NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Eros e Thanatos, vita vissuta e tragedie greche

Intervista a Serene Sinigaglia che ha portato all’Olimpico la conferenza spettacolo in cui si racconta la genesi de “Le baccanti” di Euripide

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Eros e Thanatos

Questa settimana per il 66° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico è andata in scena la conferenza spettacolo “Eros e Thanatos” diretta e interpretata da Serena Sinigaglia in cui viene raccontata la genesi de “Le baccanti” di Euripide che la Sinigaglia portò inscena proprio all’Olimpico molti anni fa, ai tempi della direzione artistica di Glauco Mauri. Con lei sul palco due attori, Sax Nicosia e Sandra Zoccolan che danno corpo a momenti di vita vissuta e a brani delle tragedie greche in un vero e proprio viaggio fisico e mentale che l’autrice intraprese per cercare punti di contatto tra la nostra cultura e quella di un paese “nuovo” come l’Albania.

 

Nella pièce dici che le cose eterne ti fanno paura, per questo non vuoi tatuaggi. Muore l’amico che ti ha regalato il buono per il tatuaggio e tu non solo corri a fartelo fare ma dichiari anche il tuo amore per i classici greci. Ciò che è “culturalmente eterno” oggi viene smontato e destrutturato. Questo non vuol dire in qualche modo trasmettere una visione parziale?

Eros e Thanatos (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Serena Sinigaglia: “Dipende da come destrutturi e da quale opera destrutturi, non tutte le opere si prestano. Quando sono con autori troppo grandi al massimo, nel caso di Euripide taglio dei cori perché o non mi ritengo io in grado di tradurli in termini teatrali efficaci e vivi, cioè farei una roba morta, oppure perché sono un rallentamento dovuto a una forma teatrale che non è più la nostra. In Shakespeare mi limito semplicemente a tagliare le ripetizioni perché quando lui andava in scena la gente urlava e strillava, andava lì per fare tutto tranne che guardare teatro. Lui faceva come nelle telenovelas, faceva la puntata precedente, non c’era il concetto del teatro di noi oggi con tutti zitti che ti guardano. Peter Brook dice sempre che tu puoi fare tutto perché l’arte è soggettiva ma non è arbitraria, cioè tu esprimi il tuo punto di vista ma lo metti in relazione con quello degli altri, devi poterlo raccontare: è un atto che media i sentimenti e le viscere con la ragione”.

La scena del dizionario di greco, il Rocci, è meravigliosa: la traduzione di un solo verbo è una pagina con significati diversissimi dipendenti dal contesto. L’applauso a scena aperta di tutti questi studenti sulla cavea dimostra che forse in qualche modo questa parte dello spettacolo è comprensibile solo da chi studia queste cose: si è sempre sentito dire che il greco è difficilissimo, più del latino, e tu definisci il latino marziale, fai la proporzione greco=Mozart:latino=Wagner. Questo me lo devi spiegare!

“Come hai potuto constatare dalla traduzione di quel verbo che vuol dire tutto e il contrario di tutto, il greco è una lingua di cui devi conoscere la cultura, gli usi, i costumi sennò non la traduci, non è matematica. Il latino è la prima grande lingua “matematica”, cioè il latino è un’equazione matematica: se tu conosci la grammatica e hai il tuo Castiglione- Mariottti (celeberrimo dizionario di latino ndr), lo traduci. Cioè, devi conoscere molto bene la grammatica, l’analisi logica, la perifrasi delle frasi. Il greco certo che è molto difficile, perché oltre a dover conoscere la grammatica di una lingua ancora più antica, l’analisi logica, parti comunque da zero, perché se la stessa frase la dice uno stoico o un epicureo o un tardo del IV secolo o uno del pre V secolo… È evidente che è un paradosso, Wagner è un grande autore di costruzioni, di enormi architetture, non a caso Coppola ha usato “La cavalcata delle walkirie” nella scena degli elicotteri in Apocalypse now. Il greco non farebbe mai una roba del genere: il greco è folle come le follie e le complessità impreviste di Mozart che ti fa la Regina della notte”.

Che mentre fa quei vocalizzi dice: “Non sarai mai più mi figlia se non uccidi Zarastro”.

“Esatto. Però io ho litigato con un sacco di gente che non vuole sentirsi toccare il latino”.



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