NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Quel Duomo che ancora nasconde tanti segreti

Misteri antichi, ma anche tesori di storia e di arte: l'area archeologica, già meta di molte visite di turisti, riporta in primo piano tutta la zona attorno e sotto la cattedrale di Vicenza - Quasi scontato e diretto il collegamento con quel museo Diocesano che è diventato uno dei punti chiave della mappa del patrimonio culturale e storico cittadino

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Quel Duomo che ancora nasconde tanti segreti

Quel Duomo che ancora nasconde tanti segreti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)(g. ar.)- E siamo una volta di più ad accorgerci che il Duomo e la sua piazza continuano a rivelarci misteri, a strappare il velo improvvisamente ad una realtà che per questa città è consueta, ma non così conosciuta in profondità. L'area archeologica del Duomo è già diventata una meta di visite turistiche e delle scuole, l'incanto di una storia pluricentenaria fatta di cultura, tesori architettonici, avvenimenti che hanno cambiato a poco a poco la faccia non solo della città, ma anche della provincia, è un incanto che non si spegne e anzi si rinnova ad ogni passo.

L'area archeologica fa il paio col portico romanico e con quel museo della Diocesi al quale approdano decine di migliaia di visitatori ogni anno (nel 2014 sono stati staccati quasi trentamila biglietti) il tutto inserito nel più generale orizzonte del sistema dei musei e di quella architettura che con la firma di Andrea Palladio o senza fa da sfondo affascinante e indimenticabile per i visitatori che per fortuna stanno aumentando, dati alla mano.

L'imminenza della ricorrenza pasquale è un altro spunto per guardare a questi tesori come a qualcosa che testimonia costantemente di un'armonia di incalcolabile valore. Il patrimonio storico e artistico presente nell'area relativamente molto limitata tra il centro storico da piazza Matteotti a piazza Duomo, passando per Santa Corona, è del resto una realtà ben riconosciuta non da ora. Basti dire -per arrivare a capire l'ordine di misure e di qualità di cui stiamo parlando- che non a caso le sale del museo della Diocesi hanno trovato posto in un'ala importante del palazzo vescovile: tutte le opere d'arte esposte provengono dall'area devozionale provinciale, arrivano dalle parrocchie, ricevono ospitalità e valorizzazione dove si è in grado di custodire e proporre e dove l'ipotesi di saccheggi, furti o vandalismi così facili da compiere in una chiesa ha una rilevanza praticamente nulla. Di più: questo stesso museo soccorre quando può anche gli altri musei che per qualsiasi ragione si trovano in momentanea difficoltà dovuta a lavori o nuovi allestimenti in corso, come è accaduto appunto qui per quanto riguarda l'ospitalità offerta al museo di Santa Corona.

Quel Duomo che ancora nasconde tanti segreti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)UNA CHIMICA ISPIRATA- Tutto dunque, compresa l'area archeologica che oggi sale all'attenzione del pubblico, risponde ad una specie di chimica molto ispirata che porta tutta l'offerta a proporre costantemente cose nuove: le più recenti del museo Diocesano ad esempio riguardano l'offerta di laboratori aperti che si rivolge agli studenti, alle loro famiglie, agli insegnanti. Il tutto per creare giornate di incontro e anche di studio e lavoro collettivo che stanno ricevendo come contropartita un consenso molto incoraggiante. E del resto questo concetto di un museo vivo che attivamente partecipi alla vita del suo stesso territorio se prende le mosse da quei lontani anni di Castelvecchio, gode pur sempre di radici profonde tutte concentrate nel valore dell'arte in tutte le sue forme di espressione. L'idea fondamentale si lega appunto a questa funzionalità del messaggio da rilasciare verso il territorio facendo base sul valore della cultura e di tutto quanto contribuisce a formarla: che cosa sono musica, poesia, pittura, scultura e arte in genere se non cultura? A questa domanda si risponde facendo riferimento ai tempi che stiamo vivendo in modo che il contatto sia di valore molto alto perché attraverso la cultura e tutte le sue espressioni si può combattere il degrado morale e materiale dentro cui è immerso il mondo. Il direttore don Francesco Gasparini parla di un vero e proprio combattere: "Non dico vincere perché la lotta è davvero impari. Molto più facile soffocare la cultura per dare risorse a cose che assecondano maggiormente il cattivo gusto medio in voga; molto più difficile trovare risorse per la cultura, questo è chiaro. Eppure io sono convinto che il nostro lavoro è quello di rendere un servizio alla Diocesi, cioè alla gente, con un messaggio molto chiaro e di grande valore anche per il patrimonio di cui siamo in possesso. Va da sè che non ci si può limitare ad esporre. Bisogna proporre, cioè andare molto oltre il semplice richiamo".

