NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Teatri, Schio raddoppia

Dopo l’Astra inaugurato il Civico, poche città hanno una così ampia disponibilità per fare cultura. Annalisa Carrara anticipa l’utilizzo dei due teatri: “Contenuti diversi per contenitori diversi”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Danzare per educare

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

 

Il teatro Civico di Schio ha riaperto recentemente con una serie di iniziative e appuntamenti dedicati che stanno coinvolgendo la cittadinanza il tutto in una rassegna che sta avendo molto successo. Grande spazio alle compagnie locali, ai laboratori e alla musica, con artisti di richiamo nazionale e internazionale con il recente spettacolo di Patrizia Laquidara e i prossimi appuntamenti organizzati da Schiolife con prestigiosissimi nomi della scena internazionale come Blixa Bargeld e Teho Teardo in scena il 17 maggio e il pianista degli Yes, Rick Wakeman il 30 maggio.

 

Cominciamo con una breve storia del Teatro, che è stato inaugurato nel 1909 e che poi ha avuto tante vicissitudini.

Annalisa Carrara: “Come gran parte dei teatri inaugurati all’inizio del secolo ha subìto due guerre e nel 1916 un incendio. Quei 7 anni sono stati di gloria, per l’inaugurazione gli spettatori arrivarono da tutto il vicentino con dei treni speciali, per cui l’evento memorabile. Dopo l’incendio il teatro viene ristrutturato, e i segni di quell’incendio sono stati mantenuti. È stato mantenuto un po’ tutto quello che è legato all’identità della memoria di questo luogo. Venne poi affidato a un impresario ma non c’era più una disponibilità economica tale da garantirne la gestione e negli anni ’50 chiude”.

Danzare per educare (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Nel suo spettacolo Patrizia Laquidara ha fatto un excursus in cui si parlava della musica dei migranti, la musica degli anni ’30 e la musica napoletana: nel suo racconto fa riferimento all’utilizzo di questo teatro come sala da ballo.

“È stata una sala da ballo importantissima, l’ultima attività a chiudere negli anni ’60, insieme al cinema, perché poi si erano dotati di proiettore e fu utilizzato come cinema, ma soprattutto il ridotto, quella che chiamiamo Sala Calendoli, se la guardi è proprio una meravigliosa sala da ballo. Fino agli anni ’60 i grandi strumenti di aggregazione erano il teatro, il cinema e la chiesa, se tu chiedi ai cittadini scledensi ti danno la memoria di coloro che hanno fatto le comparse nell’opera o altri che si occupavano delle pulizie”.

Quindi tutta la comunità girava attorno al Civico.

“Assolutamente sì. Si voleva un teatro che rispecchiasse la capacità cittadina e la lungimiranza di una classe imprenditoriale. Poi con la decadenza hanno fatto ogni tipo di avvenimento che potesse attirare spettatori, anche incontri di boxe. Negli anni ’60 chiuse perché già aveva bisogno di un restauro, era fatiscente e nessuno ci andava più: era difficile attrarre con l’esplosione della televisione quindi ha perso pubblico. Edifici come questi hanno bisogno di manutenzione, negli anni ’80 è crollato il tetto”.

Annalisa Carrara (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)In un momento come questo, in cui sempre più persone si trovano in difficoltà insormontabili e di casi estremi ce ne sono sempre di più, come si fa a far capire che la cultura e gli spazi hanno una priorità altrettanto legittima?

“Disegnare il futuro, quindi guardare non solo alla crisi dell’oggi: non puoi chiuderti in casa con una crisi come questa. I teatri sono pieni per quello, e per teatro intendo tutte le performing arts, lo spettacolo dal vivo, uno degli ultimi riti che ci rimangono, un rito civico dove tu incontri altri tuoi simili. Il tessuto che tu costruisci in una città permette l’elaborazione di un senso di comunità e di appartenenza. Noi da una decina d’anni abbiamo il laboratorio Campus Company, diretto da Andrea Pennacchi, quest’anno affiancato da Mirko Artuso perché si lavora su Meneghello, è aperto a tutti gli studenti delle scuole superiori, provengono da 65 comuni, abbiamo mediamente 50 iscritti e quando andiamo in scena si arriva a 40, c’è uno scarsissimo abbandono. Quando leggi quello cosa lasciano scritto questi ragazzi, le testimonianze sono di questo tipo: “Sono riuscito ad esprimermi liberamente utilizzando linguaggi che di solito non uso,senza dovermi difendere e senza essere giudicato, ho trovato più amici qua che nella mia vita di adolescente”. Se tu riesci a presentare dei progetti che vanno in profondità riesci anche ad elaborare una consapevolezza diversa, parlo di un teatro che ti parla profondamente. Attraverso i laboratori hai una forza aggregativa e sociale perché fai prevenzione: invece che andare a farti la serata di spritz vieni a fare laboratorio di teatro. Se lo dici così non ti credono, se glielo fai sperimentare vedrai che succede e succede veramente, non soltanto qui ma in tutti i laboratori fatti bene. Se tu pensi al domani, una civiltà che vicino ai suoi bisogni di mangiare, di soldi ecc, non elabora i suoi sogni, è una civiltà che ha rinunciato ad esistere, e per sogni non intendo le fantasie. Le persone in difficoltà, se vogliono, a teatro vengono lo stesso, magari alle serate dove il biglietto costa 5 o 10 euro. Allora diciamo che è importante che si possano aprire programmazioni da 30 e da 5 euro e avere momenti di gratuità. In questi giorni al Civico c’è stato questo percorso che si chiama “L’età ritrovata”, diretto da Mirko Artuso, con tutte le compagnie amatoriali del territorio, ognuna faceva 20 minuti, per due ore di spettacolo gratuito con offerte volontarie dopo, se si voleva. Era pieno di persone anziane che magari hanno una pensione talmente risicata e che uscivano che ti davano pure i soldi perché erano veramente felici di essere venute anche perché vedevano il teatro da 6 visuali diverse. Certo che ci vuole un contributo per mettere in scena una cosa come questa però fa crescere tutto il territorio, mette in scena senza competizione. È un mondo dove è più forte la competizione chela mutua assistenza, a cominciare dalla scuola, insegnare ai ragazzi che puoi aiutare un altro e che questo è un gesto meritorio, chi glielo insegna più? In un laboratorio capisci il rispetto”.

Danzare per educare (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)



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