NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Rifugiati in teatro

Zombitudine ha concluso la rassegna Bmotion di Operaestate, abbiamo incontrato l’autore Daniele Timpano ed è stata l’occasione per rivisitare la sua trilogia sulla storia dell’Italia e in particolare sulla vicenda di Aldo Moro

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Zombitudine

Zombitudine (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La rassegna Bmotion teatro di Operaestate si è conclusa a Bassano del Grappa con il nuovo spettacolo di Daniele Timpano “Zombitudine” surreale testo in cui un uomo e una donna si ritrovano rifugiati in un teatro per salvarsi da tutti quelli che sono fuori. Lo spettacolo è stato preceduto da un workshop la cui restituzione è avvenuta per le strade del centro di Bassano. Daniele Timpano è famoso per la sua trilogia sulla storia dell’Italia, per lo spettacolo “Aldo Morto” e per il progetto “Aldo morto 54”, in cui Timpano rimaneva segregato in una cella fittizia per un periodo coincidente a quello di detenzione di Aldo Moro, proponendo uno streaming continuo di questa esperienza. Il progetto “Aldo Morto 54” è stato un fenomeno twitter molto interessante con i commenti in diretta e le rassegne della critica online, per il periodo di svolgimento, con l’hashtag #aldomorto54 . lo spettacolo “Aldo Morto” ha vinto il Premio Rete Critica 2012.

 

Io vorrei partire da un po’ indietro, cioè da Aldo Morto 54: la tua iniziativa di “teatro online” si assiste a una performance da video in uno spazio che non c’è, la reazione del pubblico è fruibile on line, noi spettatori commentiamo.

Daniele Timpano: “Era un allargamento dello spettacolo fuori dal teatro".

Secondo me la problematica riguardante Aldo Morto 54 era proprio l’identità artistica della forma teatro, il rituale per cui le persone si riuniscono in un posto per guardare qualcosa che accade, però penso anche al testo: Tennessee Williams scriveva teatro ma era anche sceneggiatore dei suoi testi per il cinema. Secondo te è tutto teatro? Un drammaturgo che fa un film sulla sua pièce, il teatro in streaming con l’utenza che commenta in chat, oppure il teatro deve essere per forza qualcosa che va vissuto in quel momento e che quindi va perso?

Elvira Frosini: “Il teatro è fatto per essere visto in quel momento e non è mai uguale, anche nello streaming non era vedibile lo spettacolo ma la sua vita in cella fuori dello spettacolo che dovevi andare a vedere dal vivo. È interessante la possibilità di vedere da lontano una cosa che avviene in diretta in quel momento però non è mai la stessa cosa perché tu comunque sei sempre mediato".

Zombitudine (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)D.T.: “Lo spettacolo Aldo Morto e il progetto Aldo Morto 54 hanno una differenza fondamentale: tutto lo streaming quotidiano, tutto il giorno tutti i giorni con tanti appuntamenti era un misto tra finto reality e continua riflessione/saggio intorno agli argomenti dello spettacolo, un ipertesto continuo, dagli incontri con gli spettatori che raccontano le cose e vengono in cella a pensieri a voce alta, a un percorso in cui mi sentivo solo musica di quel periodo. Lo streaming quotidiano h24 non prevedeva quello che ha qualunque opera: un inizio, uno svolgimento e una fine ed è una sintesi di materiali e di un discorso che poi va da tante parti, è comunque un oggetto che richiede o che invita a una condivisione in quel momento; nessuno pretendeva che tu ti guardassi 24 ore di streaming, lo spettacolo è una sintesi che rimanda al fuori perché il fuori preme ed è più grande e più ampio dello spettacolo".

Aldo Morto” fa parte di una trilogia

D.T.: “Storia cadaverica dell’Italia, titolo trovato a posteriori!”.

Ripercorre i tratti salienti storici dell’Italia, dal Risorgimento, al Fascismo ad Aldo Moro. In questo percorso, “Zombitudine” è il presente che tra poco diventerà passato. Quello che viene raccontato in “Zombitudine” che tipo di passato rappresenterà?

E.F. “Un passato che segnerà uno spartiacque, nello stesso tempo “Zombitudine” è un po’ l’istantanea di un presente quasi eterno, come se non ci fosse stato niente prima e niente dopo. Questo presente degli ultimi 20-15 anni è un po’ questa idea qui di questo presente che si ferma e il tempo non esiste più, una storia che non c’è. Una mancanza di qualcosa che è dietro di te oltre che davanti, perché davanti non vediamo niente".

Tornando alla trilogia,gli argomenti da trattare potevano essere tantissimi, tu invece hai scelto l’Italia, facendo delle ricerche storiche dettagliatissime, ci hai veramente impiegato tanto tempo e tante energie, come mai hai deciso pera questa tematica degli ultimi 150 anni dell’Italia?

D.T.: “È nato in questo percorso di ragionamento: il primo in ordine cronologico è stato “Dux in scatola”, mi tentava qualche cosa per qualche lato sghembo prendesse di petto il Ventennio e l’immaginario, che era un cosa in cui avvertivo una distanza e una vicinanza. Poi in realtà tutti e 3 gli spettacoli sono sulla distanza e la vicinanza, dall’identità del nostro paese, dal ricordo e dalla fascinazione dei documentari visti da piccolo coi discorsi di Mussolini, con la gente che marcia e non capivo di cosa parlavano. Queste immagini decontestualizzate, con un confusione di date e nomi, poi anni ’70, Moro, lotta armata: è il periodo in cui erano giovani i miei genitori e già io sento un’altra Italia, una distanza, un mondo completamente diverso che mi è arrivato tutto filtrato dall’immaginario, una cosa raccontata anche con una certa imposizione interpretativa da parte di quella generazione là, dei mie genitori, quella più vicina di cui percepisco più la distanza".

 Zombitudine (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

 

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