NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Ricky, diversamente amabile

Il libro di Giancarlo Dalla Libera è dedicato alla storia di un ragazzo affetto dalla sindrome di down e al sua percorso di conquista di conquista verso l’autonomia

di Alessandro Scandale
a.scandale@gmail.com

facebookStampa la pagina invia la pagina

Ricky, diversamente amabile

Ci sono libri che si leggono e, come nel caso di chi vi scrive, si recensiscono usando parole diverse a seconda del tema. Poi ci sono libri - e Ricky diversamente amabile di Giancarlo Dalla Libera è uno di questi - che non si vorrebbero nemmeno recensire. Non perché non ne siano meritevoli, anzi. Ci si rende conto che di fronte al tema della diversità e della disabilità ci si trova spiazzati, quasi messi a nudo. E allora verrebbe voglia di lasciare al lettore, oltre al piacere di leggere, anche la libertà di interpretare lo scritto in modo del tutto personale, senza aggiungere null'altro che questo. E allora lasciamo che a parlare siano le parole che l'autore ha scritto nell'epilogo del libro.

Ricky, diversamente amabile (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Oggi sono costretto a prendere l’autobus per tornare a casa. L’autobus è molto affollato. Mi trovo in piedi, attaccato al freddo palo di metallo che attraversa il mezzo, per tutta la sua lunghezza. A sinistra, due signori sulla sessantina confabulano pacatamente. Oltrepassato Ponte Alto, l’autobus effettua una fermata. Una decina di persone si affretta a scendere, mentre cinque o sei ragazzi, a bordo strada, aspettano impazienti di poter salire. Il mio sguardo si posa su di una ragazza dai capelli castani. Non sale. E’ intenta a telefonare col suo cellulare. Sul suo volto si alternano ora un sorriso raggiante, ora una smorfia di disappunto, poi una risata spontanea, seguita ancora da un velo di tristezza. Di tanto in tanto, con un vezzo tutto femminile, si sposta un ciuffo di capelli dalla fronte, con un delicato movimento della mano. Sbuffa, chiudendo il suo telefonino e riponendolo con attenzione all’interno della borsetta. Nemmeno la sindrome di Down ha saputo vincere la sua giovinezza, la sua freschezza, la sua femminilità.

Che cara! Penso tra me. Il ricordo di Riccardo mi assale, prepotente e dolce allo stesso modo.

- Poveretta. Hai visto quella lì?

- Taci. Che condanna! Soprattutto per i genitori. Quei ragazzi lì sono costretti ad una vita infelice.

Non posso fare a meno di voltarmi verso quei due signori alla mia sinistra. Certamente leggono nel mio sguardo un lampo di disappunto, se non di disprezzo nei loro confronti. Fatto sta che uno dei due si rivolge a me, con tono stizzito.

- Beh, cosa c’è?

Non ho voglia di polemizzare, né di intavolare una discussione che finirebbe due fermate più avanti. Poi, in fondo, penso: Chi sono io per giudicare? E poi, senza Ricky, probabilmente la penserei anch’io così. Ma non posso permettere che a sotterrare idealmente i sogni, le aspettative, l’amore per la vita di una giovane ragazza con un cromosoma in più, sia il pregiudizio. Allora, fissando negli occhi quel signore, con un largo sorriso, gli rispondo. I due si guardano, esterrefatti, con occhi interrogativi, incapaci di comprendere la mia risposta. Si fanno un cenno l’un l’altro, stringendo le labbra e piegando gli angoli della bocca verso il basso. Infine, con un’alzata di spalle, decidono di lasciar perdere. L’autobus, con una lunga accelerata, ha ripreso la sua corsa. Giusto, dimenticavo... La mia risposta? Non è una risposta, ma un’esclamazione: Che cosa vi siete persi!

Ricky, diversamente amabile (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Chi è affetto dalla sindrome di Down è una persona che non possiede nulla in meno dei cosiddetti normali. Anzi, ha qualcosa in più, se non altro per il fatto che questa patologia è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più nel Dna. Non dimentichiamolo mai: siamo noi ad avere qualcosa in meno... Quando sei bambino rispondi soltanto alla tua spontaneità. Sei te stesso. Integralmente spontaneo e genuino. Poi, crescendo, il nostro modello di società ti insegna che i vincenti sono i più forti, i più ricchi e i più potenti. Allora impari a nascondere il lato più sensibile e tenero della tua anima, sino a confinarlo in un angolo remoto. Dimentichi la tua capacità di commuoverti, ti vergogni se ti sfugge una lacrima guardando un film, non sai più pronunciare le parole “ti voglio bene”, ti controlli quando avresti voglia di abbracciare tuo padre. Questa è la parte migliore di noi e l’abbiamo cancellata. Ricky, affetto dalla sindrome di Down, è rimasto quel bambino che è ancora in tutti noi, ma che non riusciamo più ad incontrare.  La storia di Ricky narrata in questo libro, è la storia della costruzione di uno dei più solidi rapporti umani che si desideri realizzare in una vita. Grazie alla scoperta di un amore totale, assoluto, viscerale, senza se e senza ma, senza nulla in cambio, se non il vivere questa imperdibile esperienza con la semplicità e la gratuità del nostro bambino interiore. Così da rammentarci, attraverso la lettura appassionante di queste pagine, che ognuno di noi, esattamente come Ricky, è persona diversamente amabile.

Talvolta - scrive Dalla Libera nel prologo del libro - accade di incontrare, sulla nostra via, una persona che per il suo carisma, per la sua profondità di pensiero, per il suo illuminato esempio, finisce per condizionare significativamente la nostra personalità, incidendo radicalmente sul nostro modo di essere e sull’approccio col mondo e con i suoi abitanti. Il più delle volte si tratta di un educatore, magari un insegnante, un allenatore o un capo scout. Alcuni eleggono un sacerdote a loro guida spirituale, altri fanno di un loro collega, particolarmente di successo, un totem da prendere ad esempio. Per me non è stato così. Chi ha avuto un ruolo importante nella mia formazione, nel completamento della mia persona, nel modellare e nel forgiare alcuni aspetti della mia personalità è stato un ragazzo semplice e sfortunato, uno che fa parte della categoria degli ultimi, uno di quelli che la società cataloga, con malcelato imbarazzo, con gli appellativi più svariati: disabile, diversamente abile, portatore di handicap, handicappato. Il nome che mi fa più ribollire il sangue nelle vene è quello di diversamente abile. E’ proprio un inno all’ipocrisia. Chi di noi si sognerebbe di chiamare un nano diversamente alto o un grassone diversamente magro o, ancora, un anziano diversamente giovane? Nessuno. Quindi, non vedo il perché di questo falso e ipocrita diversamente abile. Sarebbe più opportuno e più normale chiamare questo individuo con l’unico nome appropriato: persona.

In occasione della recente presentazione del libro a Vicenza, abbiamo incontrato l'autore.

Ricky, diversamente amabile (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

continua »

Come installare l'app
nel tuo smartphone
o tablet

Guarda il video per
Android    Apple® IOS®
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar