NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Alla scoperta del folkmetal

A Ferrock protagonista questo genere che “sposa” il metal, anche estremo, con l’acustica, suonata con strumenti di origine antica. Alla base ricerca musicale e valorizzazioni delle tradizioni. Intervista con i componenti della band Furor Gallico

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Ferrock

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

La XVII edizione del Ferrock festival si è aperta con una serata interamente dedicata al genere Folk Metal, un tipo di musica che sposa vari generi di metal, spesso estremo, con la musica acustica degli strumenti di origine antica. Fondamentale è la ricerca storica sia delle tematiche che della musicalità: un genere di musica abbastanza recente che però recupera e valorizza le tradizioni tendenzialmente precristiane in molti casi vive ancora oggi. In espansione in Italia, il folk metal è sviluppatissimo nei paesi germanici e scandinavi, un genere molto interessante che al Ferrock è stato proposto in apertura dalla band di Montebello Vicentino Wolfang, vincitori del Premio Ferrock del Vicenza Rock Contest, per poi proseguire con gli ospiti principali, i lombardi Furor Gallico, che hanno entusiasmato il pubblico. i Furor Gallico sono una band di 8 elementi e abbiamo incontrato Davide Cicalese, cantante, Becky Rossi, arpista e autrice di molti dei testi e Fabio Gatto, bassista.

 

Non c’è un solo frontman, ma lo siete tutti, c’è molto amalgama nel suono e si devono sentire tutti gli strumenti. Non so se è una cosa vostra o di questo genere, che è molto affascinante: i primi strumenti che partono sono quasi sempre quelli acustici.

Ferrock (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)D.C.: “La maggior parte dei brani che hai sentito sono del primo disco, una composizione che è nata con un concetto molto semplice: siamo qui per divertirci, tu hai un giro d’arpa che mi piace, inizi tu, mi attacco io dopo. Poi, sai, a questo punto non saremmo in 8: avendo così tanti strumenti è giusto che si esca fuori tutti quanti ed è giusto anche avere un’introduzione”.

Questo è un genere abbastanza nuovo e la patria è la Scandinavia, anche se ci sono tante altre correnti.

D.C.: “Il genere comincia circa nel ’92, con gli Skyclad, però è venuto fuori adesso negli anni 2000 con gruppi come Eluveitie, Korpiklaani, Finntroll…”.

Ci sono state anche delle declinazioni rap nella musica celtica con i Manau.

Fabio Gatto: “I francesi Manau hanno usato un tema celtico ripreso in “Inis mona” degli Eluveitie, gruppo svizzero all’apice del folk metal”.

Poi c’è tutta la parte epica dei gruppi che si esibiscono con le cantanti liriche.

D.C.: “Lì usciamo un po’ dal folk”.

Ma quanti generi ci sono in questo tipo di musica? Tantissimi!

D.C.: “Ma di più! Di’ un numero?”.

Per far capire: folk metal, viking metal, epic, celtic…

D.C.: “il folk metal va a prendere quel tipo di sonorità folk, per l’appunto: i Melechesh hanno tutte musiche orientali e della Mesopotamia”.

Chi sono i maestri e gli innovatori?

Ferrock (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Fabio Gatto: “Quando tu parli di folk metal, almeno per ora, nell’accezione più ampia del termine, stai parlando di correnti di metal che esistono già, heavy, brutal death, e le mischi con delle cose che esistono già nella tradizione popolare e a certe sonorità: noi utilizziamo gli strumenti della nostra terra, del Nord Italia perché qua c’erano i Celti; questo per parlare dei maestri che si basano su cose che sono sempre esistite. Il blues degli anni ‘50 e ‘60 era folk, musica popolare. Se tu vuoi un nome nel folk metal ti posso dire gli Skyclad perché sono quelli che lo hanno reso famoso, ma se vuoi individuare un nome di una persona famosa che faceva folk senza l’accezione del metal, te ne posso dire 1000, a partire da Simon&Garfunkel, ma prima di loro la musica folk era quella degli uomini di colore dell’Alabama con il benjo, cioè sonorità popolari. L’evoluzione del folk metal non esiste, perché riprende dal passato: è un gruppo che si evolve, non il folk metal. Un esempio su tutti, gli Ulver: sono un gruppo norvegese, i primi album erano prettamente black metal di stampo norvegese, hanno avuto anche un trascorso folk, hanno fatto degli album tutti strumentali, e adesso si ritrovano a fare musica sperimentale; li ho visti in teatro a Parma con l’orchestra. Anche loro sono passati per il folk ma è un percorso della band, ciò che caratterizza e influenza il tuo ambito strumentale non la tua vena o la tua essenza”.

Vengono fatti degli studi storici su strumenti, testi e musiche, sia nel genere che da parte vostra?

D.C.: “C’è Luca Veroli dei Diabula Rasa che è proprio un musicologo, fa ricerca di musica medioevale abbinata al metal e si sta costruendo un organo in casa mi pare”.

Becky Rossi: “Abbiamo una ricerca di tutte le leggende e tradizioni locali più che estere, perché spesso il folk metal si ispira ai vikinghi o a saghe che non sono di questi luoghi; invece noi abbiamo trattato anche tematiche più locali come la leggenda della “caccia morta”, una leggenda delle Alpi”.

Questa canzone della “caccia morta” che cantavano tutti, che cos’è?

B.R.:“Il testo ha preso ispirazione da un libro di leggende bergamasche nel quale c’era questo poema di un poeta del 1800 che parlava di questa “caccia morta” in realtà è quello che rimane di una leggenda molto più antica diffusa su tutte le Alpi e noi l’abbiamo messa in musica. È un rito di caccia iniziatico antichissimo diffuso nelle culture pagane antiche e la trasposizione di questo rito in una leggenda che è stata demonizzata dalla cristianità: la caccia morta che arriva e bussa alla tua porta e i cristiani hanno paura e in questa leggenda c’è la dannazione eterna per questi cacciatori”.

Visto che parliamo di tradizioni e di luoghi, diciamo che questo genere ha un maggior successo nei paesi nordici dove forse c’è una musicalità legata alla tradizione e c’è stato un legame tra tradizione folk e metal. Nel Mediterraneo è stata meno diffusa, in Spagna c’è una scena folk metal, di flamenco metal con gruppi come i Breed 77, poi tu mi parlavi di gruppi della Mesopotamia. C’è una possibile commistione tra tradizione mediterranea e nordeuropea nell’ambito del metal?

D.C.: “In Scandinavia è stato imposto ai diplomatici di studiare la storia del black metal perché in Norvegia ritengono che la musica metal, essendo elemento culturale d’esportazione, sia una cosa importante. In Italia la musica rock non è vista così da chi sta in alto, di conseguenza Mediaset ti manda in onda Emma Marrone, tu italiano medio ascolti Emma Marone, quindi davvero rappresenta l’Italia, tra l’altro questa sera c’era il Ferrock pieno, quindi vuol dire che una realtà giovane esiste”.

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