NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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In moto è bello, ma si continua a morire troppo

La frequenza degli incidenti rimane molto alta e le due ruote pagano sempre un prezzo molto più alto di quanto non accade per le auto - La associazioni tentano qualche corso di istruzione e cercano di persuadere alla prudenza, anche dal CONI alcune iniziative costruttive, ma all'ACI dicono: "Chiunque può comprare qualsiasi tipo di veicolo, anche se non sa guidarlo, non è possibile alcuna prevenzione finché non ci saranno regole anche su questo punto"

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In moto è bello, ma si continua a morire troppo

(g. ar.)- Una giornata qualunque del 2013: su un rettilineo che conduce a Grumolo delle Abbadesse due ragazzi in moto viaggiano in coda ad un'auto il cui conducente spaventato da un sorpasso dal senso opposto frena bruscamente per evitare l'impatto. La moto non riesce ad evitare il tamponamento ed i due finiscono col volare rimanendo uccisi sul colpo. A due anni di distanza dall'incidente -detto tra parentesi- non c'è ancora un giudizio a conclusione dell'indagine del magistrato e le famiglie della giovane e del giovane sono ancora in attesa di una chiarificazione. L'unico dato certo di cui dispongono ancora oggi è quello di aver perduto i figli.

Il problema dei morti in moto non accenna minimamente a flettere, né diminuisce quello dei feriti gravissimi o gravi che costituiscono inevitabilmente il triste patrimonio che si allunga al futuro di chi è protagonista condizionandone l'esistenza anche per periodi molto lunghi e al prezzo di sopportare grandi sofferenze a cui purtroppo si aggiungono spesso anche riflessi economici non indifferenti.

In moto è bello, ma si continua a morire troppo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)MA PERCHÉ TANTI INCIDENTI MORTALI?- La sequenza di incidenti con protagonisti i motociclisti non accenna ad attenuarsi ed è ovvio chiedersi i perché di questo ritmo così accentuato oltre che porsi qualche domanda su come e attraverso quali mezzi si possa immaginare un modo per migliorare la situazione. In questo dialogo che apriamo sull'argomento raccogliamo le testimonianza di tre interlocutori che si muovono nel settore e lo conoscono perfettamente: sono Stefano Paccagnella responsabile del club Vicenza Chapter, più di un centinaio di appassionati della Harley Davidson, Emiliano Barban che è il presidente della Federazione motociclismo aderente al CONI e Walter Bizzotto che invece è presidente dell'Automobile Club Vicenza, ente formatosi per la promozione e la cura di tutto ciò che concerne la circolazione stradale in tutte le sue forme, anche se per legge a poco a poco è stato relegato nel ruolo davvero ristretto della funzione notarile.

ECCESSO DI FIDUCIA E QUEL GUARD-RAIL...- Tutti e tre dicono cose decisamente molto interessanti a partire dal fatto che c'è sempre un eccesso di fiducia in chi guida una moto anche molto potente e veloce, nella più errata delle convinzioni e cioè di essere preventivamente risparmiato da eventuali guai e incidenti; i nostri interlocutori dicono anche che un'altra delle cause di danni gravissimi al motociclista che cade è il nuovo guard-rail: il vecchio, con la doppia superficie sfalsata rispetto a chi usciva di strada, attenuava quanto meno l'impatto, mentre quello che lo ha sostituito costituisce una barriera solida e compatta contro cui lo schianto, se e quando avviene, non lascia molte speranze. Un altro particolare su cui si soffermano, ed in questo caso è particolarmente l'ACI a dare questa indicazione, riguarda la semplicità perfino sconcertante che porta una persona qualunque, anche priva di qualsiasi esperienza motociclistica, ad acquistare ed utilizzare un mezzo di grande potenza con prestazioni di primo livello ed una velocità di punta che magari oltrepassa i 200 all'ora: non c'è alcuna limitazione, a parte le nuove patenti e l'età adolescenziale, per lasciar capire quali siano le reali capacità del nuovo centauro e le sue conoscenze delle regole che dovrebbero tenere in equilibrio l'uso di una moto così potente e per di più dentro le insidie del traffico più che problematico in cui ci si muove tutti ogni giorno, correndo ciascun regolarmente pericoli anche importanti.

