NR. 05 anno XXVI DEL 31 GENNAIO 2021
la domenica di vicenza
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Quando l’ambiente influenza anche la musica

Al comunale “Suggestioni scandinave” il concerto dedicato alle composizioni del norvegese Grieg e al finlandese Sibelius

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Quando l’ambiente influenza anche la musica

Peer_Gynt (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La stagione della sinfonica al TCVI giunge al giro di boa con un meraviglioso concerto dedicato ai due maggiori autori scandinavi, il norvegese Edvard Grieg e il finlandese Jean Sibelius. Il concerto è stato chiamato “Suggestioni Scandinave” ed è iniziato con Il “Valse triste” dall’opera “Kuolema” di Sibelius, per proseguire con il Concerto per Pianoforte e Orchestra in La minore Op.16 di Edvard Grieg e, sempre di Grieg, le due celeberrime suite di “Peer Gynt”. Sul palco l’Orchestra del Teatro Olimpico diretta dal M° Giampaolo Bisanti e il pianista Roberto Cominati che ci ha regalato un fuori programma suonando “Fuoco fatuo” di De Falla. La serata è stata accolta con molta partecipazione dal pubblico al quale il M° Bisanti ha voluto regalare un bis con il famosissimo IV movimento della suite nr 1 di Peer Gynt, “In the hall of the mountain king”.

 

Il programma è dedicato agli autori più famosi della Scandinavia, il finlandese Sibelius e il norvegese Edvard Grieg. Qual è stata l’emozione che hai voluto raccontare con la scelta di questi brani molto lirici e poetici ma anche molto potenti e appunto suggestivi? il concerto viene presentato come “una crociera tra i fiordi” virtuale.

Bisanti-Podio (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Giampaolo Bisanti: “La Finlandia con Sibelius e la Norvegia con Grieg hanno prodotto due dei più grandi geni del romanticismo del XIX secolo. L’emozione di cui parlavi tu è partita dall’inizio di questa stagione: ho voluto costruire un percorso che toccasse i poli più famosi e meno decentrati in assoluto del Romanticismo europeo, per poi fare, in occasione dell’ultimo concerto di marzo, un salto oltreoceano e andare negli Stati Uniti. Sono due compositori che adottano un linguaggio particolarmente diverso uno dall’altro perché, pur essendo lo stesso periodo e quasi confinanti, Sibelius è sempre stato considerato un artista piuttosto ermetico, prendiamo il “Concerto per Violino” o le sue sinfonie. Sibelius rappresenta un po’ uno spostamento, una deriva del linguaggio classico inteso come Romaticismo Europeo, per cui noi apriamo con questo “Valse Triste” che è tratto da “Kuolema”, che è molto breve ma che enuclea, un po’ come ha fatto Shostakovich nel suo valzer, piccolissime idee molto semplici e sviluppate con questo continuo alternarsi tra temi molto tristi e temi più solari.

Conosco quei posti, ascoltando questa musica li “vedo”: è una musica che probabilmente è stata influenzata dall’ambiente in cui vivevano questi musicisti?

“Questo senza dubbio. Noi abbiamo proposto, prima di questo concerto, tutto un repertorio di Dvorak dove la musica a programma regna sovrana e dove, inequivocabilmente, tu senti la Moldava di Smetana o l’ VIII sinfonia di Dvorak, immediatamente ti catapulti in quei posti, non c’è niente da fare. La stessa cosa con Grieg: propone con Peer Gynt una musica cosiddetta incidentale, cioè lui dà alla musica quello che sostanzialmente al giorno d’oggi è il sottofondo musicale di un film e lo senti dal primo brano della prima suite, “The morning mood” cioè il sentimento di quando ci si alza al mattino, per avere subito come contraltare “La morte di Åse” che è il secondo brano, e nel corso di questo semplicissimo pezzo per archi con un modulo ritmico che si ripete a volte piano, a volte pianissimo, a volte con un crescendo o uno struggente fortissimo ma sempre uguale. Altri pezzi caratterizzanti di questa musica incidentale sono “In the hall of the mountain king” oppure “il viaggio di Peer Gynt verso casa” e anche nell’ultimo numero, che di solito ci si aspetta sempre un finale plateale, come in Petrushka: dopo tutto quello che viene esposto, si conclude in una totale dissolvenza, un po’come nella 2° suite”.

Mi sembra di sentire quasi delle sfumature russe, un po’ stravinskiane.

“Assolutamente, e anche un po’ tchaikovskiane: nel 3° brano della 2° suite ci sono degli elementi musicali che riscontriamo nel poema sinfonico di “Francesca da Rimini” di Tchaikovsky, questi movimenti cromatici dei violini a cui rispondono i violoncelli e via dicendo. “Peer Gynt” è molto particolare perché strumentalmente non è difficile, è tutta la varietà di colori e la descrizione che Grieg mette nella musica che sono difficili da realizzare, perché lui non tralascia niente, a volte è talmente chiaro quello che scrive nell’ agogica della sua musica che non c’è neanche bisogno di indicare “più lento” o “più veloce”. Lui sapeva perfettamente, a livello compositivo, dove mettere le mani, quali erano i limiti degli strumenti e soprattutto ha cominciato a cercare dei colori nuovi, tipo i corni in sordina, questo grande divario tra impeto strumentale e grande cantabilità”.

Roberto Cominati, questa sera suoni musica scandinava, tu hai inciso l’opera omnia pianistica di Ravel. A detta di alcuni riesci a interpretare in maniera personale e adatta gli autori francesi e spagnoli. Tu sei di Napoli, città con un’identità musicale propria come pochissime altre città al mondo e che nonostante sia stata influenzata da tantissime correnti come il blues, è riuscita a incamerare questi linguaggi e farli propri. Il linguaggio musicale della tradizione partenopea influisce in qualche modo nelle tue interpretazioni?

Roberto Cominati: “Nessuno di noi sa perché suona in una maniera piuttosto che in un’altra, posso sapere qualcosa riguardo ai miei maestri e quello mi potrebbe far pensare da dove arrivano certi modi ma di certo quella che è la mia capacità di fraseggiare può darsi che dipenda da quello. Credo che tutta la mia esperienza di vita abbia a che fare con quello che suono e quindi anche con Napoli. Trovare una connessione diretta e anche tangibile mi è abbastanza difficile, assorbire una cosa ma anche semmai fare l’esatto opposto perché una cosa ti sta stretta, quindi in alcuni casi, chissà potrebbe essere uno che suona in maniera per uscire da un mondo”.

Quando l’ambiente influenza anche la musica (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)



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