NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Il girone “olimpico” di Dante

Intervista a Emma Dante, direttrice artistica del Ciclo di Spettacoli Classici, che ha portato in scena in prima nazionale il suo “Io, Nessuno e Polifemo”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Io, Nessuno e Polifemo-intervista impossibile

Anna Cappelli (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)@artiscenichecom

 

Foto Colorfoto Artigiana Vicenza


Il 67° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza si è aperto con la pièce in prima nazionale “Io, Nessuno e Polifemo-intervista impossibile” ad opera di Emma Dante, neo direttrice artistica della rassegna, che già era stata protagonista due anni fa con la sua “Medea” durante la direzione artistica di Nekrosius. Il nuovo spettacolo conferma l’abilità della Dante di entrare in profondità nella storia e nel presente del Mediterraneo per poterlo raccontare in un modo semplice, ironico e mai banale agli occhi del pubblico contemporaneo. Si replica fino a sabato 20. La rassegna continuerà fino al 26 ottobre. Tutte le info su www.tcvi.it/it/classici2014

 

Lo spettacolo comincia con tre danzatrici en pointe che si muovono rigidamente come i manichini che tengono in mano. Subito dopo arriva la musicista Serena Ganci che canta dal vivo accompagnandosi con strumenti elettronici. Come mai un incipit al femminile con delle donne quasi “sintetiche”, robotizzate, bioniche, nell’ambito del mito classico dell’uomo viaggiatore?

Emma Dante: “Perché queste donne in realtà rappresentano la proiezione di questi manichini che si usano nel disegno e che sono la proiezione dei compagni di Ulisse che poi verranno mangiati da Polifemo. Ho pensato che poteva essere interessante farli manovrare da delle figure femminili perché poi sono quelle che accompagnano molto Odisseo nel suo ritorno a Itaca, queste donne che sono un po’ androgine, non sono femminili o sexy, sono asessuate, come dici tu un po’ bioniche, delle semidee”.

Un po’ “De Chirichiane”.

“Sì esatto, quindi questo è il motivo per cui ho voluto affidare a 3 femmine queste piccole figure maschili che poi fanno questo viaggio insieme a lui”.

Io, Nessuno e Polifemo-intervista impossibile (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)La Ganci utilizza la voce in maniera versatile e grazie alla loop machine riesce a dare un ventaglio di tinte molto forti al suono che è ritmato in maniera definita: è così forte che è davvero simile al rumore assordante che fa l’acqua quando si infrange contro la prua di una nave. Ricorda anche il battere dei remi sull’acqua. Mi ha ricordato il canto di Ulisse e Diomede recitato da Carmelo Bene, quando con la voce lui sfrutta il verso dell’Alighieri per ricreare il rumore dell’acqua e della barca che viene inghiottita. È voluta la cosa o è un’ispirazione?

“Penso che si sia ispirata molto anche all’idea del viaggio, la tempesta. Infatti, poi, la scena della tela è una scena che richiama il mare perché non è soltanto la tela in cui è imprigionata lei ma è anche la tela di questa nave in tempesta che non riesce a tornare, Odisseo che viene sempre sospinto da un’altra parte. Penso che lei si sia sicuramente ispirata anche a questa storia degli elementi naturali che accompagnano questo viaggio”.

Nella pièce giocate tantissimo con le parole per ribaltare le situazioni; queste che tu definisci trappole linguistiche e mascheramenti lessicali ma che si trasformano in giocattoli sorprendenti, tra cui anche appunto il XXVI dell’Inferno, perché scherzate con l’equivoco che quello è Dante di nome tu sei Dante di cognome. Immagino che questa coincidenza ti abbia un po’ inseguita nella tua vita e comunque abbia forse avuto una certa influenza nell’ideazione della pièce.

“No, un’ influenza no ma il nome del sommo poeta me lo porto sempre addosso, c’è sempre la battuta pronta, Dante come Dante Alighieri. Poi devo dire che spesso capita che devo andare a degli appuntamenti importanti e che siano sempre in dei luoghi che hanno a che fare con una piazza o una via o una scuola “Dante Alighieri”. C’è, esiste questo poeta, però è un gioco assolutamente ironico che è molto divertente”.

Però ti inorgoglisce questa coincidenza!?

Sì però Ulisse dice anche: “Se non siete quel Dante che io pensavo che foste, qui il vero Nessuno nei confronti della storia siete voi”. E io dico: “Sì!”, perché è così!”.

All’inizio tu prendi il foglio col testo e ne fai una barca: la parola che si esprime sia per via orale che scritta per diventare oggetto concreto e ritornare a essere simbolo e metafora. Che significato ha per te il rapporto tra uomo e mare attraverso la navigazione?

“Il mare è un elemento forse il più sfuggevole del mondo, quel patrimonio che non riusciremo mai a contenere, a tenere; per cui siamo sempre naufraghi in questo mare, appunto. La barca in questo caso è chiaramente il mio modo per arrivare lì ed è anche questo passaggio: io leggo il libro IX dell’Odissea che racconta appunto le caratteristiche di questa terra dei ciclopi, chi sono gli esseri viventi che la abitano, tra cui questo mostro gigante che ha delle leggi strane rispetto invece alle leggi della civiltà che poi invece Odisseo porta”.

Distruggendo.

“Distruggendo tutta la purezza che però con la sua mostruosità vive e coabita. Quindi l’idea di trasformare questo frammento di libro dell’Odissea mi sembrava un frammento semplice, quasi puerile però per raccontare l’idea del viaggio e che il mare è l’elemento principale dell’Odissea perché è il posto dove Odisseo passa più tempo, fondamentalmente. Tra l’altro allora non era come adesso che abbiamo il cielo che ti porta da una parte all’altra del mondo, allora c’erano solo il mare e la terra e poi non potevano usare gli aerei per cui per loro l’unico vero luogo di trasporto era il mare che continua a rimanere assolutamente un luogo inesplorato e incredibilmente affascinante”.

Io, Nessuno e Polifemo-intervista impossibile (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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