramente la banca e che colpe ha, se ne ha, nel fatto che ci sia stato un cambiamento così forte nella politica dei mutui, prima perfino troppo facili, adesso quasi impossibili....

GAETANO MARANGONI- Questo ingessamento che viviamo e che costa a tutti, dalle famiglie alle aziende e a tutta la filiera, nasce da un cambiamento epocale per cui un tempo il debito che cresceva e poteva crescere adesso ha oggi come sommatoria generale la necessità di limitare, bloccare ed evitare il default collettivo. Oggi la banca si blocca nel momento dell'erogazione del mutuo perché deve valutare e sapersi rispondere sul fattore di rischio costituito dalla capacità del soggetto di rimborsare il prestito e poi collegando il tutto alla stabilità dei redditi di quello stesso gruppo familiare che richiede il mutuo. Non è facile garantire o essere certi di questo. Per questo chi oggi ha in mano il paese deve riuscire a fare una retromarcia lungo questo infinito indebitamento e trovare una stabilità dei redditi per cui le famiglie possano sostenere un debito nel tempo. Non si torna al passato; se arriviamo al debito sul 75% vorrà dire che siamo al massimo possibile ma ci vorrà comunque tempo. Il bello del piano casa bene applicato dal Veneto è che ha usato una benzina costituita dalla volumetria per cui si è offerto di fare di più e meglio ma senza grandi finanziamenti necessari; ora c'è la riqualificazione energetica, un risparmio in termini di bolletta energetica che fruttando risparmio crea reddito e si può fare in direzione delle energie rinnovabili ma anche impegnandosi più semplicemente nel mettere mano a edifici che consumino molto meno: il 98 per cento degli immobili di una Vicenza vista dall'alto sono nella condizione di non avere progredito per niente sul piano della riqualificazione. Per questo io dico alla Regione proseguiamo così e studiamo una politica incentivante che vada in questa direzione; su questo c'è la disponibilità della banca che può esprimere tranquillità sulla operazione di riqualificare e quindi sull'affidabilità della risposta al debito. Non c'è bisogno di finanziamenti, ma solo di risparmio sulla bolletta energetica. La banca è un'azienda esattamente come la nostra azienda ed è sottoposta a un processo di trasformazione che è il nostro stesso. La banca ha il compito di far fronte alla crisi, alla serie di perdite costanti che sulla banca convergono richiedendo una ristrutturazione che è prima di tutto una sua stessa ristrutturazione, cioè la trasformazione del proprio produrre in una nuova efficienza. Dalla nostra parte dobbiamo immaginarci altre attività come il piano casa e sperando che ci sgancino a livello europeo dal concetto di piano di stabilità: ci sono filoni come la manutenzione delle scuole pubbliche di vastissimo interesse e di totale necessità di intervento. Ci sono 300milioni di euro che per il Veneto vorrebbe dire 15 milioni e circa due milioni a provincia; bisogna però chiedere all'Europa di aprire sul piano di stabilità e far arrivare un investimento molto più importante ad esempio nel settore delle scuole perché darebbe come risultato una nuova capacità per l'edilizia di ridiventare volano rispetto alla economia generale.

VIRGINIO_PIVA (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)VIRGINIO PIVA- L a riqualificazione pubblica o privata è il filone più promettente; è anche l'Europa che ci impone di diventare virtuosi da questo punto di vista e si creano opportunità di lavoro per tutte le aziende e tutte le dimensioni. Servono della burocrazia prima di tutto ma anche recupero della fiducia della gente perché molto di quel che accade oggi è legato anche al moltiplicarsi e all'assommarsi di paure che magari sono sproporzionate rispetto alla dimensione reale della crisi. In questa fase bisognerebbe invece metterci un certo coraggio e uscire dalla paura. È vero tutto quello che abbiamo detto, ma nei confronti dell'economia è stata fatta una politica quasi terroristica che ha contribuito a rallentare o bloccare le compravendite. Per me ci sono le condizioni oggettive per riprendere e anzi forse più in difficoltà di tutti in questo momento è lo Stato.

GIOVANNI_LOVATO (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)GIOVANNI LOVATO- Io auspico che veramente si vada in questa direzione; ci dobbiamo arrivare senza dubbio, questo nostro mondo è sommerso da mille complicazioni, da una burocrazia ossessionante. Vero che sarà difficile, non ce lo possiamo negare, ma bisognerà arrivarci perché è solo così che ci liberiamo e possiamo pensare di riprendere davvero a fare progetti e di tornare a lavorare nel modo migliore possibile, cioè quello che conosciamo.

 

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nr. 29 anno XVIII del 27 luglio 2013

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