NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Dalla poesia alla canzone

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Quando sono state scritte le musiche di questo spettacolo e quale è stato il criterio utilizzato? Considerato che comunque si tratta di poesie famose, è anche vero che tante volte c’è questo dibattito sul fatto di musicare la poesia perché la poesia ha già una sua cadenza e una sua musicalità, per cui tanti ritengono superfluo. Però lo stesso Ginsberg molte volte si accompagnava con degli strumenti.

ginsberg (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Certo, Ginsberg diceva che la via oltre la pagina stampata è la musica. In realtà lo stesso Ginsberg sapeva bene, come sanno tutti gli studiosi di poesia o le persone che amano la poesia, che la poesia da brevissimo tempo non è cantata, è sempre stata cantata fin dagli albori della umanità. Una cosa che abbiamo perduto è per esempio la conoscenza di che cosa sia esattamente la metrica: adesso consideriamo la metrica da un punto di vista quantitativo, una questione di ritmo e di accenti, ma la metrica antica (e la metrica che cercava anche Ginsberg) è una metrica di tipo qualitativo, cioè ha a che vedere con la lunghezza delle sillabe. Se ci si pensa bene, la lunghezza delle sillabe ha a che vedere con il senso di ciò che si sta dicendo, perché quando parliamo se la parola senso ha una sillaba più lunga…”.

Accentua il significato a seconda di come gestisco il fonema?

“Non il fonema ma tutta la frase. Non è un’operazione calcolata, è un’operazione istintiva e intuitiva se io sto davvero cercando di dire qualcosa”.

Nella Beat Generation la poesia era molto considerata, tant’è che come vediamo c’erano delle vere e proprie comunità, circoli, e c’era l’esigenza di documentare con foto e filmati le attività di questi poeti come Burroughs, Ginsberg e tutti i loro amici. Come mai in quel periodo la poesia era tanto importante? Lei tra l’altro alla conferenza ha sollevato il problema dell’identità delle comunità, dell’Io e degli altri.

“Prima di tutto Ginsberg non è identificabile solo con la Beat Generation ma anche dopo e prima. La Beat Generation è durata pochissimo, quel gruppetto si è ritrovato per pochissimo tempo, poi Ginsberg più tardi era molto legato al movimento Punk Rock, come Burroughs anche a New York. Perché la poesia? Penso che in quegli anni ci fosse da parte dei giovani americani bianchi la necessità di ritrovare delle radici, si potrebbe usare una parola abbastanza esplosiva, spirituali. Queste radici, paradossalmente, questi personaggi sono andati a cercarle nella cultura nera: per esempio il lavoro che fa Kerouac nella prosa e Ginsberg nella poesia sul metro e sul ritmo è direttamente influenzato in maniera cosciente dalle forme del primo jazz e blues. Ginsberg stesso dice che se l’anima, the soul, dell’America non è morta, è grazie al soul, cioè alla musica soul e cita spesso Kerouac, che una volta ha detto che la cultura americana, potremmo dire oggi occidentale, ha un debito enorme e non dichiarato nei confronti della cultura africana”.

grotowski (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il teatro di Grotowski è centrato sull’essenzialità: voi vi siete trovati dentro all’Olimpico, qual è stata la problematica che vi siete posti, dovendovi confrontare con questa struttura incredibile?

“La prima reazione è di stupore, di un posto talmente bello e di come in passato i nostri padri fossero capaci di fare cose così belle, che ci fossero artigiani capaci di fare queste cose e vedendo i teatri che si costruiscono oggi ti viene da dire che cosa abbiamo perduto. E poi si tratta di cercare di abitare questo spazio non per sfruttarlo ma per rendergli anche omaggio. Tutto quello che siamo e sappiamo è frutto di una conoscenza concreta, pratica che è data da migliaia e migliaia di anni: stiamo in piedi sulle spalle di altri e questi luoghi spesso ci ricordano che abbiamo degli antenati e che non siamo meglio di loro”.

Lei all’inizio mi ha detto che non c’è nessun metodo di Grotowski, però effettivamente tutta la critica è concorde nel dire che il teatro è cambiato.

“Certo, il teatro è cambiato dopo Grotowski, in campi estremamente importanti, per esempio l’utilizzazione del testo, il modo in cui il testo viene utilizzato drammaturgicamente, l’inserimento degli spettatori in una drammaturgia legata all’azione in scena, la nozione di allenamento fisico e vocale non come un esercizio ma come un’eliminazione dei blocchi, l’utilizzazione dello spazio scenico inserita in una drammaturgia. Tutto questo e altri aspetti ancora hanno rivoluzionato il teatro del XX secolo. Però, attenzione: non è stato solamente Grotowski a fare questo, ci sono stati anche altri fenomeni importanti e soprattutto tutto questo è successo in un momento che ha reso possibile che queste rivoluzioni potessero essere recepite da altri ed accolte”.

 I tempi erano pronti.

“Esattamente”.



nr. 38 anno XVIII del 2 novembre 2013

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