NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Discoteche, l'ultimo addio dal centro di Vicenza

Con la chiusura definitiva del "Victory" al Villaggio del Sole si conclude un'era per i locali da ballo in città. Ne abbiamo parlato con gestori, disc-jockey e uno storico rappresentante di categoria

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Discoteche, l'ultimo addio dal centro di Vicenza

Discoteche, l'ultimo addio dal centro di Vicenza (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)(C.R.) Per le discoteche si è chiusa un'era. Almeno a Vicenza. La chiusura definitiva del "Victory", nel quartiere del Villaggio del Sole, ha rappresentato l'ultimo addio dei locali da ballo in città, che dagli Anni Settanta hanno contribuito a scrivere pezzi di storia nel capoluogo berico. Ne abbiamo parlato con gli addetti ai lavori del settore, tra cui gestori ed ex gestori, disc-jockey e un storico rappresentante di categoria. Ecco cosa è emerso.

 

Luciano Gaggia, dj e direttore artistico: «Ipotizzo ritorno all'antico: basta ristoranti in discoteca, si tornerà a ballare alle 10 di sera. Concorrenza dai disco-bar»

È indubbiamente uno degli "uomini della notte" del Vicentino, anche se da diversi anni la sua attività è dislocata in tutta la regione, anche nelle località turistiche balneari durante l'estate. Stiamo parlando di Luciano Gaggia, disc-jockey e musicista, poi diventato imprenditore e direttore artistico. Lui, volto noto anche nei teleschermi di Tva Vicenza, ha le idee chiare sulle tendenze legata alle discoteche e a locali simili.

Discoteche, l'ultimo addio dal centro di Vicenza (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)«La chiusura del "Victory" - spiega Gaggia, che in passato gestì lo stesso locale con il nome di "Blondie" - è un puro dato statistico, una notizia peraltro già nell'aria da tempo. Più che un problema di allontanamento dalla città di Vicenza a mio parere è una vera e propria "era" che si è conclusa, anche se poi ci potrebbe esserci un ritorno, come dimostrano alcune tendenze in altre province venete. Di fatto questa parentesi si è conclusa già da 5-10 anni, con la chiusura di colossi come il "Boom" e il "Ciao Ciao" solo per citare i più famosi. Negli Anni Ottanta e Novanta tra Asiago e Tonezza, compresa la fascia pedemontana, c'erano decine di discoteche, adesso sono scomparse tutte. La verità è che allo stato attuale l'unica discoteca che ancora resiste in tutta la provincia berica è il "Nordest" di Caldogno, ma solamente perché è strutturata come una multisala musicale, in cui vengono proposti in un'area il latino americano, in un'altra il funk e in un'altra ancora la musica commerciale».

«La discoteca nel vero senso della parola - precisa Gaggia - è morta nel momento in cui sono stati creati i ristoranti collegati alla sala da ballo, ma anche gli ingressi omaggio: se si pensa che per un locale si arriva ad avere costi annuali di 300 mila euro, per buona parte legati a tasse, licenze e permessi e che di fatto le serate di apertura sono solamente due, venerdì e sabato, si arriva alla conclusione che i conti non possono tornare per nessuno. In realtà a dare il colpo di grazia alle discoteche sono stati i disco-bar, che stanno tuttora facendo una concorrenza sleale: qui infatti iniziano con gli aperitivi nel tardo pomeriggio ma invece di fermarsi con la musica, alle 10 di sera, come dovrebbe prevedere la normativa, vanno avanti sino all'1-2 di notte, anche con la presenza di disc-jockey alle consolle. Vista la situazione di crisi generale tutta la gente, compresi i giovani, scelgono i disco-bar perché con 10 euro mangiano e bevono tre birre, mentre gli stessi soldi non sono sufficiente neanche per il biglietto della discoteca».

