NR. 14 anno XXII DEL 15 APRILE 2017
la domenica di vicenza
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Tra spazio e cultura sensoriale

All’Olimpico è stato proposto uno spettacolo appositamente progettato, anche se a tavolino, in modo che l’esperienza sonora fosse incentrata sulla percezione dello spazio

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Musica dall’aria… Musica dalla terra…

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Sonig_Tchakerian (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Questa settimana per la XXIII edizione della rassegna “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” è andato n scena il concerto “Musica dall’aria… Musica dalla terra…” con Sonig Tchakerian al violino, il jazzista Pietro Tonolo al sax, il polistrumentista Giancarlo Bianchetti alla chitarra e percussioni e il Prof. Alvise Vidolin al live electronics, tecnica di manipolazione del suono nell’ambito del concerto dal vivo. I brani suonati facevano parte del repertorio di Tonolo e di Bianchetti, quest’ultimo già collaboratore di Vinicio Capossela e Patrizia Laquidara. Lo spettacolo è stato progettato in modo che l’esperienza sonora fosse incentrata sulla percezione dello spazio: grazie all’utilizzo del computer e della posizione degli altoparlanti all’interno del teatro, si è creato un effetto di rimbalzo dei suoni che il pubblico ha vissuto in modo chiaro e coinvolgente. Abbiamo incontrato il professore Vidolin, regista del suono, docente al Centro di Sonologia Computazionale al Dipartimento di Elettronica e Informatica dell’Università di Padova.

 

È uno spettacolo site specific, pensato per questo teatro?

Alvise_Vidolin (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Alvise Vidolin: “Si sì, devo dire che l’acustica del teatro ci ha portati a progettare proprio una dimensione spaziale particolare. Lo abbiamo fatto un po’ a tavolino perché oltre ai sopralluoghi non avevamo mai potuto sperimentarlo qui, però per fortuna già dalla prima prova, in qualche modo, le nostre teorie si sono consolidate e verificate positivamente”.

L’effetto dei materiali nell’ambiente sulla diffusione e la percezione del suono: come incidono?

“Beh, un teatro dove il legno è dominante ha un’acustica molto più calda ed avvolgente e quindi i suoni che si muovono nello spazio hanno una naturalità che in ambienti di natura diversa indubbiamente non hanno”.

Lei ha scritto una bellissima nota introduttiva nel programma di sala, in cui parla di spazio e cultura sensoriale: come si esprimono questo spazio e cultura sensoriale nelle culture dei popoli?

“Diciamo che proprio per la nostra natura e l’evoluzione del genere umano, la sensibilità nei confronti dello spazio è stata un elemento vincente proprio per la sopravvivenza: noi oggi, che viviamo in un ambiente in fondo molto protetto e anche tragicamente rumoroso, abbiamo perso questa capacità di udire il lontano, il piano e il pianissimo e le varie direzionalità. Una volta, riconoscere un pericolo lontano, che si esprimeva con un certo tipo di suono, era fondamentale proprio per la sopravvivenza; quindi è importante, attraverso l’arte, riuscire a mantenere nella nostra capacità percettiva questi principi che ci hanno consentito di arrivare a oggi e di evolverci come ci siamo evoluti oggi”.

È quello di cui parla quando si riferisce alla psicoacustica?

“La psicoacustica è proprio la scienza che studia i fenomeni percettivi e uno di questi è proprio come noi percepiamo la direzionalità delle sorgenti, come collochiamo le sorgenti nello spazio.

Musica dall’aria… Musica dalla terra… (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)A proposito di direzionalità, lei parla di variazione della posizione del suono tramite un percorso spaziale che sfrutta velocità e accelerazioni diverse. Quindi lei descrive il suono come se fosse un oggetto che può essere fisicamente spostato ed effettivamente, tra il pubblico, “rincorrevamo” questi suoni proprio come se fossero stati degli oggetti che rimbalzavano.

“Esatto. Ci sono proprio dei meccanismi innati nella nostra percezione che ci fanno capire se il suono arriva da destra, da sinistra, dall’alto o dal basso e, collocando i diffusori in determinate direzioni, con dei programmi che calcolano queste traiettorie è possibile simulare questi percorsi”.

L’effetto eco di rimbalzo, dell’onda suono contro una parete, sappiamo che il suono è un’ onda “meccanica”, quindi ha un’influenza fisica sui corpi, eppure non è tangibile e l’aria è il vero vettore, il mezzo di trasporto del suono, perché sappiamo che nello spazio non c’è suono perché non c’è aria. Possibile che dipenda tutto dall’aria?

“Eh si, è proprio così: sono moti di particelle d’aria che si comprimono e si dilatano, che trasportano appunto, è un po’ come le onde del mare, quelle le vediamo, le altre, quelle dell’aria, le ascoltiamo”.

Parlando dell’eco, lei dice che grazie all’elettronica, è possibile deformare il suono trasformandolo in una delle forme musicali archetipiche cioè il canone. Poi parla delle strutture polifoniche complesse, che partono da una linea melodica generatrice. Parla, in pratica, della loop machine?

“Diciamo che l’eco ripetuto, che si sente in montagna è l’elemento base: quando ci sono due pareti contrapposte l’eco si ripete molte volte, dipende dalla riflessione di queste pareti. Il canone è lo stesso principio, ovviamente con dei tempi più dilatati e con altro materiale. È ovviamente una fase musicale completa, quindi la struttura in fondo alla forma musicale. Le forme musicali, anche classiche, nascono comunque da principi in fondo fisici ed elementari che poi l’intelligenza e la musicalità hanno poi sviluppato. diciamo che la fuga forse è la forma che ha avuto più importanza”.

Musica dall’aria… Musica dalla terra… (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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