NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Un Galileo irremovibile, ancorato al terreno

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

facebookStampa la pagina invia la pagina

Alessandro Lombardo

All’ora prevista dell’abiura vediamo che viene tolto il materasso, gli allievi provano a spostare Galileo ma lui è appunto irremovibile, è ancorato al terreno . Si inginocchia, abiura per paura del dolore fisico. Ho trovato molto interessante e anche ironicamente commovente il fatto che poco prima di rinnegare le sue tesi lui giri il viso dall’altra parte e poi alla fine invece, dopo che comunque ha scampato la pena di morte, l’opera finisca con lui che ha uno sguardo interrogativo rivolto verso il cielo.

“Sai, rientriamo di nuovo in quei segni-simboli interpretabili dove ognuno cerca. Lui ti dice, nel caso dell’abiura, di girare la testa dall’altra parte”.

Consideriamo il contesto storico in cui Brecht scrive l’opera: la prima stesura ufficiale è del ‘38-’39, lui la riscrive tante volte, pare che sia stato influenzato dalle ricerche della fisica sulla scissione dell’atomo, era il periodo del Nazismo, lui tra l’altro era già in esilio da alcuni anni. Come ti sei preparato personalmente?

Alessandro Lombardo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Ho dovuto fare memoria perché i giorni erano pochi e quando sai già le cose a memoria è più facile lavorare. Poi ho letto su Galileo i diari di lavoro di Brecht, gli scritti teatrali sulla regia, sia quelli che ha scritto prima sia quelli dopo la versione con Laughton, che era l’attore americano con cui aveva messo in scena in America, i suoi commenti sul personaggio. Tieni conto che tutto questo serve per darti una base dopodiché lo prendi e lo metti lì e forse qualcosa riaffiora. Questo è quello che faccio sempre io, come modalità, leggo del personaggio: una volta ho dovuto fare Mazzini, ti leggi la vita di Mazzini e poi come ne parlava Garibaldi nei suoi diari, leggi il periodo storico. Dopodiché la messa in scena è una visione di un certo tipo: tutto è materiale interessante da sapere e forse qualcosa di quello che leggi riaffiorerà da qualche parte in un modo non razionalmente scelto”.

Il personaggio di Galileo è molto particolare: è esistito realmente, le sue ricerche hanno sollevato delle problematiche filosofiche che, come vediamo da questa pièce e dal fatto che gli artisti abbiano bisogno di rappresentarlo ancora, non si sono del tutto esaurite, anzi. Cosa ti lascia e cosa pensi ti lascerà ancora in futuro un personaggio come questo?

“Sicuramente un personaggio che era molto preso, almeno questa è la mia interpretazione del carattere. Nekrosius ha dato molto l’impronta in questo workshop, e in generale alla rassegna, al carattere delle persone, non dei personaggi. Il carattere che viene fuori e che abbiamo costruito in questo Galileo è molto “temperamentoso”, ha un’idea fissa: il cielo e quello che accade lassù. Lui sacrifica tutto il resto, affetti, cari, la vita, la libertà per questa cosa. Invidio molto le persone che hanno questa visione perché non disperdono le energie: vai in una direzione molto precisa senza essere prevaricante rispetto agli altri ma ponendo giustamente la tua visione della tua vita. In un certo senso questa cosa è venuta fuori molto forte e molto presente. C’è una battuta di una scena che non è stata inserita, dopo il primo ammonimento della Chiesa si dedicano ai corpi galleggianti e gli dicono: “ma perché non ci dedichiamo alle macchie solari? In Olanda studiano le macchie solari”. E lui risponde: “perché ci stiamo dedicando ai corpi galleggianti”- “Si ma quelli fanno le macchie solari, non potete stare zitto, ormai siete troppo famoso!”- “ Si ma mi hanno fatto diventare famoso perché sono stato zitto!”-“ Ma non potete più permettervi di stare zitto:Tutta Europa scrive perché voi rispondiate!”-“Ma potrò permettermi di non finire su un fuoco di legna come un prosciutto!?”. È chiaro che è un testo molto ricco, non è una messa in scena tradizionale di Brecht quello che fa lui, forse è più teatro epico fatto così che non nel modo così detto classico. Io ho visto molti suoi spettacoli, è molto più fedele all’autore così di chi invece rispetta ogni singola virgola”.

Perché centra l’essenzialità.

“Esatto, lui centra molto in mezzo alle righe,va a trovare quelle cose lì che poi ti resta una sensazione: lui dice molto spesso questo, che non c’è niente da buttare via perché di uno spettacolo ti ricordi quel particolare che nel testo sembra essere una cosa qualunque. Ed è vero di molti spettacoli, anche che ho fatto io, le persone mi citano dei momenti che da testo non ci sono”.



nr. 35 anno XVIII del 12 ottobre 2013

« ritorna

Come installare l'app
nel tuo smartphone
o tablet

Guarda il video per
Android    Apple® IOS®
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar