NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La mensa pubblica spia del disagio sociale

Centinaia di persone si presentano almeno due volte al giorno alla porta di chi prepara pasti gratuiti per tutti - Il dato rilevante è che negli ultimi tre anni alla partecipazione più massiccia degli extracomunitari si sono aggiunti sempre più numerosi gli italiani

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La mensa pubblica spia del disagio sociale

(g. ar.)- Lunghe, lunghissime code davanti al portone della mensa gratuita: due o tre volte al giorno la scena si ripete e chi si presenta trova accoglienza e un piatto caldo. Sembra un affresco d'altri tempi invece la realtà è cruda, visibile, senza possibilità di equivoci. Sono ormai una ventina d'anni che in città sono attive le mense, senza un segno di discontinuità e anzi manifestando la tendenza continua ad aumentare i numeri.

La novità da cinque anni a questa parte è costituita semmai dall'identità delle persone che si presentano per ricevere il pasto gratuito. Per parecchio tempo è parso che la questione fosse esclusivamente di pertinenza degli extracomunitari, gli stranieri che per mancanza di lavoro o per qualche altra ragione si presentavano (e si presentano) ricevendo in cambio assistenza senza ombra di interrogatori da parte degli operatori che lavorano da volontari per tutte le associazioni impegnate in questo particolarissimo settore.

La mensa pubblica spia del disagio sociale (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)L'identità delle persone però sta rapidamente cambiando ed ora qualsiasi associazione può testimoniare che la maggioranza degli attuali clienti è rappresentata da italiani, cioè da vicentini, direttamente coinvolti e schiacciati da una crisi sempre più pesante ed alla quale non si riesce a dare un termine di chiusura: mutui da pagare senza più i mezzi per riuscirci, famiglie che si rompono e che creano il problema nel problema di una ripartizione di reddito già insufficiente: queste principalmente sono le motivazioni che portano al margine della vita civile centinaia di persone, situazioni personali o di gruppo familiare che può avere come conseguenza estrema quella del passaggio diretto dallo stato della più assoluta normalità, magari con qualche piccolo problema, a quello di un'altra scelta, assolutamente dirompente, e cioè quelle di abbandonare la casa e rimediare giorno per giorno la sistemazione precaria: sotto un ponte, oppure nei dormitori pubblici quando si trova posto. In poche parole, si arriva alla vera e propria vita da barbone. E il discorso non può che proseguire lungo questa logica.

Altro tema strettamente connesso a quello delle lunghe e visibilissime code davanti alle sedi di distribuzione delle mense gratuite in città è quello dei senza tetto, le centinaia e centinaia di persone che passano la notte con l'unico riparo di qualche foglio di cartone, oppure dentro un rifugio improvvisato in qualche complice portone, sempre che non vengano scoperti e cacciati. Questa situazione è altrettanto eloquente rispetto a quella delle mense: si calcola che siano circa 60mila le persone senza dimora presenti sul territorio italiano e circa 14mila del totale si trovano a vivere soltanto a Milano, questo dà già una misura precisa dell'entità del fenomeno complessivamente considerato.

Se poi qualcuno pensa che il problema sia circoscritto agli immigrati stranieri nel nostro territorio si sbaglia di grosso: 4 senzatetto su 10, infatti, sono italiani. Vicenza riflette queste percentuali con una fetta prevalente di uomini (88%) la cui età media è di 35 anni.

Ci sono del resto i numeri a testimoniare di che cosa stiamo parlando, i numeri assolutamente impietosi diffusi dall’Istat per conto della “Federazione italiana organismi per le persone senza dimora”: non lasciano molti spazi alle libere interpretazioni. C'è ora la convinzione, semmai, di trovarsi di fronte ad una vera e propria emergenza di cui la società civile dovrà prima o poi farsi carico perché il rischio è realmente ormai quello di una esplosione sociale senza la possibilità di una misura prevedibile.

In Piazza discute di disagio sociale e mense pubbliche con FABIO DE LUZIO presidente dell'associazione Ozanam, DANIELE SAVERINO operatore del Mezzanino, RENATO RIVA segretario CISL per il settore sociale, LUCA BERTOLDO operatore Caritas nelle case S. Lucia e Beato Luca Bertoldo e sempre per la Caritas GINETTA CAPPON di casa S. Lucia.



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