NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Quando il personaggio è una “pentola a pressione”

Anna Cappelli, ambientato nella Latina anni '60, è un monologo che ha come protagonista una donna che si accanisce contro la sua condizione femminile e denuncia la sua terribile esistenza

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Anna Cappelli

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Prosegue la rassegna collaterale di prosa del Teatro Comunale di Vicenza “Luoghi del contemporaneo-prosa” con un monologo dal titolo “Anna Cappelli” ambientato negli anni ’60 la cui protagonista è una donna profondamente accanita contro la vita e che vede la sua condizione femminile necessariamente assoggettata a vincoli sociali come essere sposata con un uomo e il possesso delle cose. Il testo è stato scritto da Annibale Ruccello, drammaturgo, regista e antropologo. Nacque a Castellammare di Stabia (NA) ed ebbe una carriera brillante ma morì a soli 30 anni in un incidente nel 1986. Il suo titolo più famoso è il premiatissimo “Ferdinando”, ambientato nella Napoli postunitaria. “Anna Cappelli” è il suo ultimo lavoro e andò in scena postumo. A dare corpo ad Anna Cappelli al TCVI è stata l’attrice Maria Paiato.

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Questo è un monologo di Annibale Ruccello e non è molto diffuso nei cartelloni.

Maria Paiato: “È un monologo che alle attrici fa molta voglia di farlo, lo hanno fatto grandi attrici, la Marchesini ha provato a farlo”.

È la prova d’attrice perché regge da sola anche il dialogo.

“Si è proprio per questo che le attrici si divertono molto, ci sono sfaccettature infinite, il personaggio passa attraverso stati d’animo e situazioni moto differenti e quindi è uno spasso perché dalla cattiveria si passa alla dolcezza, alla seduttività alla scontrosità; è una bella gamma di colori”.

Il testo è stato scritto negli anni ’80, ambientato negli anni ‘60, e le donne negli anni ‘80 erano già molto diverse perché cominciava un’emancipazione che era la porta di quella di adesso. Oggi si parla molto di femminicidio, le donne sono più emancipate ma sembrano più fragili. Questo personaggio come si colloca?

“Io penso che questo non sia un monologo sulle donne ma che sia un monologo sull’uomo,su quello che abita l’uomo perché poi si tende a vedere solamente quello che fa Anna Cappelli ma intorno c’è anche la signora Tavernini, c’è Tonino, c’è tutta un’umanità che non ha saputo gestire un improvviso benessere, lo scoppio del boom economico. Lì era plateale ma noi siamo figli di quella gente lì, di queste persone che hanno visto che c’era la possibilità di avere delle cose e hanno cominciato a non capirci più niente e diciamo che nei rapporti tra le persone, purtroppo, siamo ancora vittime di questo fatto, c’è tutta una corsa all’avere”.

A identificare le persone attraverso gli oggetti che hanno.

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)“Sì e a trascurare quei rapporti che costruiscono veramente una persona. Io tendo a pensare che sia più questo il discorso: Anna Cappelli, perché è capitato che fosse una donna, ma in questa pièce noi tendiamo a dargli un connotato umano più in senso generale”.

Come attore, qual è il lavoro che si deve imbastire e poi sviluppare per mettere in scena un personaggio così rancoroso? Questo personaggio è una “pentola a pressione”.

“Sì, è una pentola a pressione; devi semplicemente cercare di aprire le battute, di guardare dietro alle parole e le possibilità che ti offre questo personaggio. Se tu leggi il testo ti sembra una donnina, una poverina che si lamenta, schiacciata, fragile e la è, perché alla fine è vittima di tutto questo, però dentro non è così buona, veramente c’è un pozzo nero profondo”.

Turba, un attore, mettere in piedi un personaggio così? Come spettatore si sente veramente il peso di questa persona che in 50 minuti ci porta davanti tutta la sua vita terribile.

“Questo è molto bello ed è giusto che sia così. Per quello che riguarda me, io devo dirti la verità, mi sono sempre molto divertita, anche perché nello spettacolo ci sono dei riferimenti musicali al cinema noir”.

C’è la musica de “La donna che visse due volte”, la scena di Carlotta Valdes, è molto utilizzata quella musica.

“Capito? Poi ci sono le musiche del cartone animato per bambini, ma anche per adulti, che è “Coraline”, per cui il personaggio propone questa roba così crudele e così nera, in un contesto anche un po’ distaccato e giocoso, al limite. Io non ho mai avuto momenti in cui mi sono sentita invasa da qualche cosa che mi dava fastidio, però mi piace molto che tu mi dica questo perché poi voi avete qualcosa anche che disturba e questo è anche bello”.

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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