Eppure secondo Luciano Gaggia è già in atto un'inversione di tendenza. «Nel giro di pochi anni, diciamo 5-7 al massimo - conclude - potrebbe esserci un ritorno all'antico, con l'arrivo in discoteca alle 10 di sera e sino alle 2, come avveniva un tempo. Vedremo da da sempre i locali del Trevigiano e del Veneziano, molto frequentati, sono i primi a riproporre le mode».

 

Lorenzo "Renzo" Rizzi, ex responsabile di categoria di Fipe-Confcommercio e Silb. «Nessuna denuncia in 48 anni: la "scelta" della clientela serve per evitare problemi»

Chi conosce come pochi il settore delle discoteche è Lorenzo Rizzi, da tutti conosciuto come "Renzo", che vanta quasi mezzo secolo di attività nel settore. «Fra poco più di un anno - spiega Rizzi - precisamente nel febbraio 2017, festeggeremo i 50 anni del nostro locale, il "Crazy" a Cavazzale di Monticello Conte Otto, che ho avviato nel febbraio 1967 e che ho sempre portato avanti con lo stesso nome. Avevo 16 anni quando nel locale sottostante il bar (esistente tuttora, così come l'Hotel ristorante Rizzi, ndr.), di proprietà dei miei genitori, sono partito con questa avventura che ho sempre portato avanti e che inevitabilmente ha rappresentato la mia vita. E lo è tuttora visto che il locale è aperto alcune sere alla settimane e ospita spesso anche feste private: io continuo ad avere il timone del comando anche in regia, visto che continuo come disc-jockey a proporre la musica che piace a coloro che frequentano il locale. Il mio orgoglio? Non aver ricevuto nessuna denuncia in 48 anni da parte dei residenti della zona: la "scelta" della clientela serve per evitare problemi, per questo nel mio locale i ragazzi non sono quasi mai entrati, visto che ho fatto altre scelte musicali».

Discoteche, l'ultimo addio dal centro di Vicenza (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Un settore, quelle delle discoteche, nel quale Renzo Rizzi si è battuto, con altrettanta passione, anche come rappresentante di categoria: per oltre 25 anni è stato infatti presidente, all'interno della Confcommercio Vicenza, della Fipe, ossia la federazione italiana pubblici esercizi. E quasi in contemporanea è stato responsabile, sempre a livello provinciale, del Silb, ossia dell'Associazione italiana locali da ballo. «Abbiamo portato avanti tante battaglia per la categoria - il bilancio di Rizzi in questo ambito - a partire da quella degli orari che limitava l'attività ma che soprattutto portava a multe solamente perché si chiudeva con 15'-20' di ritardo. Ora, con le nuove norme nazionali in materia, si può tenere aperto per quanto si vuole, ma alla fine si chiude prima. In realtà la più grande battaglia sindacale ha riguardato un fatto che ha finito con il penalizzare tutto il settore: mi riferisco alla concorrenza sleale dei locali diventati circoli privati, questi ultimi privilegiati da vantaggi economici incredibili, visto che non pagavano tasse e facevano tutto in nera. Le discoteche in questi anni sono invece state "bastonate": su un biglietto da 10 euro te ne rimangono circa 6, ma a queste devi anche togliere la consumazione e le spese per il locale e il personale. Alla fine, considerando che l'affluenza è diminuita notevolmente, davvero ti rimane davvero poco in tasca».

Ma in questo quasi mezzo secolo come si è alternata l'attività e la musica al "Crazy" di Cavazzale? È lo stesso Rizzi a spiegarlo: «Alla fine degli Anni Sessanta, quando per l'appunto ho iniziato, erano in voga le orchestre e i gruppi musicali, mentre il boom delle discoteche è partito grazie al cinema, precisamente nel 1976 con la "Febbre del sabato sera", un film che ha rivoluzionato il modo di divertirsi per almeno 15-20 anni. Io peraltro sono stato uno dei primi a livello nazionale ad avviare, nel 1992, serate di musica latino-americana, che organizzo peraltro ancora: con soddisfazione posso dire che in serata a tema, organizzate per le comunità domenicane, colombiane e peruviane, arrivano da tutta Italia».



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