NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Non solo “povero Silvio”

Intervista ad Antonio Cornacchione, l’attore che “piange” Berlusconi, protagonista a Lonigo di uno spettacolo che mette a nudo l’inadeguatezza del sistema a rapportarsi con i cittadini

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Non solo “povero Silvio”

La stagione della prosa del teatro di Lonigo si è aperta con una nuova commedia che vede in scena due bravi attori, il comico Antonio Cornacchione e Lucia Vasini, attrice di teatro e televisione, moglie di Paolo Rossi. Lo spettacolo si intitola “L’ho fatto per il mio Paese” e sulla locandina c’è un claim che dice: “Lei è il ministro del lavoro, lui un lavoro non ce l’ha più”. Scritto da Cornacchione insieme a Francesco Freyrie e Andrea Zalone, autori del programma “Crozza nel Paese delle Meraviglie” di Maurizio Crozza, la pièce fa ridere ma solleva il problema della disparità di ceto sociale e soprattutto dell’inadeguatezza del sistema a far parte della quotidianità dei cittadini, a partire dai conti che vengono fatti su tasse, esoneri, rimborsi e quant’altro e che vengono sbagliati per ragioni banalissime, come non riuscire a usare correttamente Excel. Una commedia brillante ma di riflessione che punta il dito contro la dirigenza di Roma in un modo che si avvicina al pubblico molto più di quanto possa avvenire con la televisione perché il personaggio è perfettamente aderente alla realtà di tutti e di tutti i giorni e il pubblico ci si può identificare maggiormente, complice il fatto che a teatro la vicinanza e l’identificazione sono maggiormente reali e concrete.

 

In questa nuovissima pièce parlate di un uomo senza soldi, senza lavoro, costretto a disdire l’affitto e di una ministra decisamente benestante e raffinata che viene rapita dal protagonista perché è colei che ha emanato il provvedimento che ha causato i problemi di cui sopra. Oggi la gente è sfiduciata nella politica, come mai avete voluto mettere questo personaggio così privilegiato in qualche modo sullo stesso piano di quello del “disperato”?

Antonio Cornacchione: “Lei è stata sequestrata da me perché la ritengo responsabile dei miei malanni e di problemi non soltanto economici ma anche personali perché questo ha tracimato in un progetto di nuova vita con una nuova persona che io pensavo di poter sposare. Nel corso della commedia queste due personalità, che sono separate dal proprio ceto sociale, si trovano uniti in qualche modo da una situazione, una di privazione della libertà l’altro della privazione economica, che convergono in una cosa che chi viene a vedere lo spettacolo vedrà!”.

Non solo “povero Silvio” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Lucia Vasini: “Non c’è niente da ridere sulla situazione attuale, infatti il bello è vedere che lui è disperato, però per riuscire a creare una comicità. Benigni, quando ha fatto “La vita è bella” ha trovato questa chiave che però tu trovi quando fai incontrare il pianto e il riso e quindi diventa poesia. È un work in progress, nel senso che comunque si vede e si assiste alla sofferenza del personaggio, che è lui, e a una consapevolezza dell’altro, c’è una specie di travaso ed è interessante da un punto di vista umano perché vedi proprio questi due punti di vista che alla fine si incontrano. Questo è interessante perché alle volte noi abbiamo uno sguardo sulla realtà che è schematica e non riusciamo mai a vedere”.

Secondo voi cosa vuol dire quando un popolo riesce a ridere dei propri grandi problemi? Quando un problema è superato non fa più ridere? Considerato anche che oggi si dispone di tanti mezzi tecnologici e culturali per poter risolvere tante situazioni. Oggi una scena come quelle degli anni ‘50 forse non fa più ridere per la tematica, quali sono le cose che oggi tutt’oggi riescono ancora a divertire e quelle che non fanno ancora a ridere? Parlando della crisi qualcuno rimane un po’ disturbato?

L.V.: “Qua rientriamo nell’ambito teatrale specifico della commedia: c’è la comicità di situazione e la comicità del personaggio. Se tu crei una situazione comica, all’interno il personaggio può essere drammatico, anzi, molto meglio se lo è perché farà ridere. Allora la situazione paradossale e surreale, noi non è che ci stiamo affrontando, due categorie (la classe dirigente e il licenziato), su un terreno neutro: uno che rapisce un ministro e non ce la fa. È lei che alla fine gli fa fare il rapimento, cioè si ribalta la situazione e per renderla comica devi mettere alle persone dei bisogni ridicoli, per esempio che lui vuole andare via con la brasiliana, non è che lo fa per il suo Paese, lo fa per se stesso”.

Ma non è un bisogno ridicolo: vuole rifarsi una vita.

A.C.: “Infatti, per lui è una cosa essenziale”.

L.V.: “Non puoi dire che lo fai per un fatto politico: lui combatte per se stesso”.

Cornacchione, le origini meridionali non hanno influito sulla sua comicità: lei è riconosciuto come un comico milanese ( l’attore è nato in Molise ndr) . Come mai a Milano tutta la tradizione teatrale meridionale non ha contaminato quella milanese?

A.C.: “Secondo me invece il bello della comicità milanese è questo: che non puoi dire che c’è una comicità milanese e una meridionale che non si sono mai incontrate, c’era una comicità milanese che si è incrociata con altre che sono arrivate e ha fatto venire fuori quella scuola in cui c’è dentro Jannacci, o anche Celentano,Paolo Rossi. Se parliamo di tradizioni più vecchie rimangono le maschere, allora a Milano c’è una grande tradizione di maschere, ma come i bolognesi e tutti quanti. La Commedia dell’Arte: anche il Tecoppa è una maschera milanese, è uno che la mette sulla miseria e lotta con queste cose qui”.

Non solo “povero Silvio” (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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