Quel Duomo che ancora nasconde tanti segreti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)UNA MERAVIGLIA AFFIORATA- La realizzazione più recente in questo ambito culturale è costituito dall'area archeologica. Qualcosa che se n'è rimasta celata alla vista esterna pur essendo noto che esisteva, ma che solo ora viene completamente alla luce costituendo per la città e chi la visita un vero e proprio gioiello supplementare. Francesco Gasparini non nasconde il pregio di quanto costituisce ora un'altra offerta importante: "Questi 700 metri quadrati di area archeologica rappresentano un punto di arrivo molto significativo, il più importante del nord Italia; l'origine prima di questa scoperta è dovuta alla triste coincidenza dei bombardamenti del 44 e del 45 quando il crollo di una parte della fabbrica del Duomo mise allo scoperto i resti archeologici che si nascondevano sotto il pavimento della chiesa. Ci furono le prime, pazienti indagini dei coniugi Forlati, architetti ed esperti archeologi, e si dovette però attendere la realizzazione di un rilievo stratigrafico per avere l'esatta percezione della dimensione e dell'importanza dell'area. Vennero in seguito almeno altri 10 anni di lavori della sovrintendenza archeologica di Padova e finalmente oggi vediamo allo scoperto resti importanti che si visitano utilizzando una passerella in modo molto agevole. È davvero qualcosa di unico, un bel risultato".

"GRAZIE" AI BOMBARDAMENTI- Sotto il Duomo dunque una realtà che si accompagna pari pari a quanto è già agibile da anni, come il criptoportico romano e le tracce di ville protoromane risalenti al terzo secolo come la stessa basilica su cui il Duomo si appoggia, una basilica a cinque navate, alla maniera delle antiche chiese della prima cristianità romana. Ha contribuito all'apertura di questo spazio anche la serie di lavori effettuati a suo tempo per ripristinare il Duomo danneggiato dalle bombe: "È stato proprio per i lavori di ripristino che si è giunti a completare il pavimento della cattedrale con il riscaldamento: questo ha creato subito problemi che sono stati rilevati nel senso che ci si è accorti che nel sottopavimento, dove ancora non era venuto alla luce tutto quel che si è visto dopo, si creavano per il calore zone di muffa che trasformavano i materiali più antichi. Si sono fatti studi adeguati e da questi si è infine arrivati con grande sorpresa alla straordinaria realtà di una Domus Ecclesiae del terzo secolo, una antichissima chiesa che per lunghezza e larghezza aveva trovato spazio tra le case del quartiere centrale di Vicenza. È un unicum quello che è affiorato: anche una villa augustea con pavimenti di coccio, affreschi, mosaici e un pavimento nella sua parte inferiore che era stato dotato di riscaldamento. Per capirci stiamo parlando di un secolo che precede la venuta di Costantino. Si tratta di una realtà storica di enorme importanza e credo che a questo punto, visibile e accessibile, diventerà davvero una meta fissa e irrinunciabile per chi viene a visitare la città e naturalmente anche per le scuole che hanno già cominciato i loro passaggi tutti rigorosamente guidati da un archeologo preparato appositamente dalla sovrintendenza di Padova".

 Quel Duomo che ancora nasconde tanti segreti (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)



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