NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Esami di maturità, caos tra le polemiche

Prima l'annuncio che dal giugno 2015 sarebbero scomparsi i commissari esterni, poi in questa settimana il dietrofront: ma potrebbe essere solo un rinvio. Ne abbiamo parlato, in ambito vicentino, con presidi, parlamentari e studenti

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Esami di maturità, caos tra le polemiche

(C.R.) Nella stesura finale della Legge di stabilità alla fine è "saltata" la modifica alle commissioni per l’esame di maturità. Dopo la decisione del Miur di modificare il rito dell’esame finale della scuola secondaria, la querelle si è conclusa lasciando invariate le norme attuali che prevedono tre commissari interni e tre esterni, oltre al presidente esterno. Nella versione del ddl (stabilità bloccata dalla Ragioneria dello Stato per essere inviata al Quirinale), il Governo ha dunque fatto marcia indietro: la maturità non si cambia. Nel 2015 avrebbe dovuto debuttare la commissione composta da sei commissari tutti interni alla prova, tranne il presidente esterno. Una previsione che avrebbe consentito di risparmiare 147 milioni di euro (fatto salvo il costo per i presidenti esterni, circa 40 milioni). Niente di fatto: i commissari esterni restano. Potrebbe essere solo un rinvio, ma c'è anche chi propone di abolirli del tutto. In chiave vicentina ne abbiamo parlato con presidi, parlamentari e studenti: ecco cosa è emerso.

 

Maurizio Galeazzo, preside liceo scientifico Lioy di Vicenza: «Lo dice la parola: l'esame di Stato può essere concepito solo con commissari esterni»

Esami di maturità, caos tra le polemiche (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Il mio pensiero è semplice: l'esame di Stato, così come prevede il legislatore, può essere concepito solo con commissari esterni. D'altronde lo dice anche la parola stessa...». Maurizio Galeazzo, preside del liceo scientifico Lioy di Vicenza, uno degli istituti più storici e apprezzati del capoluogo berico, ha una posizione netta e precisa sulla "querelle" riguardante l'esame di maturità.

«Chi come me lavora da una vita nella scuola - riprende il professor Galeazzo - ha sempre sognato e auspicato che l'esame di maturità, che per gli studenti rappresenta l'ultimo atto di un lungo percorso scolastico, sia degno di tale nome. Quindi non una perdita di tempo per studenti e docenti, non un luogo dove si offende la cultura scolastica e non una fase, seppur breve, dove si ottiene un pezzo di carta che non serve a niente. Vuole che le racconti una mia esperienza? A 31 anni sono entrato di ruolo e alla fine di quell'anno scolastico ho fatto il commissario d'esame. Ebbene di quel gruppo ero l'unico, tutti gli altri avevano rinunciato. E così per completare la commissione sono stati chiamati altri insegnanti, tutti più giovani di me, alla loro prima esperienza in assoluto».

«Con tutta franchezza - riprende il preside del Lioy - non me lo vedo proprio un esame di maturità con la presenza esclusiva di insegnanti interni, che fino a 15 giorni prima hanno interrogato e corretto compiti dei ragazzi che si sono trovano di fronte. Ma che soprattutto possono essere i loro docenti da tre anni o anche di più: con tutta onestà non ci sarebbe coerenza e logica. Sono convinto che a livello nazionale andrà fatta una discussione approfondita, con i politici da una parte che spiegheranno la loro posizione e dall'altra i rappresentanti del mondo della scuola che dovranno evitare stravolgimenti che rischiano di peggiorare la situazione»

Secondo gli addetti ai lavori l'Italia si dovrà inevitabilmente adeguare anche alle normative europee. «Non sta a me dire quali sia il modello migliore da poter copiare - conclude Maurizio Galeazzo - ma conosco bene quello della Francia e posso dire che funziona bene. Da loro il voto dell'esame di stato ha un'alta considerazione sociale, inoltre è anche selettivo visto che un 10-11% degli studenti non viene ammesso, una media molto alta se confrontata con la nostra. Sempre in Francia c'è ad esempio l'Ena, una scuola normale superiore da dove provengono la quasi totalità degli amministratori e politici francesi: ebbene a questa scuola si accede per concorso ed è preceduto da un biennio di preparazione molto impegnativo».

 

Gianni Zen, preside liceo Brocchi di Bassano: «Solo commissari interni alla maturità? Schema già sperimentato 10 anni fa, fu un fallimento totale»

Esami di maturità, caos tra le polemiche (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«Lo schema degli esami di maturità con commissioni composte da soli insegnanti interni è uno schema già sperimentato dieci anni fa, ai tempi della ministra Moratti: fu un totale fallimento al punto che venne cancellato quasi subito a furor di popolo. Per fortuna è stato bloccato in extremis». E' netta anche la posizione di Gianni Zen, preside del liceo "Brocchi" di Bassano che giudica polemicamente il tira e molla degli ultimi giorni.

«Sarebbe stata una follia - rincara la dose il professor Zen, in precedenza preside all'Itis Rossi di Vicenza - il rischio era che l'esame di maturità, già svuotato della sua importanza negli ultimi decenni, diventasse una farsa. Sinora gli studenti si sono trovati di fronte a gente che li ha valutati per quello che dimostrano di sapere, un po' come avviene nella vita di tutti i giorni. Per come era stata annunciata la nuova normativa il commissario esterno sarebbe stato unico per un'intera scuola, quindi di fatto questa figura avrebbe avuto il compito di una supervisione generale, quindi senza il compito di interrogare gli studenti. In compenso gli stessi docenti si sarebbero ritrovati a valutare i propri studenti due volte nel giro di poco più di un mese, prima per l'ammissione agli esami e poi per gli esami stessi. Ripeto, per fortuna che qualcuno si è riavveduto».

Nella nuova legge si stabilità c'era un altro problema evidente, ossia la gratuità per i docenti interni. Una decisione che aveva già fatto infuriare docenti e i sindacati di categoria. «La categoria degli insegnanti ha già dovuto fare i conti - fa osservare il professor Zen -  con il mancato adeguamento degli stipendi per il blocco contrattuale. Quella annunciata sarebbe stata un'ulteriore mazzata: sinora attraverso il compenso degli esami di maturità, i docenti si sono garantiti quegli introiti, pur non elevatissimi, grazie ai quali poter godere di qualche giorno di ferie in più per sé e per le proprie famiglie. Ora quello di un servizio "a gratis" rischiava di essere impopolare, soprattutto perchè fortunati sarebbero stati coloro che non insegnano nelle classi quinte, che sarebbero potuti andare in vacanza molto prima degli altri, pur percependo gli stessi soldi».

E in futuro cosa succederà? Per il preside Zen «l'esame di maturità così come è concepito non ha più senso, se si pensa che il 40% delle nostre università prevede dei test di ammissione, cancellando di fatto quanto avvenuto nei mesi precedenti. Se pensiamo poi che a medicina il test di ammissione avviene ad aprile, c'è il rischio potenziale che uno studente sia ammesso all'università ma poi non passi la maturità. Inconcepibile».



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