NR. 04 anno XXVII DEL 19 MARZO 2022
la domenica di vicenza
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Quando a parlare sono le donne ammazzate

Il tema del femminicidio al centro della pièce “Ferite e morte” scritta da Serena Dandini, ne abbiamo parlato con Lella Costa, l’interprete principale esibitasi al teatro Astra di Schio

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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“Ferite a Morte”

“Ferite a Morte” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questa settimana al Teatro Astra di Schio è andata in scena una pièce di cui si sta parlando molto: “Ferite a Morte”. Scritto e diretto da Serena Dandini, la spettacolo ha come protagonista principale Lella Costa che si alterna sul palco con altre attrici. Il tema è quello del femminicidio, e in questo caso i dati della cronaca vengono esposti e raccontati dalle vittime, donne uccise che parlano da morte raccontando la loro esperienza che ha per tutte alcuni tratti comuni: “Ferite a Morte” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)indipendentemente dall’estrazione sociale o culturale, tutte queste donne si interrogano, dubitano di loro stesse, pensano di essersela cercata o di esserselo meritato. la narrazione viene organizzata sul modello del racconto episodico, che si conclude nell’arco di tempo di pochi minuti e che è tenuta insieme, appunto, da ciò che accomuna tutte le vittime di femminicidio di tutto il mondo e di tutte le epoche. Lo spettacolo è interessante e sicuramente utile ma ha delle pecche registiche inaspettate, prima tra tutte la caratterizzazione forzata e superflua dei personaggi. Tutti gli accenti dialettali risultano imitati: siciliano,napoletano, perfino russo, vengono utilizzati in modo improprio con errori di fonetica e di pronuncia. L’appartenenza alle classi sociali, alla fascia d’età e al territorio regionale o nazionale, vengono spesso trasposte con delle caratteristiche che si avvicinano inutilmente al cliché. Un tema così pregno si esprime da sé e certe forzature formali possono risultare solo penalizzanti sul piano qualitativo di uno spettacolo teatrale. Tutte le informazioni su www.feriteamorte.it . Abbiamo incontrato Lella Costa.

 

“Ferite a Morte” (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)È un progetto internazionale che coinvolge anche attrici straniere come Serra Yilmaz che ha portato il monologo a Bruxelles per parlare di Istanbul o anche Mailka Ayane, ma anche reali ed esponenti della politica internazionale.

Lella Costa: “Quelle sono cose diverse, sono i reading. Il nostro è lo spettacolo che sta girando l’Italia, che prevede un cast di sole 4 attrici e che è diverso: ha un impianto, una struttura e una regia della stessa Serena Dandini ed è una cosa diversa. Poi che partecipino attrici, e non soltanto, in giro per il mondo, anche quando lo abbiamo fatto in Italia come reading, il nostro è un progetto teatrale”.

Quindi i video che si vedono sul vostro sito, anche nelle altre lingue sono i reading?

“Certo”.

Come siete riuscite a creare questa rete grandissima tra i reading, le attrici e i politici?

“I politici… sono LE POLITICHE, non i politici, è diverso. Purtroppo questo qui è considerato ancora un patrimonio squisitamente di genere, ma giustamente. Queste sono proprio parole di donne, sono testimonianze femminili e quindi diamo voce noi, forse perché era il momento giusto per trasformare i dati che tutti sanno da molto tempo in una narrazione collettiva pubblica che toccasse e coinvolgesse a livello emotivo le persone. Non è che sia una novità che le donne vengano uccise una ogni due giorni, più o meno quella è la media internazionale in tutto il mondo. Abbiamo fatto (Serena Dandini per prima insieme a Maura Nisiti che ha raccolto i dati) un libro, un reading e adesso uno spettacolo per fare sì che queste cose arrivino”.

In pochissimo tempo: in sei mesi siete riuscite ad andare a Bruxelles, a Washington.

“Intanto un anno e non sei mesi, perché il progetto è partito un anno fa”.

Un anno è comunque poco lo stesso.

“Eh ma le donne quando si mettono a fare le robe le fanno molto meglio di chiunque altro!”

La Dandini l’ha impostato come l’ “Antologia di Spoon River”, cioè sono le donne morte che parlano. Dai dati che avete raccolto, come cominciano queste cose? Quand’è che la vittima si rende conto che a certe cose doveva dare il peso che invece non ha dato, la sfumatura che inquieta alla quale però non si dà importanza?

“Noi non ci permettiamo di giudicare le vittime proprio perché essendo vittime c’è in giro la pericolosa deriva a farci credere che in fondo se ci è successo è perché ce lo siamo meritate. Allora vorrei che si stabilissero bene le graduatorie e le gerarchie delle responsabilità: gli uomini ammazzano le donne, la violenza sulle donne è un problema degli uomini, punto; poi da qui noi possiamo anche fare delle analisi ma non per andare a cercare le colpe e le responsabilità delle donne ma per condividere il più possibile queste storie anche nei dettagli, nei particolari di vita quotidiana e la cosa importante e bella è che quando vedono questo spettacolo, TUTTE le donne di tutte le età si riconoscono in qualcuno di quei passaggi intermedi. Quindi speriamo che questo possa funzionare come prevenzione ma se a questo non corrisponde una rete sociale autentica, fatta di politica, di istituzioni, di prevenzione vera e di accoglienza vera delle tematiche legate a questa cosa qui, non andremo da nessuna parte”.

“Ferite a Morte” (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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