NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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“Zio Vanja”, il dramma di Cechov al Comunale

Intervista a Sergio Rubini e Michele Placido protagonisti sulla scena, affascinati soprattutto dalla contemporaneità dell’autore russo

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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“Zio Vanja”

marco_bellocchio (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Prosegue la stagione della prosa del TCVI con un grande titolo diretto da Marco Bellocchio, “Zio Vanja” di Anton Cechov, interpretato da Sergio Rubini nella parta di Vanja e da Michele Placido nella parte del prof. Serebrjakov , accolti dal pubblico vicentino con una standing ovation. Abbiamo incontrato Placido e Rubini con cui abbiamo analizzato l’opera. Con Michele Placido abbiamo parlato anche del suo avo Carmine Crocco, il più famoso dei briganti del Sud post-unitario, consideratissimo dai movimenti meridionalisti e neo filo borbonici.

 

Questo è uno dei drammi più famosi di Cechov. La vicenda alla fine si chiude su se stessa e non c’è una vera soluzione a quelli che sembrano i problemi. Questo tipo di avvicendamento degli eventi è abbastanza tipico di questa drammaturgia: ha influenzato anche il cinema, visto che tante volte si parla di “finale alla russa”. Come mai questo tipo di struttura narrativa si è tipicizzata da caratterizzare buona parte della drammaturgia e cinematografia di quelle aree?

Michele-Placido (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Michele Placido: “La domanda è prettamente letteraria. Io parto sempre dalle emozioni che ci sono in un testo o in un film, mi innamoro dei personaggi. Cechov è il padre di tutti questi aspetti, come dicevi tu, letterari o cinematografici “alla russa” perché è stato il più grande drammaturgo del secolo passato per quanto riguarda la letteratura russa ed è evidente che noi tcechov (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)eatranti o anche grandi cineasti (come Woody Allen, che non è certo russo) amano questo autore perché ha una capacità, attraverso i dialoghi quotidiani, di andare in profondità proprio nell’esistenza degli uomini, nulla è costruito come se fosse il grande teatro, e questa è forse la contemporaneità di Cechov. Questi personaggi parlano in una zona rurale della Russia di sentimenti, di affetti e tradimento ma anche di quello che sarà il nostro mondo un domani: come ci giudicheranno tra 100 anni? Perché vengono distrutti i boschi e la natura per avere più comodità nelle nostre case? Quando avremo distrutto il mondo fuori, cosa saranno le nostre case, dentro?”.

Il personaggio del dottore dice che ama la vita ma che disprezza la sua, parla di un lumicino pirandelliano in lontananza. Gli altri personaggi non sono tanto diversi, hanno un rapporto diretto con tutto ciò che è lontananza, sia fisica che temporale che affettiva: ciò che distante è visto come un miraggio più bello di ciò che hanno già. Zio Vanja si rammarica spesso di non aver fatto delle cose e non aver agito in un certo modo. Qual è il vero nodo irrisolto di questi personaggi che dicono di amare la vita ma in realtà non sopportano loro stessi?

Sergio Rubini: “Questi vivono in provincia e la condizione è di chi ritiene di essere fuori dalla storia, per questo l’altrove viene sempre visto come un miraggio o una promessa. Questo è tipico di chi poi vive in provincia e ritiene di non far parte dei meccanismi e dei gangli in cui si decidono le sorti del mondo. Sono personaggi che vivono solo sulla base di quello che riescono a proiettare e la vita vera non è mai lì ma da un’altra parte. Questo è ciò che li affligge ma questa condizione non è solo geografica, è psicologica: si può essere provinciali pur vivendo al centro di Roma, ci si può sentire sempre inadeguati e al posto sbagliato. la forza di questo testo è che racconta la condizione psicologica delle masse, della gente normale, di questa classe che avanzava, che era la borghesia: oggi non esiste più l’aristocrazia, i poveri vengono chiamati piccolo borghesi, per cui l’unica classe sociale è la borghesia , quindi le masse”.

 Qual è la visione teatrale di Bellocchio per questo testo e per il teatro in genere?

M.P.: “Cinematografica, lo dice: lui vede questi spettacoli come se fossero delle inquadrature in campo lungo, perché il teatro non permette il primo piano e il piano americano, però lavora sempre in funzione di un progetto anche cinematografico. Infatti, probabilmente, questo progetto teatrale andrà sullo schermo”.

Si vede anche da come illumina Helena quando parla col dottore.

M.P.:“Brava, questa proiezione cinematografica che lui ha, fa sì che anche il pubblico riceva una fascinazione diversa rispetto ad altri spettacoli che sono costruiti direttamente sulla teatralità: certi tempi che ai teatranti possono sembrare tempi lunghi o tempi morti in realtà, per lui, sono tempi di pausa, analisi e di cadenza, come se oltre alla parola parlasse anche il silenzio”.

michalkov_nikita (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Sembra un po’ Michalkov.

M.P.:“Sì, ne abbiamo parlato molto di questa cosa di Michalkov, abbiamo visionato delle pellicole russe per sapere a cosa andavamo incontro e con chi ci confrontavamo, poi naturalmente Marco è andato per la sua strada”.

(...)

 

“Zio Vanja” (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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