NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Tra bellezza e difficoltà di comunicazione

In scena al Remondini di Bassano lo spettacolo “Pretty, un motivo per essere carini”. L’interprete principale Filippo Nigro ci conduce per mano sulla scena tra commedia romantica e dramma

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Pretty- un motivo per essere carini

Twitter (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) @artiscenichecom

 

LOCANDINA (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questa settimana al Teatro Remondini di Bassano del Grappa è andata in scena la pièce “Pretty- un motivo per essere carini” del drammaturgo e regista neil-labute (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)cinematografico Neil LaBute. Lo spettacolo rimane in bilico tra commedia romantica e dramma ed è ambientato in un micro spaccato di proletariato urbano statunitense che viene espresso con un linguaggio emblematico povero e ripetitivo e che rispecchia le paranoie e la superficialità delle due coppie i cui rapporti vengono talmente condizionati dall’aspetto fisico da logorarsi senza motivo. Il testo comincia con una ragazza, Steph, che aggredisce verbalmente il fidanzato Greg perché le è stato riportato che lui ha detto che lei ha un viso regolare e che, però, non lo cambierebbe con nulla al mondo. Per Steph, non essere considerata “bella” dal suo ragazzo significa che il loro rapporto si basa sulla falsità e il non detto. Per questo motivo Steph metterà in discussione la relazione senza possibilità di replica. Abbiamo analizzato il testo con Filippo Nigro, interprete del ruolo di Greg.

 

Nei primi 20 minuti l’isterismo di lei si contrappone alla normalità e alla ragionevolezza del tuo personaggio: tutto parte dal fatto che lui definisce il suo viso come regolare e per lei questa normalità estetica è un handicap. Si parte da subito mettendo sul piatto il problema dell’incomunicabilità delle coppie. In questo rapporto a due, che valore hanno la ragionevolezza e le paranoie di lei?

Filippo Nigro: “La cosa che più mi colpiva del testo, più che il tema della bellezza, era la difficoltà di comunicazione: Greg che gira simbolicamente (ma neanche troppo) con un libro in scena, anche lui è un disadattato, non è troppo normale come personaggio però è uno che cerca di capire cosa ha detto. Diciamo che si apre questa porta d’ingresso, che è questa cosa che ha detto quest’uomo, che è un “viso normale”, che diventa un’accezione negativa e da qui succede il finimondo; considerazione normale per un uomo e quasi un insulto per queste donne, per questo spaccato. Si potrebbe dire che è anche il discorso della frustrazione e di quando la ricerca della felicità coincide con la ricerca della bellezza, come se essere felici equivalesse a essere belli. I famosi canoni estetici, e non solo, a cui cerchi di adeguarti. E comunque ti relazioni con gli altri e con l’immagine che gli altri danno di loro ma senza conoscersi realmente, per cui c’è tutta questa dinamica; tutto alla LaBute, perché lui scrive così, con un linguaggio abbastanza crudele e infame, tutto sommato”.

Anche povero se vogliamo.

nigro03 (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Molto povero perché lei è una parrucchiera, gli altri due sono dei magazzinieri in un supermercato e l’altra è una sorvegliante, quindi nell’adattamento magari queste cose si sentono di meno. Alla fine è anche un discorso sulla comunicazione, sulla crudeltà del linguaggio e su come sia insidioso proprio farsi capire, dire una cosa nel modo giusto e non essere male interpretato”.

Cos’è che fa gonfiare la discussione come se fosse un uragano? Sembra che il problema non sia nemmeno l’ascoltarsi ma il partire già col preconcetto che la persona che ami o il tuo amico, le persone care, ti stiano mentendo.

“Sì, che ti stiano mentendo però comunque è proprio un non capirsi, un non conoscersi: il suo migliore amico in realtà è quanto di più diverso. Sono quasi due simboli di uomo: lo stereotipo dell’ uomo “cazzone” e assolutamente negativo e l’altro, in fondo, è evidentemente un personaggio che si trova suo malgrado in una situazione assurda”.

Che cerca anche un po’ di evolversi.

“Ma infatti: quello che a me piaceva per tanti motivi, rispetto anche allo spettacolo che avevi visto tu (“Occidente Solitario” con Claudio Santamaria al ridotto del TCVI ndr ), cioè lavorare così lontanamente da uno spettacolo che era tutto esteriore, qui questo Greg è uno che riceve solo insulti, schiaffi, calci, parolacce e quindi è tutto un assorbire-reagire, buttare fuori”.

Sì ma quello che butta fuori è completamente diverso dagli stimoli a cui è esposto.

“Sì ma il fatto anche dei libri é il tentativo di capire: alla fine qual è la soluzione? Non c’è un finale hollywoodiano chiaramente, molti che hanno visto lo spettacolo hanno detto che si aspettavano un ricongiungimento invece lui le dice: “vai e sii felice”, ma non glielo dice in modo antipatico, perché lui comunque è anche una persona particolare nella sua delicatezza, potrebbe essere definito un nerd dolce, simpatico ma non uno stupido. La felicità non è come nelle favole o nei film, non passa attraverso quelle cose ma attraverso l’accettazione di chi sei veramente: forse ho capito chi sono veramente, forse, ma non lo so. C’è questa ironia di fondo un cui tutto sommato lui, da tutta questa cosa, ha capito come i rapporti sono montati e costruiti sul nulla: quali sono i rapporti che contano? Capisce che in questa relazione non funzionava nulla e gli crolla tutto quanto. Ogni personaggio ha una sua piccola crisi e Greg ha un percorso: togliendo i monologhi di 9 scene diverse, delle piccole tranche de vie, ogni scena potrebbe essere scollegata ed essere un mini spettacolo che però ha un collegamento con l’altra ma in realtà non lo ha nemmeno. Alla fine è un testo curioso, ma LaBute è così: anche il fatto di parlare, come dici te, crudo e povero ma anche di parlare della quotidianità, e mi piace è un testo in cui non devi avere filtri culturali. La persona molto colta può giudicarlo ma non parlo di quelli a cui danno fastidio le parolacce, in Occidente Solitario, capirai, li era drammatico: tieni conto che con tutto che è stato un grande successo noi avevamo ogni sera dai 5 ai 20 spettatori che si alzavano e se ne andavano perché infastiditi, questa è una commedia mascherata”.



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