NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Cacciate il piccione, il falco non ce la fa più

L’invasione dei colombi mette in forte difficoltà il Comune: dopo il tentativo di contrastarli con i rapaci si ricorre alle gabbie trappola – Dall’associazione dei falconieri di Marostica una prospettiva poco consolante: “Si tratta di uccelli furbi, sanno adattarsi a qualsiasi condizione, anche agli attacchi di un falco: occorrerebbero almeno 5 mesi di appostamenti quotidiani”

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Cacciate il piccione, il falco non ce la fa più

(g. ar.)- Falchi e colombe. Vecchia storia. Ma ogni tanto anche la ineccepibile saggezza di un antico adagio può rivelarsi non proprio inattaccabile. Accade infatti che perfino un predatore specializzato, velocissimo e spietato, non ce la può. Il falco si è stancato, non è utilizzato con la frequenza che occorrerebbe, presume costi che salgono in proporzione con l’intensificare la presenza operativa degli specialisti falconieri che debbono sorvegliare i punti sensibili e poi agire tatticamente di conseguenza. Il fatto è che chi si è messo in testa -anche giustamente, non possiamo dire di no- di liberare i centri abitati dai piccioni ha come minimo fatto male i conti, o meglio: li ha sbagliati del tutto. Ha usato i falconieri ma con una cadenza di un paio di volte alla settimana utile praticamente a niente se si vuole risolvere davvero il problema. Di rara prontezza e intelligenza, i piccioni si sono ampiamente e rapidamente abituati alla presenza del cacciatore di turno in quei due giorni e una volta capita l’antifona si sono organizzati nascondendosi dove capita al primo accenno di pericolo, oppure riunendosi in volo in una specie di nuvola scura e compatta che disorienta il falco e gli procura sì e no, ma più spesso no, appena qualche preda. Il che naturalmente non assomiglia neppure lontanamente alla soluzione globale che si sta cercando. Per almeno cinque mesi, ci ha spiegato Stefano Scanagatta, che a Marostica ha da tempo cominciato un lavoro da specialista della falconeria e gestisce il museo ornitologico al castello Superiore, bisognerebbe impegnarsi in una sorveglianza continua quotidiana. Soltanto dopo si potrebbe passare alle due o tre volte alla settimana. Come è evidente, siamo lontanissimi dai modi di intervento sperimentati almeno fino ad oggi.

Cacciate il piccione, il falco non ce la fa più (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)PADOVA E VERONA APRIPISTA- A cominciare da Vicenza, per non dire di Bassano, Marostica, Thiene, Schio, ecc., la presenza dei piccioni è diventata intanto un problema serissimo. Sporcano in modo massiccio, difficile da contrastare, e soprattutto sono tantissimi, troppi per quel che può sopportare il perimetro cittadino. Per essere meglio comprensibili mettiamola così: il massimo tollerabile a giudizio degli esperti è di 300 animali stanziali (o poco più) nello spazio di un chilometro quadrato. A Padova hanno fatto un conto molto preciso a questo proposito (lo stanno facendo anche a Verona, giusto per dire) ed hanno stabilito che ogni chilometro quadrato della loro città è frequentato costantemente da 616 colombi. Il doppio, ovviamente, del limite stabilito come massimo per non arrivare a creare una situazione di eccesso al limite del disastro. Il numero tra l’altro rappresenta un parametro molto utile per muoversi con una certa sicurezza se si pensa che è proprio in base a questo che nascono poi le conseguenze a catena, quelle peggiori, a cominciare dallo sporco per finire con il pericolo di possibili malattie trasmissibili anche agli umani e con le somme di denaro costantemente a crescere che bisognerebbe impegnare per una efficace sorveglianza di falconeria.

Cacciate il piccione, il falco non ce la fa più (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)SPAZIO ANCHE AI CACCIATORI- In aggiunta, diciamo pure che questa forte pressione che si registra nei centri storici è dovuta sicuramente anche ad un altro fattore che non va trascurato: con le misure dettate dalla Provincia nel 2010 e poi completate nel 2013 è stato dato un permesso particolare di caccia ad almeno 170 cacciatori, un permesso che riguarda appunto i piccioni e che può essere utilizzato soltanto su richiesta specifica dell’amministrazione oltre che con la presenza costante d’ufficio di una guardia provinciale. Niente di più facile che questo aumento, ben visibile anche ad occhio nudo, sia determinato dal fatto che la minore sicurezza di cui godono ora in campagna spinga i piccioni a trasferirsi in città dove le occasioni di riparo, clima e facile reperibilità di cibo sono così numerose da escludere che questa emigrazione continua e crescente possa segnare una tendenza anche minima a cambiare direzione: i piccioni una volta in città non se ne vanno più e tanto meno vanno a cercare grane ritornando in campagna dove sanno di poter diventare bersaglio delle doppiette in agguato. E tuttavia c’è anche la tesi contraria che vedremo tra poco e che esce dal comando della Polizia provinciale: il responsabile Claudio Meggiolaro sostiene che il movimento dei piccioni risulta essere esattamente inverso e cioè che i piccioni vivono in città mentre in campagna ci vanno soltanto per trovare qualcosa da mangiare o per fare il nido nel periodo dell’anno in cui stanno per nascere le covate. I gruppi sotto osservazione, dice ancora Meggiolaro, non sono più così numerosi come in passato e comunque non è l’attività di cattura ed eliminazione che si svolge nei centri rurali a determinare la scelta di questi uccelli che preferiscono sempre e comunque la città.

VERSO QUALE DESTINAZIONE?- L’operazione ora in programma a breve da parte del Comune di Vicenza prevede l’installazione di gabbie trappola munite di tutti i confort necessari ed indispensabili per attirare i piccioni: a parte il senso unico dell’entrata che impedisce di fare retromarcia e scappare, ogni gabbia ha mangime ed acqua, cosicché nel periodo di prigionia non possono lamentarsi del trattamento. Il meccanismo prevede complessivamente che una volta catturati e riempite le trappole i piccioni vengono trasferiti da una ditta specializzata dalle parti di Modena dove dovrebbero trovare ospitalità anche se non si conoscono i particolari di questa ultima parte dell’operazione. Dal momento che quelli catturati in campagna vengono poi eliminati è abbastanza naturale pensare che questa deportazione in Emilia non sia destinata a finire con una villeggiatura e che il finale anche in questo caso sia esattamente lo stesso. Fatto sta che se con il metodo falconeria si è arrivati ad eliminare più o meno 1500 piccioni e con una spesa non indifferente (circa 30mila euro all’anno), con il sistema delle gabbie a sorpresa si conta di andare molto più in là e di spendere anche molto meno: il nuovo servizio dovrebbe costare 13.420 euro all’anno. La combinazione di due parametri così eloquenti e importanti apre naturalmente le porte ad una scelta che non a caso è già stata fatta. Rimane il quesito sulla vera destinazione degli animali che saranno catturati e “trasferiti”: non risulta a nessuno di quelli che abbiamo sentito sull’argomento che esista da qualche parte, in Emilia o altrove, una qualche oasi così aperta ed ospitale in grado di risolvere i problemi prendendosi in carico migliaia di animali che rimarrebbero lì a vita continuando tra l’altro a moltiplicarsi e ricreando in uno spazio chiuso e molto più ristretto le stesse condizioni che fino ad oggi vediamo concretamente realizzate nel cielo libero delle nostre città. Per cui è legittimo pensare che a cadenza di ogni due settimane i prigionieri verranno non solo trasferiti ma anche (sia pure silenziosamente) eliminati.



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