NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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È un Veneto che chiede stabilità, ma non solo

I risultati delle elezioni regionali nell'analisi di Ettore Beggiato, Luigi Dalla Via, Bruno Oboe, Egidio Pasetto e Mario Bagnara - La bocciatura della sinistra, l'affermazione personale di Zaia, le prospettive per gli imprenditori che sembrano più occupati nel loro lavoro che in altro - Qualche auspicio ("fare luce sul Mose è un dovere politico") ma aspettative limitate

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È un Veneto che chiede stabilità, ma non solo

(g. ar.)- Le analisi si intrecciano e disegnano un "dopo" che inevitabilmente deborda nella voglia di capire quale futuro attende questo Veneto. È più consistente l'ipotesi di un voto che ha visto soprattutto il presidente uscente (e subito rientrante) tenere costantemente nelle sue mani il pallino del gioco, surclassando addirittura i livelli di consenso delle liste leghiste, oppure quella che lo schieramento, o gli schieramenti di sinistra e centro-sinistra, finiti nel tritacarne della scarsa capacità di collegarsi alla gente ora come ora sembrano destinati ad un tramonto ancora più bruciante a meno che non decidano di riformare se stessi, la propria dirigenza regionale, il modo di contattare gli elettori? Ben difficile dire chi sappia meglio interpretare il voto del 2 giugno ora che se ne conoscono le proporzioni dei risultati, ancora più difficile penetrarne le pieghe più nascoste cercando di capire il perché della crescita costante del partito dell'astensione (fuori dal Veneto è già il primo avendo passato la soglia della maggioranza assoluta) e perché gli faccia ala decisamente pesante (e preoccupante per tutti) la parte più giovane di chi è andato a votare: è stato calcolato che tra i 18 e i 30 anni gli elettori alle urne sono stati meno del 30%, come dire che c'è un distacco precoce e probabilmente difficilissimo da riconciliare di chi è giovane rispetto se non alla politica in genere certo a chi fa politica.

zaia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)MAGGIORANZA BULGARA...- Corruzione, arroganze di varia natura e misura, incapacità di dire cose chiare e prendere decisioni anche più chiare, ebbene, tutto ciò probabilmente fa il resto. Ma è anche vero che bisogna tornare alla realtà di fatto, al responso delle urne e le urne hanno detto chiaramente che le tesi di Zaia sono le preferite, hanno detto che il Veneto si aspetta stabilità dato che ha apprezzato quanto proprio Zaia gli ha dato in tema di stabilità e di provvedimenti molto graditi ad esempio nel campo del lavoro, hanno anche detto che la maggioranza di cui dispone ora il presidente non è più quella che nel centro destra in genere e in Forza Italia in particolare metteva radici se non determinanti di certo importanti: la maggioranza di oggi è Zaia in quanto oggetto di una specie di plebiscito e con lui la Lega Nord. Quel che non tanti anni fa si liquidava in modo molto sbrigativo con una definizione colpevolizzante: "maggioranza bulgara". Che cosa ne farà Zaia di questo successo? e quale Veneto ci aspetta nei prossimi cinque anni? È appunto a queste domande che abbiamo chiesto una risposta. Tesi naturalmente molto distinte, ma anche spunti che lasciano intendere come in realtà questo voto vada e andrà molto oltre i numeri che ha espresso. Giusto perché con una forza del genere utilizzabile in una amministrazione regionale c'è da aspettarsi molte e buone novità ed anche processi di costruzione della nuova politica che non soffriranno di freni e limitazioni da correnti trasversali o contrarie.

PROMOSSO E... BOCCIATA- I nostri interlocutori sono Ettore Beggiato tradizionalmente sostenitore dell'autonomismo veneto più deciso e definito, Luigi Dalla Via che si è distinto come sindaco di Schio dove c'è oggi una giunta di centrodestra dopo una lunghissima storia di amministrazioni di centrosinistra fin dal dopoguerra, Bruno Oboe sindacalista storico della CISL vicentina con incarichi che si sono succeduti anche a livello nazionale, Egidio Pasetto, ex sindacalista della CGIL, oggi professionista nel settore del lavoro, ma alla pari di Oboe per lungo tempo impegnato in tutte le contrattazioni collettive degli anni 70 e 80 e infine Mario Bagnara, oggi presidente della biblioteca La Vigna e con un lungo passato di amministratore pubblico a palazzo Trissino, l'unico dei cinque che come vedremo non ci ha dato una risposta motivando peraltro la sua posizione nel modo più lecito e corretto. La sintesi di queste analisi si può rendere forse nel seguente modo: tra la promozione del promosso (Zaia) e la bocciatura della bocciata (Moretti) esiste una tale distanza che davvero si fa fatica a parlarne come di una gara condotta alla pari e risolta sul filo di lana. Non è stato una volata, insomma: però da questo momento in poi, riconsiderata tutta la situazione e pensato al futuro che è già qui, non resta che chiedere a Zaia quella stabilità che il Veneto sicuramente vuole e anche qualcosa di più rispetto al buono che ha già fatto durante il suo primo mandato. Agli altri -e questa è la seconda parte della sintesi- non resta che andare a fondo del fallimento: le ferite non si rimarginano piangendosi addosso ma soltanto rivedendo strategie e anche uomini. Un fallimento così non cade dal cielo e se tanto non ha funzionato bisognerà pur capire di che cosa si tratta. Facendo di ogni assenteismo l'adeguata ed opportuna tara.

ettore-beggiato (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)ZAIA BATTA I PUGNI CON ROMA- Ettore Beggiato ha un'idea chiarissima su tutto il tema del voto e di quel che ne dovrà seguire. Cominciando da quale deve essere il ruolo di Zaia nei confronti di Roma per finire alla riconsiderazione del valore dell'autonomia e della gravità della situazione economica: "Il Veneto era la locomotiva d'Europa, meglio della Germania. Oggi soffre troppe situazioni di mancanza del lavoro ed aumenta sempre di più il terribile fenomeno dei suicidi. Vediamo che toccano qualsiasi condizione sociale esprimendo così una vera e diffusa disperazione a cui bisogna dare ascolto e rimedio. Se ne vanno allo stesso modo industriali e artigiani, ma anche operai e giovani disoccupati. Io dico questo: bisogna restituire attenzione alle persone, non dobbiamo considerare questo fenomeno dei suicidi come qualcosa che riguarda soltanto quelli che se ne fanno protagonisti. Domando: e se la disperazione di queste vite si rivolgesse improvvisamente ad altre soluzioni altrettanto cruenti, ma rivolte ad altri, che cosa avremmo ottenuto se non un rimorso irrimediabile?". Per quanto riguarda la posizione del Veneto, Beggiato dice che deve ridefinirsi soprattutto sul tema dell'autonomia e Zaia ha il compito di rimettere in discussione tutto perché' può farlo: "Su Zaia c'è stato un vero plebiscito, sulle sue liste, intendo, prima che su quelle della Lega Nord. Ora ha la forza necessaria per andare a Roma e battere i pugni sul tavolo perché la nostra regione non può rassegnarsi a vivere come sta vivendo. Prima la maggioranza in Regione era di centrodestra, oggi è di Zaia più la Lega, che vuol dire avere 25 seggi contro i cinque delle minoranze. È chiaro che con questi dati in mano Zaia può mettere in cantiere un progetto molto più determinato senza alcuna possibilità che gli vengano messi i bastoni tra le ruote".



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