PERICOLI MAI ABBASTANZA RICONOSCIUTI- Giusto le moto occupano nel quadro del traffico globale nazionale un po' meno del 18% mentre l'incidenza degli autoveicoli privati è di quasi il 70. Già questi due dati forniscono un'idea molto precisa di come stanno le cose in strada. I dati in questione si trasferiscono pari pari su quelli di ciascuna regione e provincia con variazioni impercettibili. Il confronto poi tra gli indici di pericolosità per chi conduce il mezzo, sia che si tratti di auto o moto, inverte brutalmente le proporzioni perché un incidente sulle due ruote costa sempre e comunque molto di più di quanto non accada a pari condizioni ad un automobilista. Il che si traduce in uno scarto spaventosamente rilevante per quanto riguarda le vittime di ciascun incidente. La moto presenta la particolare complicazione di produrre non soltanto vittime nell'immediato dell'incidente, ma di allungarsi poi ad interminabili periodi di recupero e riabilitazione se il protagonista è rimasto gravemente ferito ed ha riportato lesioni permanenti e di difficile cura. Ed il caso in questi termini è tutt'altro che raro, anzi: il livello di gravità rimane sempre e comunque rilevante salvo il caso di totale incolumità che rimane comunque un avvenimento purtroppo statisticamente irrilevante. La questione di fondo è insomma una sostanziale incapacità di riconoscere e prevedere pericoli che invece sono evidentissimi e sulle cui conseguenze c'è poco da discutere: o si osservano scrupolosamente le regole, oppure l'alternativa è una somma di conseguenze pesantissime che implicano anche la conclusione peggiore, quella in cui una persona perde la vita.

In moto è bello, ma si continua a morire troppo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)SE SI PENSA DI ESSERE IN AUTO...- Ci sono molti club di motociclisti che si sforzano in qualche modo di migliorare una situazione per la verità molto difficile; Vicenza Chapter è per vocazione una delle associazioni in cui si parla più a fondo dei pericoli connessi al viaggiare in moto cercando peraltro di persuadere il più possibile alla prudenza. Il club è targato Harley Davidson e non a casa rappresenta la parte più moderata di questo mondo: le Harley sono moto da turismo, non sono state progettate per correre, sono splendide superpotenti che la loro forza la scaricano sulla comodità per chi le guida. Il presidente di Vicenza Chapter, Stefano Paccagnella, descrive proprio in questi termini la linea maestra che guida i suoi orientamenti personali e quelli in genere degli oltre cento tesserati che si ritrovano praticamente ad ogni fine settimana, senza saltare un ponte che sia uno: “Parliamo spesso di quanto succede in strada ci rendiamo conto benissimo che molto spesso la responsabilità vera di un incidente è a carico del motociclista; il pericolo è evidente e riguarda tutti, anche quelli che come noi non montano in moto per correre come in pista: viaggiamo su due ruote e questo definisce nel modo più chiaro quali sono i limiti che vanno osservati. Due ruote non sono quattro, naturalmente, ed è proprio questo il punto se pensiamo che basta distrarsi un attimo per non vedere quello che ci taglia la strada o che esce da uno stop. Tutto concorre a rendere drammatico l'incidente in cui è coinvolta una moto, se ci si dimentica di essere su due ruote e ci si comporta magari con distrazione o superficialità come se si fosse su quattro ruote allora ci sono tutte le premesse per farsi davvero male. Bisogna sempre ricordare che un uomo in moto è praticamente nudo, senza difese, che nel momento di un impatto anche a velocità non troppo elevata viene proiettato violentemente contro qualsiasi ostacolo. Chiaro che le conseguenze possono essere estreme e spesso lo sono. Ne parliamo spesso qui al nostro club e siamo molto spesso d'accordo nel definire il motociclista spericolato come uno che si sente un po' troppo sicuro di sé stesso, il che basta e avanza per farsi davvero del male alla prima occasione in cui il controllo della situazione ci sfugge anche per un attimo”.

In moto è bello, ma si continua a morire troppo (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)

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